A prima vista Dragon Ball e Invincible sembrano appartenere a universi lontanissimi: il primo nasce nel Giappone degli anni Ottanta come manga shōnen, il secondo prende forma negli Stati Uniti nei primi anni Duemila come fumetto supereroistico indipendente. Eppure, osservandoli con attenzione, emergono sorprendenti punti di contatto, accanto a profonde differenze che raccontano due visioni culturali opposte dell’eroe e del potere.
Origini e contesto culturale
Dragon Ball, creato da Akira Toriyama nel 1984, affonda le radici nella tradizione orientale e nella narrativa di formazione. La sua ispirazione iniziale al Viaggio in Occidente e l’evoluzione verso un racconto sempre più epico rispecchiano la filosofia dello shōnen manga: crescita personale, allenamento, superamento dei limiti. Invincible, ideato da Robert Kirkman nel 2003 per Image Comics, nasce invece nel solco della tradizione supereroistica americana, ma con l’intento di smontarne i meccanismi. Kirkman utilizza l’iconografia classica del supereroe per raccontare una storia più disillusa, in cui il potere ha conseguenze reali e spesso tragiche.
Il protagonista e il percorso di crescita
Sia Son Goku che Mark Grayson incarnano il tema centrale della crescita. Entrambi iniziano come giovani inesperti, destinati a confrontarsi con responsabilità sempre maggiori. Tuttavia, il loro percorso segue direzioni differenti. In Dragon Ball, la crescita di Goku è prevalentemente fisica e spirituale, ogni sconfitta è un’occasione per diventare più forte, ogni nemico un gradino verso una nuova consapevolezza. La morte stessa è spesso temporanea, parte di un ciclo che rafforza l’eroe. In Invincible, la crescita di Mark è soprattutto emotiva e morale. Le sue battaglie lasciano cicatrici permanenti e le decisioni hanno un peso irreversibile. Diventare un eroe significa perdere l’innocenza e accettare compromessi dolorosi.
Il ruolo della figura paterna
Uno dei parallelismi più interessanti riguarda la figura del padre. In Dragon Ball, Bardack e, soprattutto, le figure dei maestri come Muten o Re Kaioh, rappresentano guide imperfette ma positive, che accompagnano Goku nel suo percorso. In Invincible, il padre di Mark, Omni-Man, è invece il fulcro del trauma narrativo. Lontano dall’essere un mentore benevolo, incarna una visione autoritaria e spietata del potere, mettendo il figlio di fronte a una scelta morale radicale.
Violenza e rappresentazione dello scontro
Entrambe le opere fanno del combattimento un elemento centrale, ma lo trattano in modo molto diverso. Dragon Ball spettacolarizza lo scontro, trasformandolo in un rituale quasi sportivo, dove la violenza è mitigata dall’assenza di conseguenze definitive. Invincible, al contrario, mostra la violenza in modo crudo e disturbante. Ogni battaglia distrugge città, corpi e relazioni, sottolineando il lato oscuro dell’essere “invincibili”.
Visione del mondo e messaggio finale
Dragon Ball trasmette una visione ottimista: il miglioramento personale e la bontà d’animo possono superare qualsiasi ostacolo. Il mondo, pur minacciato, è fondamentalmente salvabile. Invincible offre una visione più pessimistica e realistica: il potere può corrompere, e l’eroismo non garantisce giustizia né felicità. Il bene e il male non sono mai nettamente separati.
Due opere, un’eredità comune
Nonostante le differenze, Dragon Ball e Invincible condividono un’eredità comune, hanno entrambi ridefinito il genere di appartenenza. Toriyama ha codificato il linguaggio dello shōnen moderno, mentre Kirkman ha dimostrato che il fumetto supereroistico può essere adulto, concluso e profondamente critico.
Due opere lontane per tono e filosofia, ma unite dalla stessa ambizione: raccontare cosa significa davvero crescere quando si ha un potere straordinario. In un caso attraverso la speranza, nell’altro attraverso la disillusione. Entrambe, però, hanno lasciato un segno indelebile nell’immaginario collettivo.