Chirurgia refrattiva: cosa succede se muovo gli occhi durante l’intervento laser?

di Redazione

Bastano pochi secondi per immaginare la scena: sei sdraiato sul lettino, il laser sta per correggere il tuo difetto visivo e improvvisamente ti viene un dubbio. E se muovessi gli occhi? Se guardassi dalla parte sbagliata? Se non riuscissi a rimanere perfettamente immobile?

È una delle paure più diffuse tra chi sta valutando un intervento di chirurgia refrattiva. Del resto, l’idea di dover mantenere lo sguardo fermo mentre un laser lavora su una struttura delicata come la cornea può generare una certa apprensione.

Ma un movimento involontario può davvero compromettere l’intervento?

Ne parliamo con l’oculista, specializzato in chirurgia refrattiva, Giovanni Moschitta.

«È una preoccupazione comprensibile. Molti pazienti pensano di dover mantenere gli occhi perfettamente immobili per tutta la durata dell’intervento. In realtà, le moderne tecnologie laser sono progettate tenendo conto anche dei piccoli movimenti oculari involontari».

Gli occhi non sono mai completamente fermi

Anche quando fissiamo intensamente un punto, i nostri occhi compiono piccoli movimenti involontari. È una caratteristica fisiologica del sistema visivo, non qualcosa che possiamo eliminare semplicemente concentrandoci.

«Non possiamo chiedere a un paziente di bloccare completamente ogni movimento dell’occhio. Sarebbe irrealistico. Quello che possiamo fare è utilizzare tecnologie e procedure che consentano di eseguire il trattamento nelle condizioni previste di sicurezza», spiega Moschitta.

La collaborazione del paziente rimane importante, ma non significa dover controllare ogni singolo movimento.

Come fa il laser a sapere dove deve intervenire?

Uno degli strumenti più importanti utilizzati in molti moderni laser a eccimeri è l’eye tracker, un sistema che rileva la posizione dell’occhio durante il trattamento. La sua funzione è seguire i movimenti oculari e consentire al sistema di adattare l’erogazione del laser entro i limiti previsti dalla tecnologia utilizzata.

«L’eye tracker permette di monitorare la posizione dell’occhio durante la procedura. Se vengono rilevati movimenti che superano determinate soglie, il sistema può interrompere temporaneamente l’erogazione del laser». In altre parole, il trattamento non dipende esclusivamente dalla capacità del paziente di rimanere immobile.

È importante, però, precisare che le tecnologie e i sistemi di controllo variano in base al laser e alla tecnica chirurgica impiegata.

E se guardo improvvisamente da un’altra parte?

È probabilmente la domanda che preoccupa maggiormente i pazienti. Durante l’intervento può capitare di perdere per un momento il punto di fissazione oppure di compiere un movimento improvviso.

Questo non significa automaticamente compromettere il risultato: «Se durante una procedura con eye tracking l’occhio si sposta oltre i limiti consentiti, il sistema può sospendere l’emissione del laser. Il chirurgo verifica quindi che ci siano le condizioni corrette per proseguire».

Il comportamento del sistema dipende dalla tecnologia utilizzata e dall’entità del movimento. Non tutti i movimenti vengono gestiti nello stesso modo e non tutte le tecniche refrattive prevedono gli stessi meccanismi. L’aspetto fondamentale è che il chirurgo mantiene il controllo della procedura e può decidere quando interrompere, riprendere o modificare il trattamento.

Ma durante l’intervento si può sbattere le palpebre?

Un’altra preoccupazione riguarda il riflesso di chiudere gli occhi. È un gesto automatico che compiamo migliaia di volte al giorno e che può sembrare difficile da controllare, soprattutto quando siamo nervosi.

«Durante l’intervento viene utilizzato uno strumento chiamato blefarostato, che mantiene delicatamente separate le palpebre. In questo modo il paziente non deve preoccuparsi di tenerle aperte volontariamente». La sensazione può essere insolita, ma l’obiettivo dello strumento è proprio evitare che la chiusura involontaria delle palpebre interferisca con la procedura.

Tutte le tecniche di chirurgia refrattiva funzionano allo stesso modo?

No. Ed è una distinzione importante. Tecniche come PRK, FemtoLASIK e SMILE utilizzano strumenti e modalità differenti per correggere i difetti refrattivi. Nei trattamenti con laser a eccimeri, come la PRK e la fase di correzione della FemtoLASIK, possono essere impiegati sistemi di eye tracking. Nelle procedure che utilizzano il laser a femtosecondi, invece, il controllo della posizione dell’occhio può avvenire attraverso sistemi di interfaccia e stabilizzazione specifici.

«Ogni tecnica presenta caratteristiche proprie. Per questo è importante spiegare al paziente non soltanto quale intervento verrà eseguito, ma anche cosa dovrà fare durante le diverse fasi».

Non esiste quindi un unico meccanismo di controllo valido per tutte le procedure.

E se sono una persona particolarmente ansiosa?

La paura di muoversi durante l’intervento è spesso collegata a un timore più generale: quello di perdere il controllo. Ma la chirurgia refrattiva non dovrebbe essere affrontata come una prova di resistenza.

«Il paziente deve sentirsi informato e accompagnato. Prima dell’intervento è importante chiarire ogni dubbio, anche quelli che possono sembrare banali. Non bisogna avere paura di comunicare il proprio stato d’ansia».

Il chirurgo può spiegare la durata delle diverse fasi, le sensazioni che potrebbero essere avvertite e le modalità con cui verrà gestita la procedura. Nei casi in cui l’ansia sia particolarmente significativa, è opportuno discuterne durante la valutazione preoperatoria, per stabilire se e come affrontarla.

Il risultato dipende dalla capacità di stare fermi?

La collaborazione del paziente è certamente importante, ma il risultato della chirurgia refrattiva dipende da molti altri fattori. La corretta selezione del candidato, le caratteristiche della cornea, la stabilità del difetto visivo, la pianificazione del trattamento e la tecnologia utilizzata sono tutti elementi fondamentali.

«La sicurezza di un intervento non può essere affidata esclusivamente alla capacità del paziente di non muoversi. È il risultato di una valutazione accurata, di una corretta pianificazione e dell’utilizzo appropriato delle tecnologie disponibili».

Naturalmente, nessuna tecnologia può eliminare completamente i rischi chirurgici. Per questo rimangono essenziali l’esperienza del chirurgo, il rispetto dei protocolli e la valutazione individuale.

jacktoto