All’origine della caduta del profano, un tempo sacro, impero americano

di Angelo Mattone

Il declino dell’egemonia statunitense

Perché profano, si domanderanno i credenti, gli ultimi europei nostalgici della generosità statunitense profusa nell’ultimo conflitto? In quanto narrazione opposta alle verità rivelate. Quali? L’inesistente diritto internazionale, adattato alle esigenze americane, all’interno del quale gli alleati stavano sempre ai voleri della capofila, mentre gli azionisti, i più denarosi, leggasi gli ebrei, sottoscrittori e cultori della ricchezza americana, godevano del diritto di veto, quanto quello di puntare il dito contro questo o quello stato canaglia, a seconda degli interessi economici in ballo.

Nato e alleanze occidentali in crisi

Della Nato, poi, cosa dire? Nulla, se non trattarsi di una organizzazione del trattato dell’Atlantico del nord, in teoria garante della libertà e della sicurezza dei paesi membri in Europa e in Nord America attraverso la difesa militare, collettiva dei paesi aderenti.

Nei fatti un totem, più propriamente simbolo e deterrente, stracciato, quasi fosse una bandiera consunta, dal quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Troppo costoso per lo stato americano ormai esangue.

Sia chiaro, nessuno impero, né quello romano per andare all’antichità, tantomeno quello sovietico per venire alla postmodernità, rovina, va in pezzi perché il solito matto, tale è stato considerato Caligola, promotore del suo cavallo, Incitatus, nelle vesti di senatore di Roma, si alza al mattino per decretarne la fine.

Al contrario, chi governa il mondo, per meglio intendere, una porzione significativa di esso, proverà a salvarne non solamente le vestigia, quanto l’autorità, il dominio e la sfera d’influenza sulla molteplicità dei popoli e dei territori nella propria scia di influenza.

Quando, al contrario, mollerà tutto, per intenderci alla stregua del presidente degli United States of America, Donald Trump, il motivo è uno solo, non regge più la capacità imperiale di supremazia economica, militare, di autoritarietà per stabilire, imporre e mantenere il controllo diretto su territori, nazioni e popoli dentro i propri possedimenti.

A maggior ragione, se si scaglia ripetutamente contro di essi, lanciando anatemi vuoti agli occhi dei neofiti, le matricole ai primi anni di collegio, quanto significativi per orecchie aduse ai suoni del potere, qualcosa non va, l’impero traballa. Esattamente, quando successo dalla elezione di Trump, dal 20 gennaio 2025 fino a questo momento.

Con l’America esausta sul piano economico, l’estrema destra statunitense, promossa da battisti ed ebrei attraverso il documento di novecento e più pagine, Project 2025, ha favorito l’elaborazione del piano per una make America great again, rendiamo l’America di nuovo grande, nascondendo, con un’operazione in apparenza maestosa, la polvere sotto il tappeto.

In sostanza, evitando di affermare la realtà: non siamo più la potenza in grado di governare l’Occidente del mondo, a causa di una crisi economica irreversibile, malgrado in possesso ancora di un patrimonio tecnologico, militare di prima grandezza, molto meno per quello finanziario.

L’ascesa di Cina e Russia nel nuovo scenario globale

Anzi, impiegando ingenti capitali privati nella campagna elettorale delle presidenziali, è stato trainato alla Casa bianca, un personaggio anomalo, fuori da regole e schemi del passato per rompere gli equilibri attuali, dentro i quali l’America è perdente, con la Cina ad avanzare in compagnia degli stati emergenti, per provare a recuperare terreno.

Risultato? Quello sotto gli occhi di tutti, buttare a mare passato e presente, evocando un futuro migliore. Quale? Dispotismo teocratico in salsa turbocapitalista con risvolti autocratici. Cosa vuol dire? Vendere ai rinnegati ex-alleati petrolio, gas, prodotti americani, boicottare le merci di importazione straniera, imporre la propria tecnologia e l’acquisto di armi in Occidente.

Europa tra dipendenza e autonomia strategica

Intanto, punire l’Europa, alleato sleale, in quanto ha osato costituirsi in Unione tra i diversi stati, minacciando l’egemonia statunitense, a essa va comminata la punizione dei dazi.

Resta inteso anche agli insubordinati. Poi, utilizzando le fondazioni, corporation con patrimonio finalizzato a rendere le proprie idee dominanti, riempire di soldi le destre estreme del vecchio continente intanto per rompere l’eventuale solidarietà europea, progressivamente orientata a promuovere gli stati uniti d’Europa.

Successivamente, blandire le destre europee per respingere i migranti in entrata nel continente, in uno con il suggerimento di boicottare qualsiasi energia alternativa a gas e petrolio. A quale fine? A dirsi, semplice come bere un bicchiere d’acqua, nei fatti, arduo da contrastare senza l’unità di intenti degli stati europei.

Ovvero, le teste d’uovo statunitensi hanno constatato come l’inverno demografico nel vecchio continente è alla base del declino della civiltà europea, la più avanzata, la più complessa, la più articolata, culla delle democrazie, anche la più prolifica in ambito delle nuove frontiere dell’innovazione, dell’astronomia, della fisica quantistica, della stessa complessa tecnologia satellitare, pertanto può essere indebolita, perseguendo il crollo delle nascite, evitando il ricambio ovvero l’integrazione con l’innesto dei migranti.

Basti guardare allo sport o agli stessi ingegneri siriani, accorsi in anni scorsi in Germania, per rendersi conto di quale apporto abbiano fruito gli europei dagli innesti migratori. Sul gas e petrolio ci sarebbe da ridere, se non da piangere, giacché Trump pretende di vendere i prodotti americani a quattro volte il prezzo di quelli russi.

Per questa ragione dissuade gli europei dall’attivare energie pulite. Nella meschinità sta l’astuzia, nella furbizia alberga la stupidità. E se avesse ragione Epstein, pervertito sì, ma ricattatore, dunque conoscitore di uomini, nel dire a proposito di Trump, il mondo non capisce quanto è stupido?

E, il quadro tracciato inevitabilmente a maglie larghe, sottende la crisi irreversibile degli equilibri attuali. Con la Cina a guardare oltre l’orizzonte dell’attuale comparsata americana, la Russia protesa a sfruttare l’indebolimento palese degli Stati Uniti per conquistare territori, con essi risorse ulteriori, l’Europa, in uno l’Italia, indecisa se giocare la partita in proprio oppure puntare su di un rinsavimento dell’America. Non ci sarà resipiscenza, tantomeno cambio di strategia nel nuovo continente. Non può essercene.

Il Mediterraneo e il possibile nuovo ruolo dell’Italia

Nel costruire l’alternativa, l’Italia deve ripartire da sé stessa dalla sua posizione geografica, può tornare a essere centrale sul piano geopolitico, con la stessa importanza di millenni trascorsi. Basta comprendere di dovere aspirare al ruolo di potenza mediterranea, tra le medie, nel novero mondiale. Dalla Sicilia, dal suo mare passeranno le innumerevoli occasioni di nuovi equilibri, quanto da tutte le coste italiane.

Senza dimenticare, l’Adriatico, dove giacimenti di gas e petrolio, oltre 350 miliardi di metri cubi, attendono solo di essere estratti. Quantunque, dalle Alpi in avanti saranno da tessere orizzonti di sviluppo delle relazioni internazionali, sostenute dall’azione diplomatica e politica, per rifondare l’Europa nella direzione federale.

Non solo è possibile, ma si tratta dell’unica prospettiva. Sull’America non si può più contare. È collassata dopo quasi ottant’anni di protettorato sull’Europa.

America, addio.