Highlander, 34 anni dopo: il mito degli immortali che conquistò la televisione

di Tindaro Guadagnini

Il 3 ottobre 1992 debuttava sul piccolo schermo Highlander, la serie televisiva ispirata al celebre film del 1986. Sei stagioni, decine di episodi e un protagonista diventato un’icona della cultura pop: Duncan MacLeod.

Ci sono serie televisive che appartengono a una determinata epoca e altre che, con il passare degli anni, riescono a trasformarsi in veri e propri cult. Highlander appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Il 3 ottobre 1992 debuttava infatti la serie televisiva tratta dall’universo narrativo inaugurato dal film Highlander – L’ultimo immortale. A vestire i panni del protagonista era Adrian Paul, interprete di Duncan MacLeod, immortale appartenente al clan scozzese dei MacLeod.

La serie prese il testimone dal film e costruì progressivamente una propria identità, portando sul piccolo schermo una storia fatta di duelli con la spada, avventura, mistero e continui salti tra presente e passato.

Duncan MacLeod, l’immortale in lotta contro il tempo

Duncan MacLeod vive da secoli e, come gli altri immortali, è destinato a sopravvivere finché non verrà sconfitto in combattimento da un altro della sua stessa specie.

Il cuore della serie è proprio questo eterno confronto. Gli immortali si incontrano attraverso i secoli, portandosi dietro ricordi, rivalità e vecchi debiti. Ogni duello diventa così anche un viaggio nella storia.

La celebre frase “There can be only one”, diventata uno dei simboli dell’intero franchise, riassume la regola fondamentale di questo universo: alla fine, soltanto un immortale potrà rimanere.

Sei stagioni diventate un cult

Highlander proseguì per sei stagioni, concludendosi nel 1998. Nel corso degli anni la serie sviluppò una mitologia sempre più ampia, alternando le vicende ambientate nel presente ai flashback dedicati alle diverse epoche attraversate da Duncan.

Uno degli elementi più caratteristici era proprio la possibilità di raccontare la storia dell’umanità attraverso gli occhi di un personaggio immortale. Duncan poteva essere contemporaneamente uomo del presente e testimone di eventi lontani secoli.

Accanto ad Adrian Paul, la serie costruì anche un gruppo di personaggi ricorrenti che contribuirono alla sua popolarità, tra cui Richie Ryan, Joe Dawson e Methos.

L’eredità di Highlander

A distanza di oltre tre decenni dal debutto televisivo, Highlander continua a essere ricordato da una generazione di spettatori cresciuta tra televisione, cinema e cultura pop degli anni Novanta.

La serie ha avuto anche degli spin-off, tra cui Highlander: The Raven, e ha contribuito a mantenere vivo l’universo degli immortali ben oltre il film originale.

Il suo successo è legato anche a una formula particolare: fantasy e avventura si incontrano con elementi storici, mentre la vita apparentemente eterna dei protagonisti diventa una riflessione sul tempo, sulla perdita e sulla memoria.

Ed è forse proprio questo uno dei motivi per cui Duncan MacLeod continua a essere ricordato: un personaggio che attraversa i secoli, ma che non smette mai di confrontarsi con ciò che significa essere umano.

A 34 anni dal debutto televisivo, la leggenda degli immortali continua a vivere. Perché, come recita il motto che ha accompagnato l’intera saga, “ne resterà soltanto uno”.