Dopo oltre mezzo secolo di storie, satira e personaggi entrati nell’immaginario collettivo, si chiude un capitolo fondamentale della cultura pop italiana: Max Bunker ha annunciato che non sarà più lo sceneggiatore di Alan Ford. La notizia, resa pubblica nell’editoriale del numero 680 attualmente in edicola, segna un passaggio storico per una delle serie più longeve e influenti del fumetto europeo.
Un addio annunciato, ma comunque storico
Nel suo intervento editoriale, l’autore – nato nel 1939 e oggi ottantaseienne – ha spiegato le ragioni della decisione, parlando apertamente di passaggio generazionale e della necessità di lasciare spazio a nuove energie creative. Una scelta che, pur maturata nel tempo, assume un valore simbolico enorme: per la prima volta dalla nascita della serie, le sceneggiature non saranno più firmate dal suo creatore.
Fin dal debutto nel 1969, tutte le storie di Alan Ford sono state scritte esclusivamente da Max Bunker, un caso rarissimo nella storia del fumetto seriale . La sua uscita di scena rappresenta dunque una frattura netta con il passato.
“Alan Ford”: un pilastro della satira a fumetti
Nato dalla collaborazione tra Max Bunker e il disegnatore Magnus, Alan Ford è molto più di una semplice serie umoristica. Pubblicato per la prima volta nel 1969, il fumetto racconta le surreali missioni del Gruppo TNT, una banda di agenti segreti improbabili immersi in un mondo grottesco e satirico .
Il successo della serie si è costruito su alcuni elementi distintivi:
una satira sociale pungente, spesso rivolta alla politica e ai costumi;
personaggi iconici e caricaturali;
un linguaggio innovativo, ricco di giochi di parole e nonsense.
Dopo un avvio difficile, la serie esplose negli anni Settanta, diventando un fenomeno culturale e influenzando generazioni di lettori e autori .
Tra annunci di chiusura e continuità editoriale
Negli ultimi anni, il destino di Alan Ford è stato più volte oggetto di dichiarazioni contrastanti. Già nel 2023, Max Bunker aveva ipotizzato una conclusione della serie con il numero 660 , ipotesi poi smentita dai fatti, visto che la pubblicazione è proseguita oltre quella soglia .
L’uscita di scena dell’autore non coincide dunque con la fine della testata, ma apre piuttosto una nuova fase: quella della continuità senza il suo creatore storico, un passaggio delicato che pone interrogativi sul futuro della serie.
Il peso di un’eredità culturale
Parlare di Max Bunker significa parlare di uno dei più importanti innovatori del fumetto italiano. Oltre ad Alan Ford, ha creato personaggi come Kriminal e Satanik, contribuendo a ridefinire linguaggi e generi .
Ma è proprio Alan Ford a rappresentare il suo lascito più duraturo: una serie capace di attraversare decenni, crisi editoriali e cambiamenti culturali, restando sempre attuale grazie alla sua satira corrosiva.
Il futuro del Gruppo TNT
Con il numero 680 si apre dunque una nuova era. Il testimone passa ad altri autori, chiamati a confrontarsi con un’eredità ingombrante ma anche con un patrimonio narrativo ancora ricco di potenzialità.
La sfida sarà duplice:
preservare lo spirito originale della serie;
rinnovarne linguaggi e temi per dialogare con il pubblico contemporaneo.
Per i lettori storici, l’addio di Max Bunker segna inevitabilmente la fine di un’epoca. Per il fumetto italiano, è invece un momento di transizione che potrebbe ridefinire il destino di uno dei suoi simboli più longevi.
L’uscita di scena di Max Bunker da Alan Ford non è soltanto una notizia editoriale: è un evento culturale. Dopo oltre cinquant’anni di scrittura ininterrotta, il suo addio rappresenta la chiusura di un ciclo irripetibile. Resta ora da vedere se il Gruppo TNT saprà sopravvivere al suo creatore, continuando a raccontare – con lo stesso spirito irriverente – le contraddizioni del nostro tempo.