Una chiesa gremita, centinaia di persone raccolte nel dolore, applausi, lacrime e un lungo abbraccio della città a Vincenzo “Enzo” La Foresta. I funerali celebrati ieri hanno raccontato molto più di una semplice cerimonia religiosa: hanno mostrato quanto affetto e quanto riconoscimento la comunità messinese nutrisse nei confronti di un uomo che, con la sua spontaneità, il suo sorriso e la sua semplicità, era riuscito a entrare nel cuore di migliaia di persone.
Enzo La Foresta, 49 anni, ha perso la vita dopo essere stato investito mentre attraversava sulle strisce pedonali in viale Gazzi, mentre rientrava a casa dopo una giornata di lavoro. La sua morte ha suscitato un’ondata di commozione senza precedenti, alimentata anche dall’enorme seguito che aveva costruito sui social, dove era conosciuto come “Enzo Miao”, ma soprattutto dall’affetto autentico di chi lo conosceva nei quartieri di Provinciale e Mangialupi.
A colpire, però, non è stata soltanto la partecipazione popolare.
Il silenzio delle istituzioni
Se da una parte la città ha risposto con una presenza straordinaria, dall’altra è apparso evidente il vuoto lasciato dalle istituzioni. Ai funerali non si sono registrate presenze istituzionali di rilievo, un’assenza che molti cittadini hanno percepito come un segnale di distanza proprio nel momento in cui Messina si stringeva attorno alla famiglia.
Nei giorni successivi alla tragedia erano stati numerosi gli appelli affinché il Comune proclamasse il lutto cittadino, ritenendo che Enzo rappresentasse, al di là della sua notorietà sui social, un simbolo di una parte autentica della città: quella fatta di sacrificio, semplicità e umanità. La richiesta è stata rilanciata pubblicamente anche attraverso lettere e interventi sui social, ma non è stata accolta.
Una scelta che continua a suscitare interrogativi.
Il lutto cittadino non è un obbligo previsto dalla legge, ma uno strumento attraverso il quale un’amministrazione manifesta la vicinanza dell’intera comunità in occasione di eventi particolarmente dolorosi. La sua concessione resta una decisione discrezionale del sindaco. Proprio per questo, il mancato conferimento assume inevitabilmente anche un valore simbolico e politico.
La voce della città
Le immagini del funerale parlano da sole. Decine e decine di persone hanno accompagnato Enzo nel suo ultimo viaggio, trasformando il rito funebre in un momento di partecipazione collettiva. Erano presenti amici, conoscenti, semplici cittadini e tantissimi giovani che avevano imparato a conoscerlo attraverso i suoi video.
Non c’erano bandiere istituzionali né rappresentanze ufficiali a fare da cornice a quel saluto. C’era invece una comunità che, spontaneamente, ha deciso di esserci.
Ed è forse proprio questo il dato che resta più impresso: mentre il popolo messinese ha dimostrato con la propria presenza quanto fosse forte il legame con Enzo La Foresta, l’assenza delle istituzioni e la mancata proclamazione del lutto cittadino hanno inevitabilmente alimentato un dibattito che va oltre la cronaca.
Una riflessione necessaria
Non si tratta di attribuire obblighi giuridici dove non esistono, ma di interrogarsi sul significato che le istituzioni intendono dare ai gesti simbolici.
Quando una morte scuote profondamente una comunità, il riconoscimento pubblico rappresenta spesso un modo per condividere il dolore collettivo e per far sentire una città unita.
Ieri Messina quel riconoscimento lo ha espresso con la partecipazione della sua gente.
Le istituzioni, invece, hanno scelto il silenzio.
Ed è proprio questo contrasto – tra una folla immensa e l’assenza dei rappresentanti pubblici, tra il calore dei cittadini e il mancato lutto cittadino – che rimarrà uno degli aspetti più discussi della vicenda di Vincenzo La Foresta.