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Cartellone pubblicitario Pro Vita tra le polemiche

Dalla Cgil fino al Consultorio Autogestito “Mi Cuerpo Es Mio”, il cartellone pubblicitario pro vita affisso in questi giorni a Catania ha scatenato tante polemiche.  

Ieri sera, moltissime donne si sono riunite per sottolineare ancora una volta che l’autonomia del corpo della donna non può essere né giudicato né controllato da altri.

Così, al grido di “Sul mio corpo decido io”, attraverso uno striscione questa sera è stato coperto il cartellone pubblicitario affidato dal comune di Catania all’associazione pro vita famiglia.

Tutto inizia con un post lanciato dalla pagina Facebook del Consultorio, di denuncia del cartellone appeso, da lì a poco il tram tram mediatico ha permesso a diverse donne di incontrarsi per coprire il messaggio del gruppo pro vita e famiglia. Questo gruppo, infatti, non è nuovo a queste dinamiche: già qualche mese fa furono al centro del dibattito popolare con un cartellone pubblicitario contro la RU468. Successivamente furono accusati di divulgare notizie false, divulgare informazioni illeciti e non scientifiche e soprattutto espressione contro la dignità della donna.

Qualche giorno fa è sorto anche nei dintorni della città di Catania il cartellone pubblicitario dei pro life in cui vi è una donna che sorregge un cartello con su scritto frasi violente come “sopprimere mio figlio non è una mia scelta”, su ciò dichiara Virginia Intelisano del Consultorio” Autogestito Mi cuerpo Es Mio” : «la scelta di Ivg fatta da molte donne per motivi individuali, personali, che non devono in alcun modo essere giustificati agli occhi di nessuno, non può essere giudicata in questo modo violento e machista».

«Siamo stanche di dover ribadire ancora oggi, dopo anni di lotte e di leggi conquistate come la 194 che solo noi abbiamo il diritto di decisione sul nostro corpo- e continua Virginia- probabilmente l’unico mezzo con il quale riescono a veicolare i loro messaggi è quello della informazione falsata, mandando dei messaggi fuorvianti a chi legge. La legge per l’aborto a tempi e scadenze ben precise, attuate da comitati scientifici affinché la procedura vada sempre per il meglio, siamo stanche e arrabbiate di ascoltare ancora la morale filo cattolica e bacchettone di qualche ignorante».

«Il cartello infatti, vuole centrale la discussione sulla “disumanità della pratica abortiva”, dimenticandosi che l’interruzione volontaria di gravidanza è legale in Italia in base alla 194. Una legge fortemente voluta dalle donne e confermata da un referendum popolare ben 42 anni fa, che tutela non solo la libera decisione della donna ma soprattutto la tutela della salute mentale e fisica di quest’ultima», conclude Virginia.

E.G.

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Redazione

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