Dick Drago, il “clone” di Dylan Dog diventato un piccolo cult del fumetto italiano

di Tindaro Guadagnini

La nascita di Dick Drago sull’onda del successo di Dylan Dog

Nel vasto panorama del fumetto italiano degli anni Novanta esistono personaggi che, pur avendo avuto una vita editoriale brevissima, continuano a suscitare curiosità tra collezionisti e appassionati. Uno di questi è senza dubbio Dick Drago, protagonista di un’omonima serie pubblicata nel 1994 dalla casa editrice Fenix, oggi ricordata come uno degli esempi più rappresentativi del fenomeno dei cosiddetti bonellidi.

Il termine identifica quelle pubblicazioni che adottavano il classico formato editoriale reso celebre dalla Sergio Bonelli Editore, cercando spesso di replicarne il successo. Nel caso di Dick Drago, il modello di riferimento era evidente: Dylan Dog, il celebre Indagatore dell’Incubo creato da Tiziano Sclavi, il cui enorme successo editoriale aveva spinto numerosi editori a proporre personaggi dalle caratteristiche molto simili.

Le somiglianze con Dylan Dog e le differenze del personaggio

Dick Drago è un giornalista trentenne del Belfast Journal dotato di misteriosi poteri paranormali che gli consentono di percepire presagi e situazioni di pericolo. Le sue avventure lo conducono ad affrontare misteri, creature soprannaturali e antiche maledizioni, in storie costruite secondo uno schema narrativo che richiama da vicino quello di Dylan Dog.

Le somiglianze non si fermavano all’ambientazione horror. Anche l’aspetto grafico della serie, il formato dell’albo e numerosi dettagli del protagonista sembravano voler ricalcare il personaggio Bonelli. Il celebre “quinto senso e mezzo” dell’Indagatore dell’Incubo diventava uno scintillio negli occhi che annunciava un pericolo imminente; l’esclamazione “Giuda ballerino!” lasciava il posto a un improbabile “Brisk!”, motivato dalla passione del protagonista per la briscola, gioco nel quale, ironicamente, non riusciva mai a vincere. Persino l’arma utilizzata, una pistola Bodeo modello 1889, era la stessa impiegata da Dylan Dog.

Dalla breve esperienza editoriale alla riscoperta tra i collezionisti

Esistevano tuttavia alcune differenze. Dick Drago mostrava una maggiore inclinazione verso le bevande alcoliche, mentre Dylan Dog era un ex alcolista. Inoltre, dal sesto numero della serie, il protagonista instaurava una relazione stabile con la fotografa July Dickinson del New York Times, scelta narrativa piuttosto insolita per un personaggio costruito sul modello dell’eroe “solitario”. Un’altra caratteristica ricorrente era la presenza di flashback dedicati al passato dell’antagonista di turno, espediente che cercava di approfondire la psicologia dei villain.

La serie fu ideata da Patrizia D’Agostino, con sceneggiature di Giovanni Mandelli, disegni di Augusto Chizzoli, chine di Savinelli e copertine realizzate da Alessandro Nocerino. Nel corso della pubblicazione la prematura scomparsa di Chizzoli costrinse la redazione a coinvolgere nuovi disegnatori, mentre il tentativo di rilanciare il personaggio portò persino a un cambio di nome in Dick Damon. L’operazione, tuttavia, non riuscì a invertire il destino della collana.

Il fenomeno dei bonellidi negli anni Novanta

Pubblicata dal gennaio al novembre del 1994, la serie si concluse dopo undici numeri, gli ultimi due stampati in formato gigante e in tiratura limitata. Successivamente venne realizzato anche uno speciale allegato al numero 25 della serie Lucifer, ultimo tentativo di mantenere vivo il personaggio.

Dal punto di vista qualitativo Dick Drago non conquistò né il pubblico né la critica dell’epoca. Le storie vennero spesso giudicate derivative e prive di una vera identità, tanto da essere considerate uno degli esempi più evidenti del fenomeno imitativo nato sull’onda del successo di Dylan Dog. Eppure, proprio questa sua natura di “clone” lo ha trasformato nel tempo in un oggetto di culto per i collezionisti e gli studiosi del fumetto italiano.

Un esperimento editoriale diventato una curiosità cult

Negli ultimi anni Dick Drago è stato riscoperto in articoli, saggi e approfondimenti dedicati alla stagione dei bonellidi horror, diventando una curiosità editoriale che racconta un momento particolare del mercato fumettistico italiano. Più che per le sue avventure, il personaggio è oggi ricordato come testimonianza di un’epoca in cui il successo di un fumetto poteva generare decine di imitazioni, alcune destinate a scomparire rapidamente, altre a diventare, loro malgrado, piccoli cult.

A distanza di oltre trent’anni dalla sua comparsa nelle edicole, Dick Drago continua infatti a rappresentare un tassello singolare della storia del fumetto italiano: un esperimento editoriale che non riuscì a imporsi sul mercato, ma che conserva ancora oggi un posto nella memoria degli appassionati più curiosi.

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