“Loro” di Sorrentino: perché il film su Berlusconi non si trova in Italia

di Sveva Scocco

Da qualche settimana il film Loro di Paolo Sorrentino è tornato a circolare in modo massiccio sui social, soprattutto su TikTok, dove compaiono spezzoni iconici, dialoghi taglienti e scene che ritraggono il potere come spettacolo, e inevitabilmente la figura di Silvio Berlusconi interpretata da Tony Servillo.

Di cosa tratta la pellicola?

“Loro” è un film del 2018, anzi una doppia uscita, Loro 1 e Loro 2, rispettivamente di circa 100 e 104 minuti, poi rimontati in una versione internazionale da 145 minuti e infine in un unico montaggio da 157. È una commedia satirica e drammatica insieme, prodotta da Indigo Film, che racconta non tanto Berlusconi in senso stretto, quanto il mondo che gli ruota intorno, il berlusconismo come sistema di desiderio, ambizione, opportunismo e decadenza morale.

Al centro c’è Sergio Morra, giovane imprenditore tarantino che gestisce escort e traffici di favori per corrompere politici locali e ottenere appalti, interpretato da Riccardo Scamarcio, affiancato da Tamara, personaggio spregiudicato e instabile, mentre sullo sfondo compaiono figure di contorno che vivono di luce riflessa del potere, come l’ex ministro interpretato da Fabrizio Bentivoglio. Berlusconi arriva dopo, quasi come un’entità mitologica, un obiettivo irraggiungibile, raccontato più come simbolo che come uomo, ed è probabilmente questo che rende il film ancora così disturbante e attuale oggi.

Perchè in Italia non è disponibile

La questione della distribuzione è il vero nodo.  La distribuzione del film è di  Medusa Film, che all’epoca faceva parte del gruppo Mediaset, storicamente legato a Silvio Berlusconi. Ed è qui che iniziano le ipotesi, perché ufficialmente non esiste una spiegazione chiara, pubblica, definitiva. Nessun comunicato che dica perché i diritti non vengano rinegoziati, nessuna motivazione tecnica evidente. Eppure il film all’estero è disponibile, circola senza particolari problemi su piattaforme internazionali, viene studiato, recensito, discusso. In Italia no. È legittimo quindi chiedersi se ci sia una volontà precisa di non rimettere in circolazione un’opera che, pur non essendo un pamphlet politico, mostra il potere berlusconiano in una forma grottesca, fragile, patetica e profondamente umana, lontana sia dall’agiografia sia dalla condanna esplicita. Una rappresentazione che forse oggi, in un clima di memoria ancora divisa e irrisolta, continua a dare fastidio.

Il paradosso dei social e della censura

Il risultato è paradossale: un film che ufficialmente non si può vedere in Italia sopravvive a pezzi, smembrato, decontestualizzato, rilanciato dagli algoritmi di TikTok. Scene isolate diventano virali, frasi estrapolate assumono nuovi significati, e chi è troppo giovane per aver seguito l’uscita originale si avvicina a Loro come a un oggetto proibito. Questa assenza finisce per alimentare il mito, perché quando qualcosa non è accessibile cresce il sospetto che non lo sia per caso.

Il parere di Lurlo.news

Si capisce che il problema non sia tanto stabilire se esista una censura esplicita, quanto interrogarsi sul silenzio che circonda il film. In un paese che ama definirsi democratico e culturalmente aperto, il fatto che un’opera così centrale nel racconto dell’Italia recente non sia reperibile legalmente è quantomeno imbarazzante. Forse proprio per questo “Loro” oggi torna a circolare: perché parla di potere, di desiderio e di vuoto, e lo fa in un modo che, a distanza di anni, fa ancora paura.