Il Forum Economico Mondiale di Davos del 2026 ha segnato un momento spartiacque nella storia politica moderna; la sala non è stata più il palcoscenico per lo scambio di biglietti da visita o per la predicazione della globalizzazione, ma si è trasformata nel funerale di un ordine internazionale durato ottant’anni.
L’ascesa di Donald Trump nel suo secondo mandato non è più un semplice fenomeno populista passeggero, bensì l’annuncio esplicito della fine dell’era stabilita da Robert Jackson a Norimberga nel 1945. Al suo posto, un sistema basato sulla forza e sull’egemonia: il discorso pronunciato dal Presidente americano nelle vette delle Alpi rivela una nuova visione e la fine dichiarata del ruolo dell’America come garante dell’ordine internazionale esistente.
L’America: dalla leadership morale all’egemonia
La visione geopolitica dell’attuale amministrazione statunitense consiste nello spogliare il potere della sua copertura morale e legale. Mentre storicamente il potere americano (Soft and Hard Power) si è basato su un mix di coercizione e consenso, Trump adotta un modello “nichilista” che vede il mondo come una lotta a somma zero tra sfruttatori e sfruttati.
Washington non guarda più alla NATO come uno scudo strategico, ma come a un “onere finanziario” soggetto a riscossione. La minaccia di imporre dazi doganali del 100% agli alleati europei per ricattarli su questioni come la sovranità sulla Groenlandia riflette il passaggio dalla logica della “partnership” a quella di un impero che impone tributi in cambio di protezione.
Il documento sulla Strategia di Difesa Nazionale del 2026 indica un ripiegamento strategico americano; Washington rinuncia al ruolo di “poliziotto del mondo” per concentrare la propria influenza sull’emisfero occidentale (Americhe e Caraibi), lasciando gli alleati ad affrontare il proprio destino contro le potenze regionali. Questo è stato descritto dal Cancelliere tedesco Friedrich Merz come un sistema che “giova solo ai più forti”.
Escalation in Medio Oriente: la guerra per procura sulla sovranità
Dietro il rumore delle dichiarazioni a Davos, i movimenti militari statunitensi in Medio Oriente riflettono una strategia di “distrazione prima dell’attacco”. L’ammasso di forze senza precedenti dalla Guerra del Golfo, culminato nel dispiegamento della portaerei Abraham Lincoln, non mira solo a Teheran, ma punta a colpire la “punta di diamante” dell’alleanza cino-russa. L’obiettivo è l’arteria energetica cinese: l’Iran soddisfa il 12% del fabbisogno petrolifero di Pechino.
Pertanto, spezzare la resistenza del regime iraniano è un tentativo indiretto di ostacolare l’ascesa economica della Cina senza entrare in un conflitto diretto a Taiwan. Seguendo una strategia di scontro diversa dai precedenti in Iraq, Afghanistan e Somalia, Washington è passata a un modello di forza navale e aerea flessibile per evitare ritorsioni iraniane sulle basi fisse, riducendo i costi umani americani e aumentando la probabilità che la regione scivoli verso un conflitto globale che metta le medie potenze in prima linea.
La ribellione geopolitica delle medie potenze
La “legge del più forte” esercitata da Trump ha prodotto risultati opposti alle attese: le medie potenze (Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna) hanno iniziato a cercare percorsi alternativi per la sopravvivenza. In un precedente storico, il Primo Ministro canadese Mark Carney ha descritto la Cina come un “partner prevedibile” rispetto a Washington, riflettendo una crepa nell’unità del “centro occidentale”.
Il Vecchio Continente, guidato da Francia e Germania, ha iniziato a iniettare massicci investimenti nelle industrie militari indipendenti, consapevole che l’affidamento all’ombrello americano è diventato un azzardo dalle conseguenze incerte.
“L’economia della paura” e i cambiamenti strutturali nei mercati
L’ammasso militare nel Mar Arabico non può essere separato dalle forti turbolenze negli indici di mercati globali. Nel 2026, l’economia mondiale traduce l’incertezza politica in cifre senza precedenti, riflettendo profondi timori di un collasso delle catene di approvvigionamento e del sistema monetario tradizionale.
Con l’erosione della fiducia nel sistema finanziario legato al dollaro a causa delle politiche “isolazioniste”, il metallo giallo ha visto balzi storici, superando i 5000 dollari l’oncia. L’oro non è più solo un mezzo per proteggersi dall’inflazione, ma è diventato una “valuta sovrana” alternativa a cui ricorrono le banche centrali (specialmente in Cina ed Europa).
Parallelamente, si è assistito a una salita vertiginosa dell’argento, spinta dalla domanda industriale nella corsa alla tecnologia delle energie rinnovabili. I mercati si preparano a una fase di economia di guerra. Il potenziale assedio americano all’Iran è un colpo strategico al cuore dell’equazione energetica mondiale: colpendo il petrolio iraniano, Washington cerca di soffocare il “dragone cinese” aumentando i costi di produzione industriale. Inoltre, la minaccia di dazi del 100% sulle esportazioni canadesi e non solo ha segnato l’inizio di quelle che possono essere definite “guerre valutarie”.
Quella che stiamo vivendo è una “fine senza inizio”. Trump, come descritto da Kissinger, è una figura storica che appare per demolire le vecchie pretese, ma non possiede la capacità costruttiva di un Roosevelt o di un Deng Xiaoping. La trasformazione della superpotenza in un attore “inaffidabile” spinge il mondo verso uno stato di “anarchia” politica.
Mentre l’America cerca di mettere in sicurezza l’emisfero occidentale, la Cina risponde con l’assedio di Taiwan e la costruzione di un ponte aereo militare per l’Iran, ponendo il mondo di fronte al parto travagliato di un sistema multipolare nato dalla sofferenza.
Il mondo non aspetta più la leadership americana: mentre Washington è occupata a dare spettacolo di forza, altri paesi hanno iniziato, silenziosamente e con urgenza, a formulare nuove regole di cooperazione, consapevoli che la forza non governata dalla ragione porta in sé i semi della propria distruzione.
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ملامح النظام الدولي في حقبة ترامب الثانية
شهد المنتدى الاقتصادي العالمي في دافوس لعام 2026 لحظة فارقة في التاريخ السياسي الحديث؛ لم تعد القاعة ساحة لتبادل بطاقات الأعمال والتبشير بالعولمة، بل تحولت إلى عزاء لنظام دولي استمر ثمانية عقود. إن صعود دونالد ترامب في ولايته الثانية لم يعد مجرد ظاهرة شعبوية عابرة، بل أضحى إعلاناً صريحاً عن نهاية الحقبة التي ارساها روبرت جاكسون في نورمبرغ عام 1945، واستبدالها بنظام يقوم على القوة والهيمنة، فالخطاب الذي القاه الرئيس الأمريكي فوق قمم جبال الالب يكشف رؤية جديدة واعلان صريح لنهاية حقبة أمريكا الراعي للنظام الدولي القائم على مدار ثمانين سنة.
أمريكا من القيادة الأخلاقية إلى الهيمنة
تتمثل الرؤية الجيوسياسية للإدارة الأمريكية الحالية في تجريد القوة من غطائها الأخلاقي والقانوني. فبينما اعتمدت القوة الأمريكية Soft and Hard Powerتاريخياً على مزيج من الإكراه والرضا
حيث لم تعد واشنطن تنظر الى حلف الناتو يتبنى ترامب نموذجاً “عدمياً” يرى العالم كصراع صفري بين مستغِلِّين ومستغَلَّين كدرع استراتيجي، بل كـ “عبء مالي” يستوجب الجباية. إن التهديد بفرض ضرائب جمارك بنسبة مئة بالمئة على الحلفاء الأوروبيين لابتزازهم في ملفات مثل السيادة على “جرينلاند” يعكس تحولاً من منطق “الشراكة” إلى منطق الإمبراطورية التي تفرض الجزية مقابل الحماية. تشير وثيقة استراتيجية الدفاع لعام 2026 إلى انكفاء أمريكي استراتيجي؛ حيث تتخلى واشنطن عن دور “شرطي العالم” لتركز نفوذها على نصف الكرة الغربي، القارة الأمريكية والكاريبي، تاركةً حلفاءها مواجهة مصيرهم أمام القوى الإقليمية، وهو ما وصفه المستشار الألماني “فريدريش ميرتس” بكونه نظاماً “يصب في مصلحة الأقوى فقط
التصعيد في الشرق الأوسط… الحرب بالوكالة عن السيادة
خلف ضجيج التصريحات في دافوس، كانت التحركات العسكرية الأمريكية في الشرق الأوسط تعكس استراتيجية “التشتيت قبل الاستهداف”. إن حشد قوات لم يشهده الإقليم منذ حرب الخليج، وصولاً إلى تحريك حاملة الطائرات “إبراهام لينكولن”، لا يستهدف طهران لذاتها فحسب، بل يهدف إلى ضرب “رأس الحربة” في التحالف الصيني-الروسي واستهداف شريان الطاقة الصيني حيث تمثل إيران مصدر لـ 12% من احتياجات النفط الصينية. لذا، فإن كسر شوكة النظام الإيراني هو محاولة أمريكية غير مباشرة لتعطيل الصعود الاقتصادي لبكين دون الدخول في مواجهة مباشرة في تايوان واتباع استراتيجية مواجهة تختلف عن سابقاتها في العراق، أفغانستان والصومال فلتجنب الردود الإيرانية على القواعد الثابتة، انتقلت واشنطن إلى نموذج القوة البحرية والجوية المرنة، مما يقلل الكلفة البشرية الأمريكية وهو ما يزيد من احتمالية انزلاق المنطقة نحو صراع شامل يضع القوى المتوسطة في فوهة المدفع.
التمرد الجيوسياسي للقوى المتوسطة
أدى “قانون الأقوى” الذي يمارسه ترامب إلى نتائج عكسية؛ حيث بدأت القوى المتوسطة (كندا، فرنسا، ألمانيا، بريطانيا) في البحث عن مسارات بديلة للصمود في سابقة تاريخية، وصف رئيس الوزراء الكندي “مارك كارني” الصين بأنها “شريك يمكن التنبؤ به” مقارنة بواشنطن يعكس تصدعاً في وحدة “المركز الغربي. بدأت القارة العجوز، بقيادة فرنسا وألمانيا، في ضخ استثمارات ضخمة في الصناعات العسكرية المستقلة، مدركةً أن الاعتماد على المظلة الأمريكية أصبح مقامرة غير مأمونة العواقب.
“اقتصاد الخوف” والتحولات الهيكلية في أسواق الطاقة والمعادن
لا يمكن فصل الحشد العسكري في بحر العرب عن الاضطرابات الحادة في مؤشرات الأسواق العالمية؛ فالاقتصاد العالمي في عام 2026 بات يترجم “انعدام اليقين” السياسي إلى أرقام غير مسبوقة، تعكس مخاوف عميقة من انهيار سلاسل التوريد والمنظومة النقدية التقليدية فمع تآكل الثقة في النظام المالي المرتبط بالدولار نتيجة السياسات “الانعزالية” وتهديدات الرسوم الجمركية، شهد المعدن الأصفر قفزات تاريخية متجاوزا حاجز الـ 5000 دولار للأوقية لم يعد الذهب مجرد وسيلة للتحوط من التضخم، بل أصبح
“عملة سيادية” بديلة تلجأ إليها البنوك المركزية (خاصة في الصين وأوروبا) لتقليل ارتهانها للقرار الأمريكي، تزامن ذلك مع صعود صاروخي للفضة، مدفوعاً بالطلب الصناعي في ظل التنافس المحموم على تكنولوجيا الطاقة المتجددة، مما يشير إلى أن الأسواق تستعد لمرحلة اقتصاد الحرب حيث يمثل الحصار الأمريكي المحتمل لإيران ضربة استراتيجية في قلب معادلة الطاقة العالمية، وله أبعاد اقتصادية عميقة تتجاوز مجرد ارتفاع أسعار البرميل باستهداف النفط الإيراني بل من خلاله تسعى واشنطن لخنق التنين الصيني برفع تكلفة الإنتاج الصناعي، مما يجعل السلع الصينية أقل تنافسية. كما أدى التلويح الأمريكي بفرض رسوم جمركية بنسبة ١٠٠% على الصادرات الكندية وغيرها إلى بداية ما يمكن تسميته “الحروب النقدية”. إن لجوء كندا وأوروبا لتعميق الشراكات مع الصين هو محاولة لحماية أنظمتهم المصرفية من الابتزاز الأمريكي قد تنهي عصر العولمة الاقتصادية الذي سيطر على العالم منذ التسعينيات. إن الأسواق لا تتفاعل مع ترامب كزعيم سياسي، بل كـ عامل خطر على استقرارها. إن صعود أسعار الذهب والفضة والاستنفار في أسواق النفط هو اعتراف ضمني بأن العالم لم يعد يؤمن باستقرار القواعد القديمة، وأننا دخلنا حقبة حيث “القوة الصلبة” هي من يرسم ملامح القيمة المالية.
إن ما نعيشه اليوم هو “نهاية بلا بداية”؛ فترامب، كما وصفه كيسنجر، شخصية تاريخية تظهر لتهدم الادعاءات القديمة، لكنه لا يمتلك القدرة البنائية التي امتلكها غيره “روزفلت” أو “دينغ شياو بينغ” إن تحول القوة العظمى إلى طرف “غير موثوق” يدفع العالم نحو حالة من “الأناركية” السياسية، حيث يتم تسعير عدم الاستقرار في الأسواق العالمية، ارتفاع أسعار الذهب والفضة كملاذات آمنة، بينما تحاول أمريكا تأمين نصف الكوكب الغربي، ترد الصين بحصار تايوان وبناء جسر جوي عسكري لإيران، مما يضع العالم أمام مخاض عسير لنظام متعدد الأقطاب يولد من رحم المعاناة. إن العالم لم يعد ينتظر القيادة الأمريكية؛ فبينما تنشغل واشنطن باستعراض القوة وفرض الإكراه، بدأت دول أخرى، بهدوء وإلحاح، في صياغة قواعد جديدة للتعاون البيني، مدركةً أن القوة التي لا يحكمها العقل هي قوة تحمل في طياتها بذور فنائها.