Dalle guerre alle deportazioni, dalle riserve alla rinascita culturale: i popoli nativi americani esistono ancora e continuano a difendere identità, territori e tradizioni
Per molti, l’immagine dell’“indiano d’America” appartiene ancora ai film western: uomini a cavallo, villaggi di tende, piume e guerre contro i coloni. Un’immagine che racconta soltanto una piccola parte di una storia molto più lunga e complessa.
Gli indigeni del Nord America non sono scomparsi. Sono ancora oggi milioni di persone, appartenenti a centinaia di popoli differenti, con lingue, culture, tradizioni e istituzioni proprie.
Negli Stati Uniti esistono 575 tribù riconosciute a livello federale, secondo il Bureau of Indian Affairs. Il riconoscimento federale implica una particolare relazione politica e giuridica con il governo degli Stati Uniti e, per molte nazioni tribali, il riconoscimento di una forma di sovranità.
Dalla conquista alla perdita delle terre
La storia dei popoli nativi americani è segnata da una lunga successione di conflitti, epidemie, deportazioni e perdita dei territori.
L’arrivo degli europei provocò profondi sconvolgimenti nelle società indigene. Malattie contro le quali le popolazioni americane non avevano difese immunitarie causarono enormi perdite demografiche. Nei secoli successivi, l’espansione degli Stati Uniti portò a guerre, trattati spesso modificati o non rispettati e alla sottrazione di vastissimi territori.
Uno degli episodi più drammatici fu il Trail of Tears, il “Sentiero delle Lacrime”, durante il quale migliaia di Cherokee furono costretti a lasciare le proprie terre nel Sud-Est degli Stati Uniti e trasferirsi verso territori situati più a ovest. Molti morirono durante il viaggio.
Non fu un episodio isolato. Nel corso dell’Ottocento numerosi popoli furono costretti ad abbandonare i propri territori e a trasferirsi nelle cosiddette riserve.
Che cos’è oggi una riserva?
La parola “riserva” può evocare l’immagine di una zona isolata e fuori dal mondo. La realtà contemporanea è molto più articolata.
Le riserve sono territori sottoposti a specifici regimi giuridici e amministrativi. Alcune nazioni tribali dispongono di propri governi, tribunali, forze di polizia, scuole e programmi economici.
La Navajo Nation, per esempio, possiede un territorio che si estende tra Arizona, Nuovo Messico e Utah ed è una delle più grandi entità territoriali indigene degli Stati Uniti.
Ma non tutti i nativi americani vivono nelle riserve. Milioni di persone risiedono nelle città e nelle aree metropolitane del Paese.
Non esiste un unico “popolo indiano”
Uno degli errori più comuni consiste nel parlare degli “indiani d’America” come se fossero un’unica popolazione.
In realtà esistono centinaia di nazioni e comunità: Cherokee, Navajo, Lakota, Dakota, Sioux, Apache, Choctaw, Ojibwe, Haudenosaunee e molte altre.
Ognuna possiede una storia specifica.
Alcune lingue indigene sono oggi in grave pericolo, mentre altre continuano a essere parlate da comunità numerose. In diverse nazioni tribali sono nati programmi per insegnare nuovamente le lingue alle giovani generazioni.
La sopravvivenza culturale è diventata così una delle principali battaglie del presente.
Una nuova generazione che riscopre le proprie radici
Negli ultimi decenni si sono moltiplicate le iniziative dedicate alla conservazione delle culture native: scuole bilingui, programmi di recupero delle lingue, musei, festival, università e progetti per tramandare tradizioni e conoscenze.
Anche la cultura popolare sta cambiando. Sempre più artisti, scrittori e registi nativi raccontano la propria storia dal proprio punto di vista, cercando di superare gli stereotipi costruiti per decenni dal cinema e dalla letteratura occidentale.
Per molti giovani, recuperare la propria identità non significa tornare al passato, ma trovare un modo per tenere insieme tradizione e vita contemporanea.
Le difficoltà non sono finite
La sopravvivenza culturale non cancella però i problemi sociali ed economici presenti in numerose comunità.
In alcune aree persistono difficoltà legate alla povertà, alle infrastrutture, all’accesso ai servizi, all’istruzione e all’occupazione. Anche la questione della tutela dei territori continua a essere centrale, soprattutto quando entrano in gioco progetti minerari, energetici o infrastrutturali.
Negli ultimi anni sono inoltre aumentate le richieste di restituzione di reperti culturali e resti umani conservati in musei e istituzioni, oltre alle iniziative per restituire alle comunità indigene il controllo sulla propria eredità culturale.
Non una pagina chiusa della storia
La domanda “che fine hanno fatto gli indiani d’America?” contiene quindi un equivoco.
Non hanno fatto una fine.
Sono diventati cittadini degli Stati Uniti, ma molti appartengono contemporaneamente a nazioni tribali che continuano ad avere una propria identità politica e culturale. Vivono nelle riserve e nelle grandi città, nelle università e nelle comunità rurali. Sono avvocati, insegnanti, medici, imprenditori, artisti, politici e attivisti.
La loro storia non è soltanto quella della conquista dell’America. È anche una storia di sopravvivenza.
E forse è proprio questo l’aspetto meno conosciuto: popoli che per secoli sono stati raccontati come appartenenti al passato sono ancora qui, nel presente, impegnati a decidere quale futuro costruire.