La caduta dell’America

di Angelo Mattone

Da quando la realtà supera qualunque fantasia perversa, nessuno si sarà scandalizzato se giorni fa aprendo i giornali si sia trovato di fronte il titolo di prima pagina di Libero, Trump è un coglione.

Con la stessa facilità con cui il presidente degli Stati Uniti, mima dal palco la fellatio, il quotidiano di proprietà dell’editore Antonio Angelucci, nel contempo deputato della Lega, ricambia la volgarità con la stessa disinvoltura. Alla probabile trovata da mitomane dell’inadeguato politico americano, secondo il quale la Meloni al G7 lo aveva implorato di scattare una foto insieme, inducendolo a provare pietà per l’interessata, la reazione eguale e contraria sta in quel titolo doppiamente inutile, giacché mostra l’incapacità di un’analisi giornalistica del fenomeno, in più rinuncia alla libertà d’espressione, schierando la testata su posizioni di becero sostegno alla Meloni, annullando la sua funzione di presidente del consiglio, rappresentante dell’Italia; in ultimo con il tempismo dei paraculi, si direbbe a Roma, prova a vendere alcune migliaia di copie in più del giornale. E, poi, si lamentano della furbizia ammantata di scorrettezze del generale Vannaci.

Sul versante opposto, il quotidiano Avvenire, vicino, non solo nel sentire, alla Santa Sede, bensì corifeo di scuola di rigoroso giornalismo nel campo dell’applicazione politica, titola: Parole a vanvera, cogliendo così il triplice contesto del disturbo dissociativo dell’identità, coniugato con il modello pervasivo di narcisismo di Trump, in uno con la sconclusionatezza, infine, la pericolosità dell’individuo posto dagli americani in una posizione tale da nuocere non solamente alla propria nazione, quanto al mondo intero.

Nella sintetica descrizione delle duplici posizioni rappresentate dai due quotidiani si coglie, in modo esplicito la capacità di comunicazione con il lettore, con l’opinione pubblica, quantunque su due distinte e opposte direttrici. Mentre, Libero, si ferma all’invettiva, affibbiando al presidente americano l’epiteto rinforzato di stupido, Avvenire, già solamente dal titolo, indica almeno tre percorsi da seguire: l’impeachment, a cui il congresso americano deve ricorrere per salvare la nazione e scongiurare il pericolo derivante da scompensi psichiatrici di Trump, tali da portarlo a utilizzare la famosa valigetta, in uno con la necessità per l’Italia e l’Europa di difendersi dai deliri paranoidi dello stesso Trump, indirizzati a tenere l’Europa divisa per affamarla alla stregua dell’America.

Sì, perché il pericolo è esattamente questo, di esportare da Oltreoceano in Europa la rovina del ceto medio, attraverso la privatizzazione della sanità, la cancellazione del rimanente stato sociale, compreso il ridimensionamento dell’istituto della previdenza. In realtà, già dall’America, grazie all’Unione europea, abbiamo importato la drastica riduzione degli organici nella pubblica amministrazione, la cui diretta conseguenza comporta la caduta della produzione, sia nelle attività pubbliche quanto in quelle private.

A dare retta a Bernie Sanders, senatore statunitense, voce critica del sogno americano ormai ridotto in pezzi, nel suo ultimo saggio, Contro l’oligarchia, edito da Chiarelettere, descrive il sistema del suo paese in caduta libera, un impero in sfacelo, una volta culla della democrazia, con il quale, per sfortuna, l’intero Occidente, volente o nolente, ha punti di contatto.

Nelle impietose parole del politico eletto nel Vermont, il Nuovo continente rischia il tracollo a causa di un’economia malata consegnata nelle mani dei magnati della tecnologia, ieri e oggi indirizzati a impossessarsi, attraverso l’elezione di Trump, finanziata a suon di miliardi di dollari, e, successivamente, con provvedimenti di folle azzeramento del welfare, non soltanto degli United States, quanto dell’intero occidente, attraverso una politica di violenza, targata di estrema destra, indirizzata a impoverire le popolazioni in favore del loro tornaconto.

A partire dall’intelligenza artificiale, giostrata intorno al continuo avanzare delle scoperte tecnologiche, votate a sostituire la manodopera umana con le macchine.  Siamo alla follia. Se non venisse fermato il declino, il peggio, con l’aumento dei generi di prima necessità, dei carburanti, di gas per il riscaldamento e della luce, è già arrivato. In agguato, lo smantellamento della sanità pubblica, in Italia il processo di demandare alle assicurazioni la cura dei cittadini è, sottotraccia, avviato. In America, laddove la sanità privatizzata non ha alternative, decine di migliaia di persone, ogni anno muoiono, per l’impossibilità di pagare oneri ricompresi tra 200 e 1.000 dollari al mese per i singoli e da 1.200 a 4.000 dollari al mese per le famiglie. Lo si sappia oggi da noi, qui in Sicilia, per capire meglio domani come agire.

Ma per tornare all’analisi, il più possibile obiettiva della situazione politica attuale, la replica della Meloni alle post-verità di Trump, merita un momento di ulteriore riflessione. Mi ha implorato di fare una foto con lei. Mi ha fatto pena. Facile incorrere in una valutazione sbagliata di questa dichiarazione del luciferino presidente, essendo una trappola, adeguatamente preparata.

A indurre Trump a interrompere l’intervista con il collega giornalista di La7, Daniele Compatangelo, sull’argomento, guerra in Ucraina, per pronunciare la frase appena riprodotta in traduzione, è probabile siano state due circostanze: la prima il lavorio delle tre diplomazie, quella vaticana, l’italiana e la statunitense per ricomporre lo strappo dopo il duplice attacco del tycoon a Leone XIV, di cui ovviamente Trump era perfettamente a conoscenza e la cui strumentalizzazione è stata da lui tradotta con l’implorazione della Meloni ( non andrebbe dimenticata identica furbizia adottata, catalogata impropriamente come arroganza, quando a proposito dei dazi disse, Tutti in fila per baciarmi il culo).

In secondo luogo, l’atteggiamento non certo arrendevole nella gestualità della presidente del consiglio italiano, esaltato dagli oppositori di Trump sui social statunitensi, lo ha convinto ad attaccare nel modo in cui è descritto nelle prime pagine dei giornali. A sua volta, la reazione della Meloni, Dichiarazioni totalmente inventate. Sono allibita. Non so perché si comporti così con gli alleati. Dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con cui si dimostra molto più accondiscendente. Ma si deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai, ha il sapore del nervosismo frettoloso da sindrome da campagna elettorale, in ordine a diversi motivi. Il primo dei quali, mai assecondare, anzi cadere nella provocazione.

Nel suo incedere da matto, Trump prepara trappole ai suoi alleati/sudditi per tenerli a bada. Non essendo più, il presidente americano in condizione di tenere aperto il portafogli sulla sicurezza europea, ovvero investire per proteggere i paesi amici, utilizza il bastone non avendo più carote a disposizione. Alla Meloni, sbagliando, aveva assegnato gratis et amore dei, anzi per trasporto nei suoi (di Trump) confronti, essendo un irrimediabile narcisista, il compito di fungere da proprio portavoce nell’Unione europea.

Gioco non riuscito, in quanto la Meloni non poteva, sul piano elettorale, seguirlo nell’attacco contro il pontefice. Nelle ultime ore con il pezzo in procinto di andare in pubblicazione l’obsoleto presidente americano ha tentato ancora una volta di distogliere lo sguardo del mondo dalla sconfitta nella guerra contro l’Iran, rinnovando le accuse alla presidente del consiglio italiano, Giorgia non ci ha aiutato con le basi, ma noi abbiamo battuto Teheran e lei vuole tornare mia amica per far risalire i suoi numeri.

Esattamente il contrario della realtà, in quanto in Iran Trump ha perso la faccia, mentre l’allontanamento della Meloni dalla sua scia l’ha favorita, stante ai sondaggi. Comunque la replica della presidente italiana del consiglio non è mancata, l’Italia è una nazione sovrana. La mia popolarità non ti riguarda, pensa alla tua. Incassata la botta, il derelitto Trump, secondo voci incontrollate, vorrebbe proporre al congresso americano, una legge secondo la quale dovrà essere vietato a chiunque, nell’orbe terracqueo, di catalogarlo come il peggiore dei presidenti statunitensi. Unitamente alla norma, già emanata, per cui il fisco americano non può accusare lui e la sua famiglia di evasione fiscale!

Nel tornare a più urbane considerazioni riguardanti trappole e ritorsioni contenute nelle minacce di Trump alla Meloni sarebbe opportuno suggerire, ma sicuramente la macchina del controspionaggio sarà già in moto, a Alfredo Mantovano, sottosegretario con delega ai servizi segreti, di ricordare alla presidente del consiglio, al momento preda della psicosi d’alta quota, il fatto percorrano in lungo e largo l’Italia sia agenti della Cia, quanto spie del Mossad. E, se la Meloni, non se ne fosse accorta, il cavallo di Troia l’ha già tra le mura della sua coalizione, si tratta del generale Roberto Vannacci, il quale se qualcuno pensasse sia arrivato con le sue forze a fondare e portare il consenso della improbabilmente sua creatura intorno al sei per cento, segnatamente Futuro nazionale, costui o costei è un illuso.

Chi vivrà, vedrà.

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