La sconfitta contro la Bosnia e l’Italia fuori dai Mondiali 2026
Correva il giorno di martedì 31 marzo 2026. Neanche il tempo di commemorare il «Vespro» del fatidico 31 marzo del 1282, e aveva inizio quel rituale laico, detto partita della Nazionale Azzurra, alle ore 20:40. Sembrava impossibile rivivere una serata dal sapore fantozziano: ma tant’è. Le ore prenotturne di quella serata, occupate nella visione della disfida calcistica tra la Bosnia e l’Italia, hanno diffuso un senso di frustrazione di gran lunga superiore a quello provato dal ragioniere più tragicomico del cinema italiano!
Crisi della Nazionale: cosa non funziona nel calcio italiano
I “fasti” discendenti da rutto libero (e frittata alle cipolle) erano bagattelle, in confronto al malessere regalatoci dalla squadra azzurra più penosa che l’Italia pallonara ricordi! Il sogno della qualificazione alla fase dirimente dei Mondiali di Calcio del 2026, di stanza in Canada e negli Stati Uniti, è stato malamente infranto in 130:08 minuti, conclusisi con la vittoria ai rigori per la Bosnia per 5:2. Il possibile sogno si è trasformato in un incubo, dalla potenza triplicata rispetto a quanto sarebbe accaduto se avessimo centrato le qualificazioni ai due mondiali precedenti, anziché perdere la sfida decisiva per l’ennesima, maledetta, terza volta!

Dal campo alla politica: il caso FIGC e le responsabilità
«Si chiede di sapere se il Governo non ritenga necessario riferire urgentemente in Parlamento sullo stato del calcio italiano, trattandosi non di una mera sconfitta sportiva ma di un fallimento che colpisce uno dei più rilevanti patrimoni sociali, culturali, economici ed educativi della Nazione». Qualora un’interrogazione bipartisan, a firma di ben 40 Senatori afferenti al governo e all’opposizione, vi sembri un’azione irrisoria, duole constatare che non avete capito un piffero del legame inscindibile tra il calcio e l’anima identitaria degli Italiani! Sbollire la rabbia non servirà a nulla, fino a quando non verranno adottati provvedimenti chiari, draconiani e risolutivi di una metastasi che sembra inarrestabile.
Francesco Petrarca e l’Italia di oggi: un parallelo amaro
Voliamo alto sulle incazzature e apriamo il «Canzoniere» di Francesco Petrarca. Vi dice ancora qualcosa la canzone «Italia mia, benché ʼl parlar sia indarno»? Quanto erano belli i tempi “ginnasiali” nei quali imparavamo a memoria questo componimento del poeta aretino! Quanto avveniva tra il 1344 e il 1345 non è stato mai così attuale. Ieri avevamo i mercenari nelle milizie armate, oggi abbiamo i mercenari nelle nuove compagnie di ventura, meglio conosciute come squadre di calcio! «Italia mia, benché ʼl parlar sia indarno/ a le piaghe mortali/ che nel bel corpo tuo sì spesse veggio».
Giovani talenti e vivai: la possibile rinascita del calcio azzurro
Basteranno le dimissioni del Presidente della Figc, il dottore giurisperito Gabriele Gravina, a fungere da panacea al male trasversale che pervade il mondo del calcio tricolore? Neanche per idea! Avete mai pensato quanti talenti (bipedi) possono essere scoperti nelle serie minori dei campionati di calcio giocati in Italia? Quanti si offenderebbero ad avere una Nazionale davvero cazzuta, formata da giovani calciatori “affamati” di gloria e provenienti dai campi in pozzolana o in erba chiazzata delle serie B-C-D e gironi “infernali” a scendere? Potete starne certi: taluni darebbero tutto in campo, pur di ascendere al paradiso della Nazionale!
Dalla sentenza Bosman a oggi: come è cambiato il calcio italiano
«Canzone, io t’ammonisco/ che tua ragion cortesemente dica,/ perché fra gente altera ir ti convene». Quando rifonderemo un calcio “da Nazionale”, rivalutando i vivai giovanili e tornando ad un tetto massimo di tre calciatori stranieri per squadra, come nei gloriosi Anni Ottanta del calcio tricolore? Vogliamo finalmente riprendere quella norma infranta dall’infausta «sentenza Bosman» del 1995? «Et le voglie son piene già de l’usanza pessima et antica,/ del ver sempre nemica».
Identità e appartenenza: cosa manca davvero alla Nazionale
Quando torneremo ad amare questo Paese, con cuore puro, spirito disinteressato e autentico sentimento patriottico? Cianciate quanto volete di riforme, ammodernamenti e sinergie. Senza vero amore per la terra in cui viviamo, senza vivere il nostro lavoro come una missione, senza sentirci parte attiva e decisiva di una squadra, chiamata comunità, Patria, Nazione, quella maglia azzurra non sarà altro che la scusa per pretendere ingaggi più alti da parte dei calciatori, oggetto sul quale catalizzare derisione, invidie e malumori da parte di tutti noi. Io vo gridando…viva le nostre radici gloriose, viviamo diversamente il nostro presente, sogniamo un futuro migliore del presente! Di rassegnazione ne abbiamo subita fin troppa: voltiamo pagina.