Rivivere il post partita di Lazio-Milan di domenica 15 marzo 2026: spunti per tessere un’elegia in onore di Maurizio Sarri e una netta presa di distanza dal sarrismo

di Marco Leonardi

La notte dell’Olimpico e la vittoria della SS Lazio

Applausi, lacrime di gioia, sciarpe biancocelesti levate al cielo con ritmo cadenzato, quasi a tracimare dalla forma ovoidale dello «Stadio Olimpico» di Roma. Sono le ore 22:42 di Domenica 15 marzo 2026. Dopo otto minuti di recupero, l’arbitro Marco Guida suona il triplice fischio. Il risultato finale è la vittoria della “modesta” Lazio sul Milan candidato allo scudetto per 1-0. Un uomo di 67 anni, visibilmente commosso, va dal rettangolo verde in direzione della Curva Nord, storico avamposto della tifoseria biancoceleste.

Il carisma di Maurizio Sarri

Immancabile è la sua tuta sportiva da lui indossata come una seconda pelle, sempre lo stesso giubbotto semipiumato di colore grigio chiaro, sempre la stessa montatura desueta portata sulla testa e pronta a scendere sugli occhi per leggere, sempre lo stesso paio di scarpe bianche da tennis in similpelle. Il “guru” del pallone manifesta una grinta da vendere e tracima un’incazzatura permanente, da asceta di quella religione chiamata calcio e testimoniata da gestualità ruvide ed essenziali. Come vorremmo entrare in possesso dei suoi fogli di appunti, costantemente presi a bordocampo! Il suo nome è Maurizio Sarri, allenatore della prima squadra maschile di calcio, di sicuro la compagine agonistica ritenuta la più gettonata e famosa, tra quelle uscenti dai ranghi della «Società Sportiva Lazio».

La sua espulsione, a un minuto dalla capitolazione dei rossoneri, aggiunge fascino e carisma ad un’individualità d’eccezione, da tutti detestata e ammirata allo stesso tempo. «Scudo e Spada della Lazio e dei Laziali»: nel mondo glamour di allenatori strapagati che nemmeno sibilano una parola in assenza del proprio procuratore, la genuinità di un Sarri lo porta ad una identificazione pressoché totale con la tifoseria che non ha mai fatto mancare il sostegno alla sua squadra, vuoi fuori dallo stadio, vuoi dentro lo stadio. «La Lazialità è qualcosa che ti entra dentro, fuori non si può capire da fuori».

Un allenatore fuori dagli schemi

Indovinate chi ha detto questo: il mitico Tommaso Maestrelli, allenatore, di venerata memoria, dei tempi d’oro del primo scudetto laziale vinto nel 1974 oppure Maurizio Sarri, testardo nel ricavare il massimo da una rosa di calciatori frutto del mercato bloccato? Al Popolo Biancoceleste, e, di riflesso, a tutti gli sportivi, competenza e profilo caratteriale non vanno mai disgiunti.  Dagli arbitri all’uso del Var, il “Comandante” è lapidario con le sue sentenze: reperiamo il personale arbitrale all’estero, data la gestione assurda delle partite fatta dalle giacchette gialle de noartri

Cos’è il sarrismo e perché divide

La barba al quarto giorno, la cicca di sigaretta in perenne ondeggiamento sulle labbra nervose, il cappellino sul quale svetta la mitica aquila stilizzata di imperiale e romana memoria, completano un quadro dove il picaresco arricchisce una padronanza tecnica indiscussa, una bravura tangibile lungo le decadi che hanno visto l’allenatore segnare, in positivo, la storia di club calcistici più o meno blasonati, dall’Empoli al Chelsea, dal Napoli alla Juventus. «Si sarebbe incazzato pure Padre Pio!».

Senza alcun intento blasfemo, quanti tra gli esperti di pallone ancora dispongono, nello squallore linguistico dominante, del brio e della genuinità caustica scatenata dalle dichiarazioni di Maurizio Sarri? Ecco a voi un vero toscanaccio d’adozione, in grado di fare ricordare, per un momento, le invettive di un Indro Montanelli, pur nella siderale distanza culturale tra chi ha sempre calcato il rettangolo verde e chi ha sempre battuto i tasti della sua «Olivetti Lettera 22»! Nell’epoca iperveloce della comunicazione virtuale, manca poco, però, a ribaltare una nuova icona nel suo contrario.

Tra autenticità e imitazione nel calcio moderno

Applica lo stile inconfondibile di Sarri su un qualsivoglia altro tecnico, e il sarrismo è servito! Parole pesanti fuori luogo, offese senza fondamento, dichiarazioni senza alcun peso effettivo da parte di chi le rilascia: queste sono le conseguenze del passaggio da Sarri al sarrismo, nuova declinazione di tutti i “cloni” di terz’ordine che affollano il panorama mediatico e culturale della Nazione Italiana, giusto per non andare oltre confine. «Il pallone è per tutti, il calcio è per pochi».

Convinti come siamo dell’indiscussa preminenza della qualità e dell’originalità, sulla quantità e la reiterazione seriale di tipi umani, approviamo in pieno la dichiarazione del Presidente Lotito inerente in cosa consista l’essenza più intima dell’essere un vero intenditore del gioco più bello del mondo. Se poi noi Italiani attribuiamo a questo gioco la delicatissima valenza di una metafora, la metafora della vita vissuta, non abbiamo scelta: tributeremo onore al lavoro silente e alla personalità urticante ma autentica di Mister Sarri, e fomenteremo, con consapevolezza, la delegittimazione di quanti copiano una personalità d’eccezione, senza avere alcuna possibilità di eguagliarne la statura umana e professionale. 

Puntata n°3 del 19/03/2026


Marco Leonardi

Marco Leonardi è professore universitario e medievista di chiara fama, studioso attivo nel panorama accademico e autore di numerose pubblicazioni scientifiche e interventi sulla stampa periodica. Il suo lavoro si concentra sull’interpretazione storica come strumento per comprendere il presente e stimolare il pensiero critico.

Per L’Urlo firma la rubrica “Autodafé immaginato”, uno spazio dedicato alla riflessione, al confronto culturale e alla lettura non convenzionale dei temi contemporanei.