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Anastasio Carrà rinviato a giudizio per scarichi abusivi

Reati ambientali, ed in particolare nella gestione delle acque reflue, è l’accusa mossa nei confronti del sindaco mottese Anastasio Carrà e di altre quattro persone. Il gup di Catania, accogliendo la richiesta della Procura ha rinviato a giudizio il sindaco leghista, Antonio Di Rosa dirigente dell’Area tecnica del Comune, Giuseppe Amato legale rappresentante della Cps società di gestione dell’impianto di depurazione di contrada Ardizzone, Caterina Agata Italia Sapienza amministratore unico della società, e Gabriele Rizzotti rappresentante di fatto dell’impresa.

Sui primi tre pende l’accusa di delitto colposo contro la salute pubblica: secondo la Procura di Catania, tra novembre 2015 e marzo 2018 scarichi abusivi di acque reflue unite a livelli allarmanti di Escheria Coli avrebbero compromesso in maniera significativa i valori delle acque del Fosso Lagani. L’inquinamento avrebbe interessato anche il suolo.

Ma non solo: la Procura contesta a Sapienza, Rizzotti ( a cui passa la gestione del depuratore nel 2018), Di Rosa ed al sindaco anche il reato di divieto di scarico sul suolo poiché avrebbero effettuato abusivamente lo scarico nell’alveo del Fosso Lagani delle acque reflue brute, provenienti dalla pubblica fognatura del Comune di Motta Sant’Anastasia in commistione con i reflui depurati in uscita dall’impianto sul suolo attraverso un by-pass non autorizzato.

La prima udienza si terrà il prossimo 2 marzo 2022 davanti alla prima sezione collegiale del Tribunale etneo.

Marano: “Accuse gravi: il sindaco si dimetta”

Il rinvio a giudizio del primo cittadino mottese, ha portato la deputata Ars pentastellata Jose Marano a chiedere le dimissioni di Anastasio Carrà.

«Quando si amministra occorre essere al di sopra di ogni sospetto: le ipotesi accusatorie nei confronti de sindaco di Motta sono gravi. Si parla di scarichi abusivi di acque reflue urbane contenenti percentuali di concentrazione di parametri chimici ed escherichia coli superiori ai limiti previsti che avrebbero causato “la compromissione significativa delle acque del Fosso Lagani e anche del suolo».

«Ci sarebbe stato un by pass non autorizzato, altra circostanza grave. Dov’era l’amministrazione? Perché il sindaco non è intervenuto per preservare la salute dei cittadini e l’ambiente? Il territorio di Motta ha subito tanto sotto il profilo ambientale per via della discarica: non possiamo accettare che un primo cittadino sia accusato di profili così gravi».

E.G.

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Redazione

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