Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha rappresentato, per l’Italia, una leva strategica per sostenere e accelerare il processo di transizione ecologica. In particolare, la Missione 2 – “Rivoluzione verde e transizione ecologica” ha posto tra i propri obiettivi il rafforzamento della capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e la promozione del paradigma dell’economia circolare, attraverso il potenziamento delle infrastrutture per la raccolta differenziata, l’ammodernamento e lo sviluppo degli impianti di trattamento, la riduzione del divario infrastrutturale tra Nord e Sud del Paese e la realizzazione di progetti innovativi nelle filiere strategiche.
Il 2026 si configura, pertanto, come un anno particolarmente rilevante per la conclusione del percorso delineato dal Piano, ma anche come l’inizio di una nuova fase per l’economia circolare.
L’Unione europea punta a raddoppiare entro il 2030 l’attuale tasso di circolarità (11,8%), colmando un divario che, a livello mondiale, appare in aumento. Al centro di questa accelerazione vi è il Circular Economy Act, affiancato da un insieme articolato di interventi normativi: la digitalizzazione delle spedizioni transfrontaliere dei rifiuti, l’applicazione del nuovo Regolamento sugli imballaggi (PPWR), la revisione della Direttiva quadro sui rifiuti con obiettivi vincolanti di riduzione dello spreco alimentare, l’introduzione dell’EPR per il settore tessile, il consolidamento del diritto alla riparazione e l’attuazione del nuovo quadro sull’Ecodesign, che includerà il passaporto digitale dei prodotti e il divieto di distruzione degli invenduti.
1° Sessione Ore 9.30–11.00
Oltre il PNRR: a che punto siamo? Gestione efficiente, avvio al riciclo, impianti per l’economia circolare
Il 2026 segnerà una svolta cruciale per l’economia circolare europea e nazionale, con il passaggio dalla fase di programmazione a quella di piena attuazione delle politiche.
Sono ancora molti, però, i nodi da sciogliere per rendere realmente efficaci le misure normative previste per l’economia circolare, a cominciare all’implementazione della raccolta differenziata in alcuni territori, sia in termini quantitativi sia qualitativi, passando per l’efficientamento dei processi di riciclo e, soprattutto, concentrandosi sugli sbocchi delle materie prime seconde derivanti dai processi di recupero.
Nel loro insieme, PNRR e nuove politiche europee sull’economia circolare rendono il 2026 un anno spartiacque per l’Italia e per l’UE: una finestra temporale stretta ma strategica, nella quale capacità di spesa, attuazione regolatoria e visione industriale dovranno convergere per trasformare gli obiettivi di sostenibilità in risultati concreti e duraturi.
2ª sessione – Ore 11.00–12.30
Gestione del residuo secco differenziato urbano: dal blocco del mercato del riciclo alle opportunità della filiera industriale
Il mercato unico delle materie prime seconde resta frenato dai costi, dalla complessità normativa e da una domanda ancora insufficiente. A ciò si aggiunge la carenza di una filiera industriale e di impianti per la valorizzazione del secco differenziato, in grado di gestire, anche a causa dei raggiunti limiti strutturali e autorizzativi, le crisi di sbocco delle materie prime seconde, con conseguente saturazione degli impianti e gravi ricadute sulla continuità della raccolta differenziata nei Comuni.
Accanto ai provvedimenti messi in campo dall’Unione europea, nell’ambito del Clean Industrial Deal e del Circular Economy Act, che puntano a raddoppiare entro il 2030 la quota di materiali circolari utilizzati dal sistema produttivo, portandola dal 12% al 24%, occorre rafforzare sia la capacità impiantistica della filiera industriale sia la domanda di materie prime seconde.
Bruxelles prepara, inoltre, nuovi criteri per gli acquisti pubblici, con una maggiore attenzione al “Made Green in EU”, nonché obblighi di contenuto minimo di materiale riciclato per diversi prodotti, anche grazie alla progressiva attuazione del quadro normativo sull’Ecodesign.
Dare concreta attuazione all’obbligatorietà del Green Public Procurement (GPP), peculiarità tutta italiana introdotta dall’articolo 57 del Codice dei contratti pubblici, è fondamentale per sostenere un “Clean Industrial Deal” consapevole e orientato alla sostenibilità. Gli acquisti pubblici verdi sono infatti necessari per lo sviluppo e la diffusione di pratiche di economia circolare, che passano anche dalla scelta e dall’acquisto di prodotti più innovativi e sostenibili.
3a Sessione ORE 12.30 -13.30
La gestione sostenibile ed efficiente del rifiuto urbano residuo: dalla riduzione della produzione all’innovazione del processo industriale nella chiusura del ciclo dei rifiuti
Anche in Sicilia, negli ultimi anni, come nel resto del Paese, è stato dimostrato come sia possibile cambiare, anche rapidamente, alcune logore abitudini, alimentate da una cattiva gestione dei servizi e, in alcuni casi, da interessi opachi legati alla gestione del ciclo dei rifiuti. Nonostante le difficoltà, sono stati sviluppati e realizzati progetti che hanno migliorato la quantità e la qualità della raccolta differenziata dei rifiuti urbani e la loro valorizzazione ai fini dell’avvio al riciclo. Rispetto a dieci anni fa, sono progressivamente diminuiti i rifiuti conferiti in discarica, per un quantitativo pari a quasi 1 milione di tonnellate. Tuttavia, permangono forti criticità nella chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti, caratterizzato ancora da una significativa produzione di rifiuto indifferenziato e dalla necessità di rispondere efficacemente agli obiettivi europei di gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti e di riduzione del ricorso alla discarica. Innovazione ed efficienza economica, industriale e ambientale nella gestione sostenibile del rifiuto urbano e dell’indifferenziato sono le condizioni irrinunciabili per garantire una concreta transizione verso l’economia circolare.