Finis Terroniae? Appunti e riflessioni per sopravvivere alla dipartita di Umberto Bossi

di Marco Leonardi

La morte di Umberto Bossi e il simbolo di Pontida

Pontida (Bergamo), Piazza del Giuramento, Monastero di San Giacomo, ore 12 di Domenica 22 marzo 2026. Una celebrazione religiosa, sobria e solenne allo stesso tempo, conclude una stagione della politica, del costume, dei frizzi e dei lazzi di quel meraviglioso caravanserraglio, denominato società italiana. Concludere equivale a finire, o meglio, ad estinguere un patrimonio umano, un modus operandi, un carattere di una parte, non smilza, della composita Nazione Italiana? La recente scomparsa di Umberto Bossi (19 settembre 1941 Cassano Magnago [Varese] ‒ 19 marzo 2026 Varese) spariglia la più timida ipotesi di una previsione attendibile in merito.

Dalla Lega Lombarda alla Lega Nord: un’ascesa inattesa

È ancora troppo presto per tracciare il quadro di un’intera esistenza appena conclusasi, all’insegna del sine ira ac studio. Al solo sentire parole quali «secessione» o «Padania», non occorre essere Meridionali per avere i primi accenni di orticaria! Parimenti, sarebbe oltremodo inonesto disconoscere il nuovo peso acquisito da una parola che deve tutto all’azione del Senatur: Federalismo. Prima di Bossi, anche solo a parlare di federalismo rischiavi un bernoccolo da manuale di storia, fiondatoti sulla testa dal liceale di turno. Federa…che? Non ci basta ricordare Carlo Cattaneo, ti ci metti pure tu, adesso? Da irregolare, quale è sempre stato, anche il Bossi come fenomeno mediatico ha subito mutamenti, strettamente legati ai mutamenti che la «Lega Nord» ha in parte generato, e in parte subito, da quella fatidica tornata elettorale del maggio del 1990.

Secessione, Padania e federalismo: parole che hanno segnato un’epoca

Da quel momento, un politico in canottiera, superficialmente derubricato ad agitatore da osteria, quasi alla pari di un frequentatore di bettole con propensione al rutto libero, portava un movimento politico finora misconosciuto, la «Lega Lombarda», a conquistare oltre il 18% delle preferenze in Lombardia: iniziava un’ascesa ai vertici del potere nei gangli della Repubblica Italiana, tutt’ora in pieno svolgimento. «Il Papa [Karol Wojtyla] è un immigrato Polacco!».

Bossi e la comunicazione politica: tra provocazione e consenso

Non smettiamo di ridere a crepapelle se ancora oggi pensiamo alla satira di un Corrado Guzzanti, che nella satira impegnata, corrente sulla televisione dei Novanta del Novecento, impersonava il “rude” Umberto nei panni di un Hannibal Lecter in versione lumbard! Eccessi da Telekabul a parte, non crediamo che una comunicazione dura, diretta e graffiante, come quella inaugurata da Umberto Bossi, rimarrà senza epigoni.

L’eredità del Senatur nella politica italiana

La memoria del fu alfiere del federalismo è da paragonare ad un rotolo di carta vetrata: ruvido, granuloso, raschiante. Queste qualità sono state portate al massimo dell’esacerbazione dalla guida della «Lega». Come dimenticare bordate del tipo: «Ho 300.000 bergamaschi armati a disposizione»? Dietro il duro si celava un fervente cattolico e un buon padre di famiglia: le lacrime della vedova, Manuela Marrone, e dei figli Renzo e Roberto sono lacrime vere.

Smettetela di farfugliare banali ironie sulla trota: se proprio vi piace, gustatela in una trattoria sulle rive del Po’! Il rispetto cristiano che si deve tributare a chiunque non commetta in vita atti criminosi riguarda, beninteso, anche quanti dispensavano “celodurismo” a piene…mani! Noi, ancora rimasti dalle parti di “quaggiù”, rimarremo sempre in una latitudine “meridionale” rispetto a quella “alta e nordica” di chi è asceso in alto.

Memoria storica e giudizio critico: oltre il mito e la caricatura

Tuttavia, non ci consideriamo dei «terroni» e speriamo, da buoni adepti dell’intellettualità europea che dall’illuminista Sciascia arriva al conservatore Caspar von Schrenck-Notzing, di non ricorrere al turpiloquio per fare valere i nostri fondati convincimenti.  Nel pieno rispetto di quanto Bossi ha dato alla sua gente e al paese intero, continueremo nella pratica di quell’esercizio critico, che annovera la memoria storica come parte fondamentale nell’edificazione di una società civile. Umberto Bossi ci lascia una memoria in agrodolce. Stemperare questo “gusto” equivarrebbe a falsarne l’autenticità.

Requiescat in Pace, Senatur!!!

Puntata n°4 del 25/03/2026


Marco Leonardi

Marco Leonardi è professore universitario e medievista di chiara fama, studioso attivo nel panorama accademico e autore di numerose pubblicazioni scientifiche e interventi sulla stampa periodica. Il suo lavoro si concentra sull’interpretazione storica come strumento per comprendere il presente e stimolare il pensiero critico.

Per L’Urlo firma la rubrica “Autodafé immaginato”, uno spazio dedicato alla riflessione, al confronto culturale e alla lettura non convenzionale dei temi contemporanei.

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