Giochi da tavolo con traditore: perché ci affascinano

di Salvatore Mellia

C’è un momento preciso in cui il tavolo smette di essere un luogo sicuro. Qualcuno incrocia lo sguardo degli altri un secondo di troppo, una scelta apparentemente illogica viene giustificata male, una risata nervosa tradisce più di mille accuse ed è lì che scatta il sospetto: il nemico è tra di noi.

I giochi con meccanica del traditore non mettono alla prova solo la nostra capacità strategica, ma qualcosa di molto più fragile e umano: la fiducia. Ed è forse per questo che, di partita in partita, continuano a esercitare un fascino quasi irresistibile tra i giocatori.

Al tavolo, mentire diventa una virtù. I ruoli nascosti danno vita a un ambiente sicuro in cui ingannare, sospettare, accusare e difendersi. Un vero e proprio teatro sociale, dove ogni giocatore indossa una maschera.

Le radici del genere possono essere individuate nei party game come “Lupus in Tabula” (di Domenico Di Giorgio, edito da dV Games per 8 – 24 giocatori), da sempre considerato l’entry level per i gruppi numerosi. La dinamica è semplice e brutale: una minoranza informata contro una maggioranza allo sbaraglio. Il narratore gestisce il gioco alternando la notte, in cui tutti tengono gli occhi chiusi, al giorno, momento di discussione e accuse. I Lupi Mannari agiscono nell’ombra eliminando una vittima, mentre i villici (alcuni dei quali dotati di ruoli speciali) cercano di individuare i licantropi e sopravvivere. La partita termina quando tutti i lupi vengono eliminati o quando raggiungono la parità numerica con i villici. Un gioco di sospetto, argomentazione e psicologia che ha definito un intero genere.

Un titolo più strutturato, in cui il concetto di traditore esplode davvero, è “Avalon: The Resistance” (di Don Eskridge, edito da Devir per 5 – 10 giocatori). Ambientato nella leggendaria Corte di Re Artù, contrappone le forze del Bene (i servitori leali ad Artù) ai servitori del male (i seguaci di Mordred). L’obiettivo è completare con successo tre missioni su cinque: i buoni vincono se riescono nell’impresa, mentre i cattivi trionfano facendo fallire tre missioni o, con un colpo di scena finale, riuscendo a individuare ed eliminare Merlino. Ogni missione passa attraverso proposte di squadra, votazioni segrete e carte successo o fallimento giocate coperte. Discussione, deduzione e bluff sono centrali: Avalon è un gioco di inganno e fiducia che riesce ancora a sorprendere.

Impossibile, poi, non citare titoli come “Secret Hitler”, “Among Us”, “Nemesis”, “Mantis Falls” o “Battlestar Galactica”, che declinano il tradimento in forme sempre diverse: politiche, horror, cinematiche o puramente psicologiche.

Ciò che rende questi giochi così potenti è che il conflitto principale non avviene sulla plancia, ma tra le persone. Le meccaniche sono studiate per spingere al confronto (o, più spesso, allo scontro) diretto: discussioni accese, accuse, giustificazioni improvvisate e silenzi strategici. Mentire diventa la scelta più razionale, mentre anche la verità può essere interpretata come menzogna. E quando persino i giocatori leali iniziano a comportarsi in modo sospetto per proteggersi, il confine tra verità e bugia si dissolve completamente.

I giochi con traditore piacciono perché mettono a nudo i giocatori. Rivelano un Io magari sopito, nascosto, che altrimenti non emergerebbe mai. La vera vittoria, spesso, non risiede nel risultato della partita ma negli sguardi sconvolti di chi non nutriva il benché minimo sospetto. E, forse, la vera forza di questi titoli risiede nella possibilità di manipolare, tradire e mentire sapendo che, alla fine del gioco, si tornerà amici come prima… più o meno.