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Il ritorno di Veronica Tomassini è subito “Strega”. L’intervista

Rinviata la "prima" a Catania di "Mazzarrona", ed. Miraggi, al 17 marzo.

“Mazzarrona” pubblicato dalla torinese Miraggi edizioni, segna il ritorno alla narrativa di Veronica Tomassini.

La scrittrice e giornalista racconta una storia marginale tra periferia, giovinezza ed eroina, annunciando così un successo, a nostro dire, annunciato.

Ed è subito candidatura allo Strega 2019!

Domenica 24/02 dalle ore 19:00, in anteprima nazionale, con l’introduzione e moderazione di Antonio Di Grado, si potrà assistere alla presentazione del libro presso la Libreria Prampolini di Catania in Via Vittorio Emanuele, 333.

AGGIORNAMENTO.
A causa del mal tempo che ha investito il capoluogo etneo, la presentazione è stata spostata a domenica 17 marzo 2019, ore 19:00 nella medesima location.

L’intervista

A distanza di due anni da “L’altro addio” torni negli scaffali con un libro che già si candida a importanti riconoscimenti, come l’annunciata candidatura al Premio Strega 2019: emozioni, aspettative?

«Sì, molte più di quelle che hanno accompagnato gli altri romanzi.
Sono – come dire – un po’ arrabbiata, voglio esserci, ho talento a occhio e croce, posso
farcela, posso persino pretendere di raggiungere qualche traguardo. Riguardo lo Strega, moltissima emozione!»

 

Qual è la tematica di “Mazzarrona”?

«La periferia, l’eroina».

Cosa ti ha ispirato la storia narrata?

«La mia adolescenza. la mia giovinezza. Deserti.
La cosa peggiore che mi potesse accadere: i sette anni di Mazzarrona.
Mazzarrona è la metafora di un fallimento civile non solo personale,
di un lungo sonno, del mondo che arretra proprio lì, in quella riserva
indiana di disadattati, dove frana una morale collettiva o un senso di
giustizia. Oggi come allora».

 

Può considerarsi consecutio del precedente “L’altro addio” o dello
strepitoso quanto crudo e diretto “Sangue di cane”?

«No. O forse solo retrocedendo, lungo la mia assurda vita, ecco così possiamo dire che
Mazzarrona fu un preludio, ma quel che accadde dopo non ha niente a che vedere. Mazzarrona è molto siciliano, per quanto io lo sia pochissimo».

Antonio Di Grado: un anarchico puro a moderarti per la prima di questo libro. Una scelta non casuale…

«…Antonio Di Grado, che è il massimo studioso di Sciascia, è uno scrittore e saggista che amo moltissimo (siamo in tanti ad amarlo), e mi commuove sempre. Un onore infinito poter essere introdotta da lui, per questa prima di Mazzarrona».

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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