Cosa sono i giochi Legacy
Odi et amo.
È forse questa la sensazione che attraversa molti giocatori quando si trovano davanti a un gioco legacy. Il genere si caratterizza per un’esperienza unica: il prodotto, partita dopo partita, cambia forma, muta fisicamente e ogni scelta, evento o risultato si imprime in modo permanente sul gioco stesso.
Perché le scelte sono irreversibili
Il gioco classico vive di ciclicità: si ‘apparecchia’, si gioca, si rimette tutto nella scatola. La partita successiva seguirà la stessa sequenza. I legacy rompono questa routine e affermano, con forza, che ciò che fate oggi resterà e quello che riporrete nella scatola alla fine della sessione sarà diverso da ciò che avete tirato fuori all’inizio. Un’idea semplice ma potente e radicale.
Giocare un legacy richiede coraggio. Per i novizi come per i giocatori navigati, l’impatto è spesso destabilizzante: si scrive sulla plancia, si applicano adesivi, si modificano e talvolta strappano le carte. È l’opposto di ciò che accade di solito, quando si raccomandano cura e protezione per ogni componente.
Un’esperienza narrativa che dura mesi
Eppure è proprio in questa trasformazione che risiede la forza del formato. Il legacy non è soltanto un gioco, è un’esperienza da vivere qui e ora. Non è pensato per restare intatto negli anni, ma per essere intenso nel presente.
Nei legacy, la memoria si sedimenta nei componenti: una città distrutta resta distrutta, un personaggio scomparso non ritorna, una scelta sbagliata lascia segni visibili. E non è solo una questione di trama che prosegue, ma di responsabilità concreta. Le decisioni non sono reversibili poiché ogni errore entra a far parte della storia e ogni successo ne modifica l’equilibrio futuro.
Questo cambia profondamente l’atteggiamento dei giocatori; le scelte pesano di più, le discussioni si fanno più accese e il gruppo costruisce insieme un’avventura che può durare mesi. Ci si sente protagonisti di una storia in trasformazione che è scritta insieme e imprevedibile.
I titoli che hanno fatto la storia del genere
Nel corso degli anni alcuni titoli sono diventati simboli del formato. Risk Legacy è stato il vero precursore, il primo a introdurre in modo sistematico l’idea di cambiamento permanente. A renderlo fenomeno globale è stato, poi, Pandemic Legacy: capace di trasformare un sistema cooperativo già noto in una campagna intensa e teatrale, che evolve partita dopo partita. Più recentemente, il vincitore della prima edizione del Premio Efesto, The King’s Dilemma, ha spostato l’attenzione sul piano politico e morale mettendo i giocatori nei panni di casate chiamate a prendere decisioni che incidono non solo sul Regno ma sugli equilibri tra i partecipanti stessi.
Perché non sono giochi per tutti
Questa tipologia di gioco, però, non è per tutti. Richiede tempo, continuità e lo stesso gruppo attorno al tavolo. Ma quando funziona, regala emozioni difficili da replicare. A distanza di anni i giocatori non ricordano solo chi ha vinto, ricordano quella decisione che ha cambiato tutto. E in fondo è proprio questo il cuore pulsante dei legacy: non trasformano soltanto la plancia ma cambiano il modo di vivere e intendere il gioco da tavolo.