Trarre vantaggi dallo squallore di una memoria patria sempre conflittuale e mai condivisa? No grazie!

di Marco Leonardi

Scusi, perché mai dovremmo ricordare il 25 Luglio? Il caldo ci soffoca, vogliamo andare a mare con le tipe che ci aspettano. La volete smettere di romperci i coglioni? Meglio allontanarsi dal crocicchio dove sostano gli astanti di un famoso bar del catanese: un altro minuto in più e rischieremmo il linciaggio! Non fate neppure una pia allusione ai programmi televisivi del giornalista Aldo Cazzullo: con il caldo afoso si potrebbe recepire male qualche consonante, meglio evitare sviluppi indesiderati!

Nel giorno che ha segnato un punto di svolta nella storia del Novecento Italiano, e precisamente la fine del fascismo come regime tra il 24 e il 25 Luglio del 1943, a seguito della deposizione di Benito Mussolini dal ruolo di Capo del Governo, scaturita dall’ordine del giorno promosso dal gerarca Dino Grandi, suggeriamo a tutti di imparare bene il «gioco dell’oca». Abbiamo detto gioco, si badi, non passo: fate i finti tonti e riceverete una citazione per vie legali! Perché il rimando al gioco dell’oca.

Perché noi Italiani, vuoi di riffa vuoi di raffa, siamo sempre felici di rimanere sempre nello stesso immobilismo! L’ultima conferma ci arriva dal ragusano. Due lastre di marmo, risalenti all’epoca fascista e custodite presso i magazzini dell’Azienda Sanitaria Provinciale, possono essere restaurate? Sì, anzi no! Apriti cielo: una stele, se incisa nell’epoca “sbagliata”, non può essere restaurata! Mancava poco che intervenisse l’ONU: tutto si è risolto con un comunicato, talmente asettico da fare invidia alla più algida delle sale ospedaliere. Non è lecito valorizzare «semplici manufatti privi di valore artistico».

Evitiamo di ricostruire il gioco delle parti: chiedereste questa pagina prima di arrivare alla fine. Quanto ci duole constatare, è la mancanza di una volontà condivisa nel voler storicizzare il passato. Quando lo capiremo che ogni tassello della nostra storia, gradito o sgradito al ricettore di turno non importa, potrebbe generare un circolo virtuoso, se opportunamente valorizzato? La Storia, fosse anche la più infamante, quando ben affrontata e valorizzata, genera cultura, occupazione, redditi. Fate una cosa, visto che ci siete. Chiudete il «Castello degli Schiavi» di Fiumefreddo di Sicilia, scelto da Francis Ford Coppola per girare la trilogia de «Il Padrino», tra il 1972 e il 1990. Potremmo mai tollerare che si valorizzi una Villa, frequentata da mafiosi assassini? Povera Patria, avrebbe cantato Battiato!

(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dall’autore a beneficio del lettore. Nel 1963 usciva, in Italia, il film «Il boom», celebre pellicola scritturata da Cesare Zavattini, incentrata sulle vicissitudini dell’imprenditore edile Giovanni Alberti, interpretato da un Alberto Sordi, giunto al massimo della sua forza recitativa. Quanti oggi si ostinano ad alimentare una memoria del Novecento italiano lacerata e divisiva, sono speculari al protagonista di questo “storico” film. Schiacciato dai debiti contratti per vivere al di sopra delle proprie possibilità era il protagonista fittizio di Giovanni Alberti, attaccati alla difesa di posizioni di rendita sono quanti farfugliano di una divisione, mai esistita nella realtà storica, tra buoni da una parte e cattivi dall’altra. Cari e faziosi guardiani della memoria, non sarebbe meglio sostituire almeno uno dei vostri occhi?)

Autodafé immaginato, puntata n° 40 di sabato 25 luglio 2026

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