Gli “Occhi del Diavolo” di Torino: tra leggenda e realtà urbana

di Tindaro Guadagnini

Dove si trovano gli Occhi del Diavolo a Torino

Nel cuore di Torino, tra le strade storiche che attraversano il centro cittadino, si nasconde un piccolo mistero che da decenni affascina turisti, curiosi e appassionati di esoterismo: gli “Occhi del Diavolo”. Non si tratta di una leggenda antica o di un racconto fantasy, ma di due particolari aperture nella pavimentazione di Via Lascaris, all’angolo con Via San Francesco d’Assisi, che hanno catturato l’immaginario popolare della città.

La vera funzione delle feritoie nella pavimentazione

All’apparenza semplici feritoie, queste aperture servivano in realtà a illuminare e aerare i locali sotterranei di un edificio che, in passato, ospitava attività legate alla massoneria torinese. La loro forma allungata e simmetrica, però, ha suggerito ai passanti un paragone con due occhi spalancati nel buio, dando vita a racconti e leggende che parlano di presenze misteriose e di simboli occulti nascosti tra le strade di Torino.

Il legame con la massoneria torinese

Il soprannome “Occhi del Diavolo” si inserisce in un contesto più ampio che vede Torino come una città di fascino esoterico. Numerosi sono i simboli, le storie e i luoghi che intrecciano realtà storica e mito popolare: dalle leggende delle vie sotterranee, ai palazzi massonici, fino ai racconti su presunti passaggi segreti e rituali nascosti.

Perché gli Occhi del Diavolo affascinano turisti e curiosi

Oggi, gli Occhi del Diavolo rappresentano un piccolo simbolo del folklore urbano torinese, un invito a osservare la città con curiosità e attenzione, dove anche un semplice dettaglio architettonico può trasformarsi in oggetto di mistero e fantasia. Molti turisti si fermano davanti a queste feritoie, fotografandole e chiedendosi quali storie abbiano visto “osservare” nel corso dei secoli.

Così, tra leggenda e funzione pratica, gli Occhi del Diavolo rimangono un curioso esempio di come la storia urbana e l’immaginario popolare possano intrecciarsi, rendendo Torino una città dove il mistero può nascondersi anche nei dettagli più inaspettati.