L’arte di Magic: The Gathering

di Salvatore Mellia

Ciò che rende Magic: The Gathering, il gioco di carte più famoso di sempre è, indubbiamente, il comparto regolistico, la profondità strategica e i formati competitivi. Ma c’è molto di più: la sua arte.

In un piccolo cartoncino di pochi centimetri quadrati si apre una finestra, un frammento di mondo illustrato che, agli inizi degli anni novanta, sovvertì le regole del fantasy visivo. All’epoca l’illustrazione fantastica trovava spazio soprattutto sulle copertine di romanzi, di fumetti e di manuali di gioco di ruolo. Wizards of the Coast compì un gesto radicale: portare l’arte dentro il gioco, farne parte integrante dell’esperienza ludica.

Sin dall’origine, le carte non avevano solo un sistema di gioco innovativo ma, anche, un’identità visiva unica. Illustrazioni come il Black Lotus sono diventate iconiche non solo per il valore economico, ma per la capacità di evocare mistero, potere, leggenda.

Fin dall’inizio, Magic ha scelto una strada precisa: affidarsi a illustratori con stili differenti, senza imporre un’estetica uniforme. Il risultato è stato un mosaico visivo che ha attraversato decenni di evoluzione artistica, dal fantasy classico alla pittura digitale contemporanea.

Molti artisti hanno lasciato un segno profondo nel linguaggio visivo del gioco. Basti pensare a Christopher Rush, pioniere dell’identità visiva di Magic, il cui tratto vibrante contribuì a definire l’estetica primordiale del prodotto. O a Mark Tedin che, a tutt’oggi, incarna l’anima più surreale e visionaria delle origini con le sue illustrazioni caratterizzate da forme distorte e colori audaci. Ancora, Seb McKinnon capace di introdurre un’estetica oscura e onirica, sospesa tra pittura e visione contemporanea. L’elenco potrebbe continuare a lungo: non basterebbero pagine per citare tutti gli artisti che hanno contribuito a costruire l’immaginario del gioco. E ciò poiché in Magic l’illustratore non è un semplice esecutore ma diventa co-autore dell’immaginario.

Nel corso degli anni, com’è ovvio, l’arte di Magic è cambiata insieme al pubblico.
Le prime espansioni avevano un carattere classico. Con il tempo, l’universo visivo si è variegato diventando più cinematografico e più dettagliato. Oggi, si assiste anche a scelte artistiche controverse come l’inserimento di immagini provenienti da videogiochi o film animati; ‘art’ che hanno fatto storcere il naso a gran parte della community, poco incline a vedere contaminata l’estetica storica del gioco.

Al tempo stesso, però, l’introduzione di trattamenti speciali – borderless, showcase, extended art – ha ampliato ulteriormente lo spazio dedicato all’immagine, trasformando alcune carte in vere e proprie stampe da collezione. Non è un caso che molti giocatori, ancora oggi, acquistino determinate versioni di una carta non per la sua potenza ma per l’illustrazione.

Dunque, una carta di Magic può essere considerata, allo stesso tempo, oggetto ludico e opera d’arte. È riproducibile, stampata in migliaia di copie, eppure assume una dimensione quasi unica nel momento in cui viene scelta dal giocatore, inserita in un mazzo e giocata. Non è un’illustrazione che accompagna un testo bensì un’immagine che diventa parte integrante della meccanica.

Dopo oltre trent’anni di pubblicazioni, Magic ha costruito un archivio visivo impressionante con migliaia di artisti coinvolti e decine di migliaia di immagini prodotte. Un museo, fatto di carte che passano di mano in mano, finiscono in raccoglitori, vengono incorniciate, scambiate, studiate.

L’arte di Magic non si limita a rappresentare un mondo fantasy: contribuisce a crearlo, a definirlo, a renderlo riconoscibile ed è una componente strutturale dell’esperienza di gioco. Perché, prima ancora di lanciare una magia, il giocatore guarda l’immagine che è impressa sulla carta ed è in quello sguardo che si consuma il primo, vero, incantesimo.