ISEE 2026, ecco gli errori da evitare

di Antonio Ronsivalle

Una errata compilazione della dichiarazione ISEE può costare caro: si rischia di perdere il diritto a bonus e agevolazioni

L’ISEE rappresenta uno strumento fondamentale per accedere al welfare italiano, ma la sua complessità richiede attenzione, precisione e consapevolezza. Gli errori più frequenti nascono da informazioni parziali, interpretazioni sbagliate delle norme o dalla sottovalutazione di dati apparentemente secondari. Una compilazione accurata, affiancata quando necessario dall’assistenza di un professionista qualificato, resta la soluzione più sicura per ottenere un indicatore corretto e proteggere il proprio diritto alle prestazioni sociali.

Vediamo le casistiche sulle quali occorre prestare molta attenzione

La composizione del nucleo familiare

Uno degli errori più diffusi riguarda la composizione del nucleo familiare. Molti credono che basti copiare lo stato di famiglia del Comune, ma le regole sono diverse e più complesse. I coniugi, ad esempio, devono essere inseriti nello stesso nucleo anche quando vivono in case separate, a meno che non ci sia una separazione o un divorzio ufficialmente riconosciuto dalle autorità. Non basta, quindi, la semplice residenza diversa per escludere il coniuge dal calcolo.

Discorso simile vale per i figli che risultano fiscalmente a carico: in determinate situazioni vanno inclusi nella dichiarazione, anche se non abitano più con i genitori.  Un capitolo a parte sono gli studenti universitari: molti studenti pensano di poter dichiarare un nucleo familiare autonomo per ottenere agevolazioni sulle tasse universitarie o sulla mensa, ma i requisiti sono stringenti. Se non si possiedono tutti i parametri richiesti dalla normativa, l’ISEE risulterà scorretto e si rischia di perdere le prestazioni richieste o, peggio ancora, di incorrere in controlli e sanzioni per dichiarazioni non veritiere.

I conti correnti e le giacenze

Un altro errore che si ripete con frequenza riguarda la dichiarazione dei rapporti finanziari. Molti contribuenti dimenticano di inserire conti correnti con pochi euro, libretti postali dormienti, carte prepagate dotate di IBAN, conti accesi all’estero o rapporti bancari chiusi durante l’anno di riferimento. La norma e molto chiara: vanno indicati tutti i rapporti intestati a ciascun componente del nucleo familiare, specificando sia il saldo al 31 dicembre sia la giacenza media dell’intero anno. Quindi anche se un conto sembra insignificante dobbiamo ricordarci che può fare la differenza nel calcolo finale dell’indicatore.

Teniamo a mente che esiste una franchigia di 50.000 euro per titoli di Stato e libretti postali, che consente di escludere dal computo questi strumenti fino alla soglia indicata. Un equivoco molto comune riguarda proprio la differenza tra saldo e giacenza media: tantissime persone pensano che basti indicare uno dei due valori, magari scegliendo quello più basso per abbassare l’ISEE. Invece la normativa richiede entrambi i dati, perché servono per calcoli diversi. Compilare male questa sezione porta quasi sempre a un indicatore falsato, con il rischio concreto che – durante i controlli – si debba procedere a rettifiche, perdendo tempo e agevolazioni già ottenute.

L’anno di riferimento

La confusione sull’anno di riferimento dei dati da inserire genera errori a catena difficili da individuare. L’ISEE ordinario si basa sui redditi e sul patrimonio di due anni prima rispetto a quando si presenta la domanda, anche se il nucleo familiare considerato è quello attuale. Questa distinzione temporale manda in tilt molti cittadini che compilano da soli la Dichiarazione Sostitutiva Unica. C’è chi inserisce i redditi dell’anno appena concluso pensando di fare cosa giusta, ma questo altera completamente il calcolo e può precludere l’accesso a bonus e agevolazioni.

Il patrimonio

Ricordiamo che vanno dichiarati i redditi e i patrimoni di ogni singolo componente del nucleo, nessuno escluso. Un errore molto diffuso è la dimenticanza di redditi considerati minori o saltuari. Borse di studio, assegni di mantenimento ricevuti dall’ex coniuge, compensi da lavoro occasionale, rendite provenienti dall’estero e alcune prestazioni assistenziali devono essere tutti indicati correttamente. La percezione che si tratti di cifre marginali spinge molti a non dichiararle, ma questo comportamento produce dichiarazioni incomplete con tutte le conseguenze del caso. Un’altra pericolosa disattenzione si registra sul fronte del patrimonio immobiliare. Oltre alla casa in cui si abita, bisogna dichiarare immobili secondari, terreni agricoli o edificabili, quote ereditarie di proprietà e beni situati all’estero. Spesso le persone escludono dalla dichiarazione piccole quote di proprietà o terreni che considerano “inutilizzati”, convinti che non abbiano alcun peso. In realtà anche una percentuale minima di un immobile incide sul calcolo finale dell’ISEE.

L’ISEE precompilato

Infine, un errore di approccio riguarda l’eccessiva fiducia nel “fai da te”, anche quando si utilizza l’ISEE precompilato fornito dall’INPS. Sebbene il sistema recuperi automaticamente molte informazioni, non tutti i dati risultano completi o aggiornati. Il controllo accurato di ogni singola voce resta indispensabile per evitare incongruenze che possono compromettere l’intera dichiarazione.