Dagli Epstein files inquietanti ombre all’orizzonte

di Angelo Mattone

Dalla sera alla mattina, i tumultuosi avvenimenti occorsi sulla scena internazionale hanno messo a dura prova la stesura di questo articolo di fondo, giostrato sullo spaccato emerso dagli Epstein files, giacché ad approfondirne le cause si rischiava l’oscuramento a causa della dirompenza degli effetti. Quali?, se non quelli di muovere guerra all’Iran, trovata tipica del noto Trump, impegnato, nel pieno della bufera a ricorrere al vecchio trucco di distogliere gli sguardi della pubblica opinione dalla falla prodotta dalla parziale pubblicazione dei documenti, con il bombardamento di Teheran, per di più in assenza dell’obbligatorio consenso del congresso.

Politica USA e scenari internazionali

Mossa diversiva per ovviare alla più clamorosa coartazione operata dall’organo parlamentare sull’attuale presidente Usa, quella di obbligarlo, per non subire lo scacco di esserne costretto, ad autorizzare la divulgazione degli Epstein files, confidando sul fatto possano essere oscurati i passaggi sensibili attraverso l’intervento del suo avvocato personale, Pam Bondi, messa a capo del ministero della giustizia. E, per quanto possa apparire assurdo il concetto di dabbenaggine, applicato all’uomo tra i più potenti del globo, nel rendersi conto del meccanismo, nascosto tra le pieghe dei contatti comprovati dalla corrispondenza del finanziere americano con il gotha mondiale, denotativi dell’esercizio del potere planetario, esercitato in nuda crudezza da manovratori occulti, rispetto ai quali i personaggi della politica, Trump per primo, sono burattini nelle mani di invisibili strateghi, ha, a cuor leggero, affrontato lo scandalo per antonomasia, nella velleità di governarne le conseguenze.

Esposto ai venti di tramontana del L’insostenibile leggerezza dell’essere, l’inquilino della Casa bianca, nel suo delirio di onnipotenza, non solo ha nociuto al progetto, elaborato da anni negli Stati Uniti dalla destra sionista, di cui troviamo puntuale rispondenza negli Epstein files, bensì ha consentito alla platea dei cittadini del pianeta di comprendere l’incomprensibile, come, quando e dove il potere globale trova forma e compimento. Ovvero dentro gli anfratti ricattatori di fiumi di denaro, di sesso deviato, di depravazione.

Reti di potere e contatti globali

Ancora di più, se Trump non se ne fosse reso conto, la maggioranza degli americani invece sì, ha compreso quanto fosse stato errato considerarlo, e quindi eleggerlo alla massima carica dello stato, reputandolo scevro da influssi dell’establishment. Insomma, ammesso vi sia ancora l’eventualità di scongiurare la piena illegalità negli United States, il presidente in carica ha segnato da sé la propria fine politica. Naturalmente, ci sarà da tenere conto dei colpi di coda, in quanto già una prima volta Trump ha compiuto un triplo salto mortale, riuscendo a sfuggire alla condanna per il tentato colpo di stato del 6 gennaio 2021, addirittura, realizzando l’impresa di ottenere, attraverso il plebiscito del voto popolare, il secondo mandato elettivo, iniziato lo scorso 20 gennaio 2025.

Il nodo della trasparenza

Esplicitando, se i seguaci del movimento Maga (Make America Great Again) lo hanno eletto, saranno le forze occulte, quelle a cui deve il suo secondo mandato, a mantenerlo in carica? Malgrado le devastazioni, in corso d’opera, contro la stessa America? Meglio, il personaggio è stato selezionato a motivo di determinare il caos, qualora la guerra globale fosse tra gli obiettivi degli uomini in nero, acquattati dietro le quinte del palcoscenico-mondo? Proibitivo fornire riscontri. In politica i pronostici valgono meno di zero. Si narra il visibile. E di intellegibile, in questo frangente, ci sono le guerre, la produzione delle armi come unico salvacondotto dell’industria.

In tutta evidenza salta agli occhi di chiunque l’inconsistenza delle parole del tycoon, vuole il Nobel per la pace e muove guerra all’Iran, peggio finanzia con miliardi di dollari le uccisioni di 70 mila palestinesi. A essere realisti, la politica estera americana è riassumibile nella metafora di sparare a casaccio contro chiunque contrasti con gli interessi di Trump e del suo clan: laddove il proiettile si conficca, quello è il bersaglio. Insomma, tanto peggio, tanto meglio. Aggiungendo all’avventurismo, ormai conclamato, della politica estera statunitense, in uno con la sortita in Venezuela, una pagina di piombo per i metodi e le modalità di gestione del conflitto in atto, in Iran.

Diversamente da quanto accaduto nel corso della Seconda guerra mondiale, quando gli Stati Uniti costituirono l’asse portante per sconfiggere il nazismo. Arduo attribuire tutto ciò unicamente alla personalità disturbata di Trump. Di salti nel buio, gli americani sono diventati specialisti nel corso del tempo. Infatti, a considerare il passato perlomeno dal conflitto vietnamita in poi, gli interventi dell’esercito con la bandiera a stelle e strisce, ha sempre acuito le tensioni sociali, stragi e deprivazioni delle libertà collettive e personali, riportando indietro l’orologio della storia.

Ma detto ciò, l’enorme massa di scritti di Jeffrey Epstein lascia intravedere ombre acquattate dietro la corrispondenza del finanziere. Pur volendo risparmiare ai lettori l’interrogativo del come avesse accumulato la gran massa di denaro, di sola liquidità ha lasciato 650 milioni di dollari, peraltro inspiegabile con l’attività redditizia di ricattatore e di spregiudicato speculatore, in uno con truffe perpetrate a danno del fisco americano, rimane l’enigma da risolvere di un patrimonio vicino a quattro miliardi di dollari, incompatibile con ruberie e attività note.

Per sovrappiù i contatti di Epstein percorrevano l’intero pianeta, dall’Europa all’Asia, dall’Africa all’Australia fino alla Cina. E, solo per mostrare la rete, non si sa quanto da lui tessuta o, altrimenti, predeterminata dal Mossad, con il quale interloquiva, attraverso la sua compagna, la benestante britannica di origine ebraica, Ghislaine Maxwell, forse in qualità di agente per l’America, a titolo di esempio si consideri l’anonimo plenipotenziario, il Miles, il suo riferimento nella repubblica popolare, interlocutore dei più alti gradi del governo cinese.

E, dunque, pur aberrante nel suo argomentare, aveva ragione Massimo Carminati, il noto terrorista nero, l’ultima volta arrestato nell’ambito dell’inchiesta mafia capitale, a teorizzare il mondo di sopra, quello di sotto, con la zona di mezzo, destinata all’incontro tra i sommi livelli della politica, i magnati del capitale con la delinquenza organizzata, le mafie, in forza di affidare al malaffare i lavori sporchi, di cui un politico o un finanziere ai più alti livelli globali non può in nessun modo occuparsi. Assassinii compresi, a guardare il modello russo di eliminazione degli oppositori del regime putiniano.

Il futuro dello scandalo

Di tale meccanismo gli Epstein files, quantunque in codice, offrono la conferma, benché vi siano ancora migliaia di pagine da visionare e altrettante da desecretare. In ordine deduttivo, se le indagini della polizia dovessero confermare il seppellimento di diversi corpi nel vasto e desolato territorio intorno allo Zorro ranch, in Messico, la proprietà di Epstein, non costituirebbe motivo di sorpresa se lì fossero occultati altri cadaveri.

Alla dittatura dello spazio-tempo si deve la bruciante conclusione, quantunque avvertendo i lettori della riservatezza della soffiata, Epstein possedeva un lasciapassare speciale, in acronimo Nos. In parecchi non sapranno a cosa serve. Si tratta del Nulla osta di sicurezza atlantica, ovvero l’abilitazione conferita a persone fisiche per trattare informazioni classificate segrete sopra il livello di riservate.

Adesso, assumerebbe luce diversa il suicidio patito in carcere da Jeffrey Epstein? Evitando, di precisare l’identità la stessa fonte anonima ha sostenuto con riferimento all’inchiesta di Tangentopoli, un magistrato italiano godesse dello stesso trattamento di Nulla osta di sicurezza atlantica, in costanza di preparazione dell’azione giudiziaria.