Il Carnevale di Acireale non è pronto. Domani, però, la magia prenderà vita

di Fabiola Foti

I cantieri del Carnevale di Acireale alla vigilia dell’inaugurazione

Il lunedì prima dell’inaugurazione, verso le 18:30, alla zona dei cantieri di Acireale i carri cominciano a uscire dagli hangar. Non perché siano pronti, ma perché devono essere provati e misurati. Quando si muovono e si aprono, cambiano scala: diventano enormi, molto più grandi di quanto appaiano da chiusi. È l’unico momento in cui si può capire davvero se motori, luci, movimenti e ingombri funzionano.

Le prove tecniche dei carri allegorici: movimenti, luci e ingombri

Fuori non c’è una parata. C’è un cantiere che si sposta all’aperto. I ponteggi entrano ed escono insieme ai carri. Si controlla, si misura, si osserva. Poi, appena possibile, molti rientrano dentro. Non solo per continuare a lavorare, ma anche perché nessuno è davvero pronto a mostrarsi. Fino all’ultimo si aggiunge, si modifica, si corregge. C’è una tensione costante, quasi una paranoia: l’opera non è mai abbastanza.

La lavorazione della cartapesta continua fino all’ultimo momento

Si lavora finché non si può più rimandare.
Attaccano ancora carta.

Non si tratta di rifiniture marginali o di interventi cosmetici. Si lavora ancora. La cartapesta viene impastata, incollata, stratificata. Le mani si muovono con la velocità di chi non può permettersi di fermarsi. È evidente che il carro non è mai davvero finito: può sempre diventare qualcosa di diverso, qualcosa in più.

Il Carnevale di Acireale come processo, non come evento

Qui il Carnevale non ha un inizio netto.
È un processo che arriva fino all’ultimo istante utile.

Carri allegorici di Acireale: dimensioni, tecnologia e complessità

I carri allegorici di Acireale sono opere enormi, tecnologicamente complesse. Alcuni raggiungono dimensioni imponenti, con più di 50 motori, movimenti sincronizzati, impianti audio e luci, intere cabine di regia integrate nella struttura. Un solo carro può arrivare a circa 38.000 euro di spesa per i soli materiali, senza considerare le ore di lavoro, le competenze tecniche, la manodopera.

Quanto costa davvero un carro del Carnevale di Acireale

Un dato che resta quasi sempre invisibile. A questo dato si aggiunge un altro elemento, emerso lo scorso novembre con la pubblicazione del bando ministeriale dedicato ai Carnevali storici: per il Carnevale di Acireale il contributo pubblico risulta ridotto rispetto all’anno precedente, nonostante un punteggio in graduatoria più alto. Ben 25 mila euro in meno. Un aspetto che riguarda il rapporto tra costi di produzione, lavoro impiegato e riconoscimento istituzionale, approfondito in un articolo dedicato. (vedi qui articolo)

Il lavoro invisibile dei maestri della cartapesta

Chi guarda il Carnevale vede la festa. Non vede il lavoro che c’è dietro. Non vede il rischio economico. Non vede che, nella maggior parte dei casi, chi costruisce questi carri non vive di questo lavoro. I maestri della cartapesta fanno altro nella vita: sono carpentieri, fabbri, elettricisti, camerieri. C’è chi lavora dietro il banco di un supermercato e poi, finito il turno, si chiude in un cantiere freddo per continuare a costruire un’opera che avrà una vita brevissima.

La cartapesta ad Acireale: una risorsa culturale non strutturata

La cartapesta ad Acireale esiste davvero per circa sei settimane l’anno.
Poi torna a chiudersi negli hangar. Resta lì, mentre la città riprende il suo ritmo ordinario. Eppure è una delle risorse economiche e culturali più importanti del territorio. Una risorsa che viene mostrata, celebrata, ma non strutturata, non per colpa dell’organizzazione ma per una pura questione culturale.

Lavorare nei cantieri del Carnevale fino all’ultimo secondo

Nei cantieri il tempo ha un’altra densità. Si lavora fino all’ultimo secondo disponibile, come se fermarsi prima fosse impossibile. Non esiste un momento in cui si possa dire “abbiamo finito”. Esiste solo l’idea che si possa ancora aggiungere qualcosa.

Mancanza di progetto e contraddizioni del Carnevale di Acireale

Ed è proprio qui che emerge una delle contraddizioni più evidenti del Carnevale di Acireale: una capacità tecnica straordinaria, una forza creativa enorme, che però spesso non è sostenuta da un progetto chiaro, da una visione complessiva capace di tenere insieme forma, significato e racconto.

Non è un giudizio. È un dato che si coglie osservando.

I carri in miniatura e il lavoro fatto fino all’ultimo

Lo si vede anche nei dettagli apparentemente secondari. Alla presentazione dei carri in miniatura — opere ricchissime, complesse, alcune con oltre cinquanta movimenti meccanici — molti dei costruttori arrivano con i pantaloni ancora sporchi di colla e colore. Non è trascuratezza. È il segno di un’urgenza: fino all’ultimo hanno aggiunto elementi, parti, soluzioni. Come se togliere fosse più difficile che aggiungere. Come se fermarsi significasse rinunciare a dire qualcosa in più.

Ma non sempre aggiungere equivale a comunicare meglio.

Arte effimera e necessità di formazione progettuale

Il Carnevale di Acireale è una delle più grandi espressioni di arte effimera in Italia. E l’arte effimera, per funzionare, ha bisogno di un pensiero solido. Di un progetto. Di una formazione che non annulli la maestria artigianale, ma la rafforzi. Senza questo, il rischio è che tutta questa energia resti compressa, che si trasformi in frustrazione, competizione esasperata, isolamento.

Il giorno prima dell’inizio del Carnevale di Acireale

Nei cantieri, il lunedì prima, tutto questo si avverte chiaramente.
C’è stanchezza.
C’è orgoglio.
C’è anche una tensione silenziosa.

Domani il Carnevale inizierà. Le luci copriranno tutto. La musica, la folla, i coriandoli. Ma oggi, qui, tra la carta ancora umida e le mani sporche di colla, il Carnevale è un’altra cosa: è lavoro puro. Ed è da qui che bisogna partire per raccontarlo davvero.

Il Carnevale di Acireale non è pronto. Domani, però, la magia prenderà vita