12 settembre 2001, la NATO invoca l’articolo 5: quando un attacco a uno diventò un attacco a tutti

di Tindaro Guadagnini

Ventiquattro ore dopo gli attentati dell’11 settembre, l’Alleanza Atlantica annuncia per la prima volta nella sua storia il ricorso al principio della difesa collettiva. La conferma arriverà il 2 ottobre: gli Stati Uniti non sono soli.

Sono trascorse meno di 24 ore dagli attentati che hanno sconvolto gli Stati Uniti e il mondo intero. È il 12 settembre 2001. A Bruxelles si riunisce il Consiglio Nord Atlantico, l’organo politico della NATO. Sul tavolo c’è una decisione destinata a segnare la storia dell’Alleanza: ricorrere, per la prima volta, all’articolo 5 del Trattato di Washington, il principio cardine della difesa collettiva.

Il giorno precedente, l’11 settembre, quattro aerei di linea erano stati dirottati da terroristi di al-Qaeda. Due erano stati fatti schiantare contro le Torri Gemelle del World Trade Center a New York, uno contro il Pentagono e un quarto era precipitato in Pennsylvania dopo la rivolta dei passeggeri.

Il bilancio sarebbe stato drammatico: quasi 3.000 vittime, oltre a migliaia di feriti, e un mondo destinato a cambiare profondamente.

“Un attacco contro uno è un attacco contro tutti”

L’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico stabilisce il principio secondo cui un attacco armato contro uno o più Paesi membri, in Europa o Nord America, deve essere considerato un attacco contro tutti gli alleati.

Non significa automaticamente che tutti gli Stati debbano dichiarare guerra o intraprendere la stessa azione militare. Ogni alleato è chiamato a fornire l’assistenza che ritiene necessaria, compreso, se necessario, l’impiego della forza.

È il principio sul quale poggia la difesa collettiva dell’Alleanza Atlantica.

Il 12 settembre 2001, il Consiglio Nord Atlantico dichiarò che, qualora fosse stato stabilito che gli attentati erano stati diretti dall’estero contro gli Stati Uniti, essi sarebbero stati considerati un’azione rientrante nell’articolo 5.

Era la prima volta che la NATO decideva di ricorrere a questo meccanismo.

La conferma definitiva arrivò il 2 ottobre 2001, dopo che gli Stati Uniti presentarono agli alleati le informazioni raccolte sulle responsabilità degli attentati. La NATO stabilì quindi che gli attacchi dell’11 settembre erano riconducibili alla rete terroristica di al-Qaeda e rientravano nell’ambito dell’articolo 5.

Una decisione senza precedenti

La scelta del 12 settembre ebbe un enorme valore politico e simbolico.

Fondata nel 1949, la NATO era nata come alleanza di difesa collettiva nel pieno delle tensioni della Guerra fredda. Per oltre mezzo secolo, tuttavia, l’articolo 5 non era mai stato invocato.

Il nemico, questa volta, non era uno Stato. L’attacco non proveniva da un esercito tradizionale, ma da una rete terroristica internazionale capace di colpire il territorio degli Stati Uniti nel cuore della loro vita politica ed economica.

Era una situazione completamente nuova per l’Alleanza.

La NATO rispose mettendo in pratica uno dei suoi principi fondamentali: la sicurezza di un alleato era una questione che riguardava tutti.

Dalla solidarietà alle prime operazioni

L’invocazione dell’articolo 5 non rimase soltanto una dichiarazione politica.

Gli Stati Uniti chiesero agli alleati una serie di misure concrete. Tra queste ci furono il rafforzamento della condivisione delle informazioni di intelligence, l’accesso agli aeroporti e alle infrastrutture, l’aumento della protezione di installazioni militari e civili e il sostegno alle operazioni statunitensi.

La NATO schierò inoltre i propri AWACS, gli aerei dotati di sistemi avanzati di sorveglianza e controllo dello spazio aereo, per contribuire alla protezione dei cieli degli Stati Uniti.

Fu il primo impiego diretto di assetti NATO a sostegno della difesa del territorio statunitense.

La risposta agli attentati avrebbe contribuito a trasformare profondamente il ruolo dell’Alleanza, che negli anni successivi avrebbe assunto un impegno crescente nella lotta internazionale al terrorismo e in operazioni al di fuori della tradizionale area euro-atlantica.

Venticinque anni dopo

A distanza di 25 anni, quella decisione resta un momento unico nella storia della NATO.

L’articolo 5 è stato invocato una sola volta, proprio in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001.

Il significato di quella giornata va però oltre la dimensione strettamente militare. Il 12 settembre fu soprattutto il giorno in cui gli alleati vollero comunicare agli Stati Uniti che, dopo la tragedia dell’11 settembre, non sarebbero rimasti soli.

In un mondo ancora sconvolto dalle immagini di New York e Washington, l’Alleanza riaffermò il principio che aveva accompagnato la sua nascita: un attacco contro uno degli alleati riguarda tutti.

Un principio nato durante la Guerra fredda e chiamato, per la prima volta, a confrontarsi con una minaccia completamente diversa.

Quel giorno di settembre del 2001 segnò così l’inizio di una nuova fase della politica internazionale e della storia della NATO. E a 25 anni di distanza, l’articolo 5 continua a rappresentare il simbolo più forte della promessa di difesa collettiva su cui si fonda l’Alleanza Atlantica.

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