Cheratocono, con il Cross-Linking Plus non si punta solo a fermare la malattia, ma anche a vedere meglio

di Redazione

Fermare la progressione di una malattia è già un risultato importante. Ma quando quella malattia compromette la vista, la domanda che ogni paziente vorrebbe fare è un’altra: “Potrò anche tornare a vedere meglio?”.

È proprio da questa esigenza che nasce l’interesse verso il Cross-Linking Plus, un approccio innovativo al trattamento del cheratocono che non si limita a contrastare la progressione della patologia, ma punta anche a migliorare la qualità visiva. Un’evoluzione significativa rispetto al cross-linking tradizionale, soprattutto per quei pazienti che, a causa delle irregolarità della cornea, non riescono più a ottenere una visione soddisfacente nemmeno con gli occhiali.

Ma come funziona? E quali risultati è possibile ottenere? Ne parliamo con l’oculista specializzato in chirurgia refrattiva e cross-linking Giovanni Moschitta.

«Il cheratocono è una patologia che può compromettere profondamente la qualità della vista, soprattutto quando viene diagnosticata in fase avanzata. Oggi il nostro obiettivo non è soltanto cercare di arrestarne la progressione, ma, quando le condizioni lo consentono, intervenire anche sulla qualità visiva del paziente».

Cheratocono: quando la cornea perde la sua forma naturale

Per comprendere l’importanza del Cross-Linking Plus bisogna partire dal cheratocono. Si tratta di una patologia progressiva della cornea, la struttura trasparente che ricopre la parte anteriore dell’occhio e contribuisce alla messa a fuoco delle immagini. In presenza di cheratocono, la cornea tende progressivamente ad assottigliarsi e a deformarsi, assumendo una forma irregolare e più conica.

Il risultato è un’alterazione della qualità visiva che può manifestarsi con astigmatismo irregolare, immagini distorte, visione sfocata e una crescente difficoltà a ottenere una correzione soddisfacente attraverso i comuni occhiali: «Uno degli aspetti più delicati del cheratocono è che può comparire già durante l’adolescenza e nei giovani adulti. In alcuni casi la progressione può essere rapida, ed è per questo che riconoscere precocemente i primi segnali è fondamentale», spiega Moschitta.

Un astigmatismo che aumenta frequentemente, cambiamenti ripetuti nella gradazione degli occhiali o una qualità visiva che continua a peggiorare non dovrebbero quindi essere sottovalutati.

Il cross-linking tradizionale: un trattamento che ha cambiato la storia del cheratocono

Per molti anni la gestione del cheratocono si è concentrata soprattutto sulla correzione dei difetti visivi attraverso occhiali e lenti a contatto, fino al ricorso al trapianto di cornea nei casi più avanzati. L’introduzione del cross-linking corneale ha rappresentato un passaggio fondamentale.

Questa procedura utilizza la riboflavina, conosciuta come vitamina B2, e una specifica esposizione ai raggi ultravioletti UVA per favorire la formazione di nuovi legami tra le fibre di collagene della cornea. L’obiettivo è aumentarne la resistenza biomeccanica e ridurre il rischio che continui a deformarsi.

«Il cross-linking tradizionale ha rivoluzionato il trattamento del cheratocono perché ci ha permesso di intervenire sulla progressione della malattia. Il suo obiettivo principale, però, rimane la stabilizzazione corneale».

Ed è proprio qui che entra in gioco il Cross-Linking Plus.

Cross-Linking Plus: la differenza è nella qualità della vista

Stabilizzare la cornea è fondamentale. Ma stabilità e qualità visiva non sono necessariamente la stessa cosa. Un paziente può avere un cheratocono stabilizzato e continuare comunque a vedere in maniera distorta, proprio a causa delle irregolarità che la patologia ha prodotto sulla superficie corneale. Il Cross-Linking Plus nasce per affrontare anche questo aspetto.

Il termine comprende approcci combinati nei quali il cross-linking viene associato, in pazienti selezionati, a procedure mirate a migliorare la regolarità della cornea e la sua qualità ottica: «Con il Cross-Linking Plus cerchiamo di raggiungere un duplice obiettivo: contrastare la progressione del cheratocono e migliorare la qualità della visione. Non ci interessa soltanto che la cornea rimanga stabile, ma anche valutare se possiamo renderla otticamente più regolare».

Questo può tradursi in una riduzione delle distorsioni visive e in un miglioramento della capacità di distinguere immagini e dettagli. I risultati, naturalmente, dipendono dalle caratteristiche individuali della cornea e non sono uguali per tutti.

Come si può migliorare la vista intervenendo sulla cornea?

Il problema del cheratocono non riguarda soltanto lo spessore corneale, ma anche la sua forma Quando la superficie diventa irregolare, la luce non viene focalizzata correttamente sulla retina. Le immagini possono quindi apparire deformate, sdoppiate o poco nitide.

In alcuni protocolli di Cross-Linking Plus, un trattamento laser personalizzato viene utilizzato per regolarizzare selettivamente la superficie corneale, mentre il cross-linking contribuisce alla sua stabilizzazione: «La tecnologia ci permette di studiare con grande precisione la conformazione della cornea e, nei casi idonei, pianificare un trattamento personalizzato. L’obiettivo non è semplicemente correggere un numero di diottrie, ma migliorare la qualità ottica di una superficie che è diventata irregolare».

È una distinzione fondamentale rispetto alla comune chirurgia refrattiva. Nei pazienti con cheratocono, infatti, la cornea presenta caratteristiche che impongono limiti molto rigorosi a qualsiasi procedura che comporti la rimozione di tessuto. Per questo l’eventuale trattamento laser deve essere attentamente pianificato e non può essere proposto indiscriminatamente.

Significa poter eliminare occhiali e lenti a contatto?

Non necessariamente. È importante distinguere il miglioramento della qualità visiva dall’eliminazione completa del difetto refrattivo.

«Il Cross-Linking Plus non deve essere interpretato come un intervento per togliere gli occhiali. Il suo obiettivo è cercare di migliorare la qualità della visione in una cornea affetta da cheratocono, compatibilmente con le condizioni cliniche del paziente».

In alcuni casi, una superficie corneale più regolare può consentire una visione più soddisfacente anche con la correzione ottica. In altri, il paziente può continuare ad avere bisogno di occhiali o lenti a contatto specialistiche. Ciò che conta è valutare il beneficio visivo realisticamente ottenibile, senza promettere risultati identici per tutti.

Tutti i pazienti con cheratocono possono sottoporsi al Cross-Linking Plus?

La risposta è no. Non tutti i pazienti presentano caratteristiche corneali compatibili con un trattamento combinato. Spessore della cornea, grado di irregolarità, evoluzione della malattia, età e qualità visiva sono alcuni degli elementi che devono essere considerati.

Per questo assumono un ruolo centrale esami diagnostici come la topografia e la tomografia corneale, che consentono di analizzare con precisione la struttura della cornea: «La personalizzazione è fondamentale. Ci sono pazienti per i quali il cross-linking tradizionale rappresenta la scelta più appropriata e altri nei quali possiamo valutare un approccio combinato. Non esiste una soluzione universale per tutti i cheratoconi».

Anche i rischi devono essere attentamente considerati: come ogni procedura corneale, il trattamento può comportare complicanze, tra cui opacità, infezioni, problemi di guarigione o risultati visivi inferiori alle aspettative.

Perché la diagnosi precoce rimane fondamentale?

Nonostante i progressi tecnologici, il fattore tempo continua ad avere un ruolo determinante. Il cheratocono può evolvere in maniera differente da persona a persona, ma nei pazienti più giovani può presentare una progressione particolarmente significativa. Riconoscerlo nelle fasi iniziali permette di valutare tempestivamente le possibilità terapeutiche, prima che la deformazione corneale diventi troppo avanzata.

«Oggi abbiamo strumenti che ci permettono di diagnosticare il cheratocono anche nelle sue forme iniziali. Questo è fondamentale perché intervenire tempestivamente significa avere maggiori possibilità di preservare la funzione visiva e valutare il trattamento più adatto». La visita oculistica, associata agli esami corneali quando indicati, rimane quindi il primo passo.