Il richiamo dei piccoli adesivi colorati ha segnato l’infanzia di milioni di tifosi in tutto il mondo, ma per alcuni le figurine dei calciatori Panini non sono mai state solo un gioco. Ciò che iniziò come semplice passatempo è diventato, nel corso di oltre sessant’anni, un vero e proprio mercato da collezionismo con valori che possono raggiungere cifre da capogiro.
Una storia che affonda le radici negli anni ’60
Tutto ha inizio nel 1961/62, quando i fratelli Panini di Modena decisero di pubblicare il loro primo album di figurine dedicato ai calciatori della Serie A italiana. L’idea di fornire non solo le immagini dei giocatori, ma anche un album dove incollarle e completare la raccolta fu la scintilla che cambiò il modo di vivere il calcio su carta. Da quel momento, le vendite esplosero, milioni di bustine vendute in tutta Italia e, successivamente, in Europa. Nel tempo furono aggiunte nuove funzionalità, come le figurine autoadesive (che resero l’incollaggio più facile), e sigle di linguaggio collettivo come “got, got, need” e “swapsies” (scambi!) entrarono nel vocabolario dei bambini appassionati.
Un fenomeno popolare diventato globale
Negli anni ’70 e ’80 l’espansione oltre i confini italiani fu rapida, Panini entrò nei mercati inglese, spagnolo e latinoamericano, accompagnando competizioni iconiche come i Mondiali e i campionati nazionali. L’album Panini della Coppa del Mondo del 1970 in Messico divenne presto il sacro graal per collezionisti di ogni età. Oggi, Panini è presente in oltre 150 paesi, e la tradizione di completare gli album, spinta dalla passione, dalla nostalgia o da vere strategie di investimento, continua a coinvolgere grandi e piccoli.
Il valore economico: da souvenir a pezzo da collezione
Se per molti le figurine sono un ricordo dell’infanzia, per altri rappresentano un vero tesoro. Il mercato del collezionismo ha visto prezzi sempre più alti per album e adesivi rari, soprattutto se completi, in ottime condizioni o appartenenti alle prime edizioni. Il primo album Calciatori Panini (1961–62), può valere diverse migliaia di euro, soprattutto se completo e ben conservato. Album delle edizioni anni ’70 e ’80, tipicamente valutati da alcune centinaia fino a oltre mille euro, a seconda dello stato.
Figurine singole di campioni con rarità particolari (errori di stampa, prime apparizioni, edizioni limitate) possono raggiungere valori impressionanti, alcune versioni di Pelé, Messi, Ronaldo o Maradona sono state vendute per decine o centinaia di migliaia di euro nelle aste internazionali. Un record nel mercato recente è stato segnato da una figurina di Diego Armando Maradona della stagione 1979/80, venduta all’asta per cifre a sei zeri, trasformando quella che era un’immagine in un pezzo da investimento competitivo con altri oggetti d’epoca sportivi.
Dietro ogni bustina, una storia sociale
Oltre al valore economico, il collezionismo delle figurine Panini è un fenomeno sociale che ha attraversato generazioni. Negli anni ’80 e ’90, scambi nei cortili delle scuole e mercatini di quartiere erano quasi rituali. Negli ultimi decenni, fiere di settore, forum online e gruppi social hanno rafforzato la comunità di appassionati, rendendo il collezionismo uno stile di vita, non solo un hobby infantile.
Perché questa passione resiste
La risposta sta nella combinazione di nostalgia, calcio e rarità. Le figurine non raccontano solo statistiche o volti di calciatori, ma portano con sé memorie personali: la prima raccolta completata, lo scambio più memorabile, il calciatore preferito da trovare. A questa dimensione sentimentale si aggiunge un mercato sempre più strutturato, capace di attribuire valori reali e verificabili agli oggetti, un fenomeno che ha reso le figurine Panini non solo pezzi da bambino, ma pezzi da museo.