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Psiche e Società

Giudizio. A meravigghia appigghia

Giudizio. durante a nostra vita ci siamo mai sentiti giudicati?

Giudicare ed essere giudicatati è diventato la normalità, ma quante volte ci siamo sentiti a disagio a quest’idea? Ormai tutti possiamo essere dei “giudici” alcune App chiedono un esplicito giudizio altre, invece, ci danno  la possibilità di poter contattare direttamente quel determinato personaggio e dirgli cosa pensiamo.

Motivi per giudicare sono diversi, ma aldilà di quello che può essere chiamata invidia o semplicemente “moralità”, oggi mi piacerebbe parlare del rovescio della medaglia.

Giudicare ha un prezzo

Il giudizio è un arma a doppio taglio, perché chi giudica dovrebbe prendersi la responsabilità di ciò che dice, ma soprattutto la rigidità di tale giudizio determina lo stesso rigore rispetto al proprio agire.

Giudicare gli altri è sempre più facile. Sono loro ad esporsi. Giudicare aspramente gli altri significa anche giudicare sé stessi con la stessa severità. Più giudizi emettiamo e più ci blocchiamo.

Come si dice a Catania “a meravigghia appigghia” Chi si meraviglia, chi giudica poi alla fine fa quello di cui si è meravigliato. Giudicare ti lega al giudizio emesso, pur di essere “coerenti” ci togliamo la possibilità di fare certe esperienze.

Perché abbiamo bisogno di giudicare cosa fanno gli altri?

Potrei abbozzare delle interpretazioni fantastiche che si avvicinano alla valenza di un oroscopo nazionale, ma la più semplice spiegazione è che giudichiamo gli altri per non giudicare noi stessi.

Noi siamo i nostri peggiori nemici, poiché interpretiamo i ruoli del giudice e dell’imputato, non vediamo scuse che ci possono difendere. Il nostro giudizio è assoluto ed intransigente. Non avere consapevolezza di questa dinamiche determina una caccia alle streghe, un comportamento che abbiamo ereditato e passiamo come esempio a chi ci circonda. Cerchiamo un colpevole all’esterno di noi pur di non prenderci la responsabilità dell’azione commessa.

Arriviamo ad evitare di fare quella determinata esperienza senza sapere più il motivo, la morale è stata dimenticata poiché era più esigenza di giudicare che la reale ragione per farlo. Cerchiamo di non giudicarci troppo iniziando a essere più clementi con gli altri e con noi stessi. Accettiamoci per quello che siamo e da qui partiamo a sperimentare il mondo senza giudizi. Chiediamoci il perché siamo scossi da una determinata circostanza.

L’originalità dell’altro ci scuote perché i nostri bisogni potrebbero essere realizzati, ma non ci prendiamo la responsabilità di farlo. Allora non giudichiamo, ma prendiamoci la responsabilità di soddisfare i nostri bisogni rispettando sempre l’altro.Facciamo e non parliamo, senza paura del giudizio altrui.

Cerchiamo di diventare autocritici senza la flagellazione del giudizio assoluto.Non siamo giudici, siamo umani che possono sbagliare ed imparare dai propri sbagli, sperimentiamo la nostra curiosità senza farci influenzare dagli altri.

Diventiamo uragani ed investiamo anche i pregiudizi e le catene che ci legano ad una vita fatta di frustrazione.

 

 

 

 

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