Dal rifiuto alla materia: L’Italia modello d’eccellenza in un’Europa che accelera

di Sveva Scocco

Il cambio di paradigma

Il concetto di “rifiuto” è ormai obsoleto. Oggi parliamo di materie prime seconde (materiali ottenuti dal riciclaggio, rigenerazione o recupero di rifiuti e scarti di produzione, riutilizzati in nuovi cicli produttivi). La transizione dall’economia lineare (estrai, produci, getta) a quella circolare oltre a essere una scelta ecologica, è ormai una necessità economica strategica per un continente povero di materie prime come l’Europa.

Il contesto Europeo: Il Piano d’Azione per l’Economia Circolare

L’Unione Europea ha fissato obiettivi ambiziosi con il Green Deal (ambizioso piano d’azione della Commissione Europea volto a trasformare l’UE in una società a impatto climatico zero entro il 2050) .

  • Target 2035: Riciclare almeno il 65% dei rifiuti urbani e ridurre il conferimento in discarica a meno del 10%.

  • Nuovi Regolamenti: Cita l’imminente regolamento sugli imballaggi (PPWR- Packaging and Packaging Waste Regulation) che punta non solo al riciclo, ma soprattutto al riuso.

L’Italia: Un leader inaspettato

Sorprendentemente l’Italia è uno dei paesi più virtuosi d’Europa nel riciclo dei rifiuti totali (speciali e urbani).

Come tasso di riciclo vanta un’83% dei suoi rifiuti totali, una quota ben superiore alla media UE (attorno al 53%) e a giganti come Germania e Francia.I punti di forza del nostro paese sono le filiere storiche come carta, vetro, metalli e plastica, grazie al sistema dei consorzi (come il CONAI). I fondi europei stanno  dando una grande mano d’aiuto per lo sviluppo e la modernizzazione dei sitemi di riciclo, digitalizzando la raccolta e potenziando gli impianti, specialmente nel Mezzogiorno grazie anche al PPWR (Regolamento UE 2025/40 in vigore da febbraio 2025, è la nuova normativa europea che impone regole stringenti su riduzione, riuso e riciclo degli imballaggi. Mira a rendere tutti gli imballaggi riciclabili entro il 2030, riducendo i rifiuti del 5% entro il 2030 e del 15% entro il 2040)

Le sfide aperte: Cosa manca?

Nonostante i successi, ci sono dei nodi da sciogliere per completare la trasformazione:quali il divario Nord-Sud nella gestione dei rifiuti organici, La burocrazia che a volte rallenta il riconoscimento di un materiale riciclato come “materia prima” e progettare prodotti che siano facili da smontare e riciclare fin dall’inizio

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