Dacca, non è un ritorno: da Aci Catena si espande un’impresa che ha scelto di restare

di Fabiola Foti

La Dacca che riapre non è solo un’operazione industriale.
È una presa di posizione.

Si racconta la Sicilia come un luogo da cui partire.
Come se andare via fosse l’unica strada possibile.

E invece no.

Restare non è un limite, ma una decisione. E anche una responsabilità.

Gli stabilimenti dell’ex Dacca tornano a vivere.
Ma non torna la Dacca.

Ed è una differenza sostanziale, che chiarisce subito il senso dell’operazione.

Il sito storico di Aci Catena, per anni simbolo della produzione industriale del territorio, è stato acquisito da Electric Power e verrà riconvertito in un nuovo polo elettromeccanico. Non si tratta quindi di una riapertura della vecchia attività, ma dell’inizio di una nuova fase produttiva, con una visione completamente diversa.

Ed è proprio qui che la notizia cambia livello.

Perché questa operazione non parla solo di spazi recuperati o di investimenti.
Parla di una scelta precisa: quella di fare impresa di grandi dimensioni in Sicilia.

A guidarla è Renato Licciardello, amministratore unico di Electric Power, azienda elettromeccanica nata nel 1997 e oggi punto di riferimento nel settore, con una crescita costruita nel tempo e una presenza consolidata anche sui mercati internazionali.

La trasformazione dell’ex Dacca, allora, non è nostalgia industriale.
È un passaggio.

Da un modello che si è esaurito a uno che prova a rilanciarsi, partendo da un presupposto semplice ma tutt’altro che scontato: restare non è un limite, se c’è visione.

Un modello industriale che funziona

Per capire davvero il peso di questa operazione, bisogna fermarsi su cosa sia oggi Electric Power. È una realtà che opera in un segmento altamente specializzato: progettazione e produzione di quadri elettrici di media e bassa tensione, sistemi di controllo, cabine elettriche e infrastrutture energetiche.

In pratica, è uno di quei pezzi invisibili ma fondamentali che tengono in piedi il sistema energetico.

“Lavoriamo su prodotti che richiedono competenze diverse: progettazione, lavorazione, assemblaggio, collaudo. In molte aziende queste fasi sono separate. Noi le abbiamo tutte dentro”.

Il punto chiave è questo: un ciclo produttivo completo, integrato, interno.
Un modello raro, non solo per il Mezzogiorno ma per l’intero territorio.

Dentro l’azienda: non reparti, ma competenze

La forza lavoro non è organizzata solo per mansioni, ma per competenze. All’interno convivono progettisti e ingegneri, tecnici della lavorazione industriale, operatori su macchine avanzate, assemblatori e cablatori, personale per test e collaudo.

Un sistema complesso, che funziona solo se ogni parte è allineata.

“Non esiste una figura più importante delle altre. Il valore nasce da come queste competenze lavorano insieme”, spiega Licciardello.

Il lavoro come costruzione

Ed è qui che il modello cambia passo.

Electric Power non cerca semplicemente personale, ma persone che crescano all’interno di un sistema strutturato.

“Chi entra qui deve capire una cosa: non sta cercando un posto, sta costruendo un percorso”, sottolinea.
Un’impostazione che passa anche dalla formazione continua e dalla consapevolezza del lavoro svolto: “Li spingiamo a formarsi, a migliorarsi, a capire quello che fanno. Non servono esecutori, servono persone consapevoli”.

Un modello che rompe uno schema

In un contesto in cui il lavoro viene spesso raccontato come emergenza, questa impostazione segna una discontinuità.

“Qui non si parla di assistenzialismo, non si parla di posto fisso, non si parla di sopravvivenza”, afferma ancora Licciardello.

Il riferimento è a un modello che punta su tre elementi chiave: competenza, responsabilità e crescita.

“Il problema non è creare lavoro. È creare persone in grado di stare dentro il lavoro”.

Formazione e continuità

Il nuovo stabilimento porterà anche un’evoluzione interna: una academy dedicata alla formazione.

“L’università dà le basi. L’azienda completa il percorso”.

Un passaggio chiave per collegare formazione e produzione, teoria e pratica, giovani e impresa.

Un sistema che genera valore

Accanto alla crescita diretta, c’è quella dell’indotto.

“Non parliamo solo di assunzioni. Parliamo di servizi, fornitori, collaborazioni. Il lavoro che si genera è più ampio”.

Dalla logistica ai servizi interni, il nuovo polo produttivo punta a costruire un ecosistema.

Crescita economica e occupazionale

I dati sono chiari: il fatturato è destinato a crescere dagli attuali 12,5 milioni fino a circa 20 milioni entro il 2027, mentre l’organico passerà dagli attuali 45 addetti a una previsione di 75-80.

Ma non è questo il punto centrale.

Perché l’operazione non si esaurisce nei numeri.

Il vero investimento

I 10 milioni non sono solo strutture e macchinari.

Sono un investimento su persone, competenze e organizzazione.

E soprattutto su un’idea precisa: che il lavoro non si aspetta, si costruisce.

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