“Cime tempestose”, una visione contemporanea della letteratura romantica

di Sveva Scocco

Già dal titolo, “Cime tempestose”, si intuisce la direzione del film. Le virgolette non sono un vezzo grafico, ma una presa di posizione: l’opera non ambisce a essere una trasposizione fedele del romanzo di Wuthering Heights di Emily Brontë, bensì una sua libera interpretazione. La regista non intende replicare la struttura narrativa ottocentesca né ricostruire con rigore filologico l’epoca, ma attingere all’immaginario emotivo del romanzo per rileggerlo con uno sguardo contemporaneo.

È un’operazione dichiarata, e proprio per questo interessante: non un adattamento, ma un dialogo.

Una comunicazione spinta, una profondità inattesa

Uno degli aspetti più discutibili, e allo stesso tempo più furbi, riguarda la strategia comunicativa. La promozione del film sui social ha insistito molto su scene a forte carica erotica, lasciando intendere che la componente sensuale fosse centrale. In realtà, le sequenze esplicite sono poche.

Chi entra in sala aspettandosi un dramma dominato dal desiderio fisico si trova invece davanti a qualcosa di più complesso: una storia di legame, crescita e tormento. Il marketing ha puntato sull’attrazione immediata; il film, invece, lavora sulla profondità.

Un amore tossico che non conosce tregua

Al centro della narrazione c’è una relazione che nasce nell’infanzia e si sviluppa tra attrazione e distruzione. I due protagonisti crescono insieme, si separano, si ritrovano, incapaci di sottrarsi l’uno all’altra. Ogni incontro è inevitabile, ogni distanza solo apparente.

Il film riprende alcune delle frasi più celebri attribuite al romanzo originale: come l’idea che le anime dei due amanti siano fatte della stessa materia, per sottolineare l’intensità di un legame che supera orgoglio, tempo e convenzioni sociali.

È un amore dichiaratamente tossico, fondato su ossessione e dipendenza emotiva. Eppure, proprio in questa dinamica distruttiva emerge una forma di protezione reciproca: lui nei confronti di lei, lei nei confronti di lui. Un legame che non riesce a trasformarsi in serenità, ma nemmeno a dissolversi.

Denaro, appartenenza, famiglia

La storia tocca anche temi più ampi: il rapporto con il padre, il senso di esclusione, la ricerca di riconoscimento sociale. Lei tenta di scegliere la stabilità, avvicinandosi a un uomo apparentemente perfetto, simbolo di sicurezza economica e prestigio. Ma il sentimento non obbedisce alla razionalità.

Il conflitto tra amore e convenienza diventa uno dei nodi centrali del racconto. Non si può comandare ai sentimenti, e ogni tentativo di farlo produce solo ulteriore sofferenza.

Colonna sonora e costumi: il passato attraversato dal presente

La distanza dall’originale emerge con chiarezza nella scelta delle musiche, che includono sonorità attuali e perfino brani legati alla scena pop del 2026, con riferimenti a Charli XCX. Una decisione che spezza qualsiasi illusione di fedeltà storica e ribadisce la volontà di collocare la vicenda in una dimensione emotiva senza tempo.

Anche i costumi, pur evocando un’estetica romantica e gotica, sono rivisitati in chiave moderna. Le linee, i tessuti, la costruzione degli abiti suggeriscono un’ispirazione ottocentesca, ma non cercano mai la ricostruzione storica puntuale. È un equilibrio sottile tra suggestione e reinterpretazione, che contribuisce a rendere il film visivamente affascinante.

Una fotografia cupa per un sentimento oscuro

La fotografia è uno dei punti di forza del film. Le atmosfere sono scure, misteriose, quasi gotiche. I paesaggi e gli interni amplificano il senso di isolamento e tormento che attraversa i protagonisti.

L’immagine sostiene il racconto emotivo: nulla è luminoso in senso rassicurante, tutto è attraversato da una tensione costante.

La chimica tra i protagonisti

Gran parte della riuscita del film si deve alla presenza magnetica dei due interpreti principali. Jacob Elordi incarna il tormento con una fisicità intensa e un carisma che ha indubbiamente attirato pubblico in sala, anche grazie ad alcune scene più esplicite che hanno fatto discutere.

Accanto a lui, Margot Robbie porta sullo schermo una combinazione di naturalezza ed eleganza che conquista. La loro chimica è credibile, vibrante, fondamentale per rendere autentica una relazione tanto estrema.

Un finale struggente

Il finale è costruito per lasciare il segno. Senza indulgere in facili sentimentalismi, il film conduce lo spettatore verso un epilogo carico di intensità emotiva. In sala, la commozione è tangibile. È il momento in cui l’amore, pur nella sua dimensione distruttiva, si manifesta nella forma più pura e tragica.

 

Un giudizio complessivo

“Cime tempestose” è un dramma che sceglie consapevolmente di allontanarsi dall’opera di Emily Brontë, pur mantenendone l’ossatura emotiva. Alterna momenti di leggerezza ad altri di forte intensità, mescolando romanticismo, ironia e tragedia.

Al di là della strategia promozionale e delle scelte moderne, resta un film profondo, capace di affrontare temi complessi come l’ossessione, la dipendenza affettiva e l’impossibilità di recidere certi legami.

Non è una trasposizione fedele, ma una reinterpretazione dichiarata. E proprio in questa libertà sta la sua forza.