L’11 settembre al cinema: quando una tragedia è diventata memoria

di Tindaro Guadagnini

A venticinque anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, il cinema continua a interrogarsi su quel giorno che ha cambiato la storia. Dai film dedicati alle vittime e ai soccorritori alle opere che raccontano le conseguenze geopolitiche, ecco come Hollywood e il cinema internazionale hanno trasformato la tragedia in memoria.

Era l’11 settembre 2001 quando quattro aerei di linea furono dirottati da terroristi di al-Qaeda. Due colpirono le Torri Gemelle del World Trade Center a New York, un terzo il Pentagono, mentre il volo United Airlines 93 precipitò in Pennsylvania dopo la rivolta dei passeggeri. Quasi tremila persone persero la vita.

Da allora il cinema ha cercato, con linguaggi e prospettive differenti, di raccontare quella giornata e ciò che ne è seguito. Un compito tutt’altro che semplice: rappresentare una tragedia ancora profondamente presente nella memoria collettiva significa confrontarsi con il dolore delle vittime, dei sopravvissuti e delle loro famiglie.

Il giorno dell’attacco

Tra le opere più importanti c’è “United 93”, diretto da Paul Greengrass nel 2006. Il film ricostruisce gli ultimi momenti del volo United Airlines 93 e la reazione dei passeggeri, che tentarono di riprendere il controllo dell’aereo. La pellicola evita in gran parte i tradizionali meccanismi del cinema spettacolare e sceglie invece un tono quasi documentaristico.

Nello stesso anno Oliver Stone porta sul grande schermo “World Trade Center”, concentrandosi sulla vicenda di due agenti della polizia di New York rimasti intrappolati sotto le macerie. Il film sposta l’attenzione dall’evento storico alla dimensione umana: paura, speranza, soccorso e solidarietà.

Un progetto molto diverso era arrivato già nel 2002 con “11 settembre 2001”, film collettivo composto da undici cortometraggi realizzati da registi provenienti da diverse parti del mondo. Non un’unica ricostruzione, ma undici sguardi sulla tragedia e sulle sue ripercussioni.

La ferita di New York

L’11 settembre non è però soltanto un evento da ricostruire. È anche una ferita rimasta nella vita quotidiana di milioni di persone.

È questo uno degli aspetti affrontati da “Reign Over Me – Non è mai troppo tardi”, con Adam Sandler e Don Cheadle, che racconta l’amicizia tra due uomini e il dolore di chi ha perso la propria famiglia negli attentati.

Ancora più particolare è “Molto forte, incredibilmente vicino”, tratto dal romanzo di Jonathan Safran Foer. Il protagonista è un bambino che, dopo la morte del padre nel World Trade Center, cerca una serratura alla quale possa corrispondere una misteriosa chiave trovata tra gli oggetti del genitore. Attraverso il suo viaggio, il film racconta il lutto e la difficoltà di dare un significato a una perdita impossibile da comprendere.

Anche “25th Hour – La 25ª ora” di Spike Lee, pur non essendo un film sull’attacco in senso stretto, è profondamente legato alla New York del dopo 11 settembre. La città ferita diventa parte integrante della storia e dell’identità dei suoi personaggi.

Dall’attacco alla guerra

Con il passare degli anni, il cinema ha progressivamente spostato lo sguardo dall’11 settembre alle conseguenze politiche e militari.

“Zero Dark Thirty”, diretto da Kathryn Bigelow, segue la lunga caccia a Osama bin Laden e all’organizzazione responsabile degli attentati. “12 Strong” racconta invece una delle prime missioni militari statunitensi in Afghanistan dopo l’attacco.

Altri film hanno scelto di concentrarsi sulle conseguenze meno visibili della cosiddetta guerra al terrorismo. “The Report” affronta il controverso programma di interrogatori della CIA, mentre “The Mauritanian” racconta la vicenda di un detenuto di Guantánamo e il complesso sistema giudiziario nato negli anni successivi agli attentati.

Il cinema come memoria

A questi titoli si aggiungono documentari, produzioni televisive e film che utilizzano l’11 settembre come sfondo per raccontare storie personali. In alcuni casi l’attacco occupa il centro della narrazione; in altri rimane sullo sfondo, come una presenza che condiziona le vite dei protagonisti.

È forse proprio questa la caratteristica più significativa del cinema sull’11 settembre: non esiste un solo modo di raccontare quella giornata.

C’è il punto di vista dei passeggeri degli aerei, quello dei vigili del fuoco e degli agenti intervenuti sul posto, quello dei familiari delle vittime, quello dei sopravvissuti. E poi c’è lo sguardo di chi ha vissuto gli anni successivi, segnati dalle guerre in Afghanistan e Iraq, dal terrorismo internazionale, dai cambiamenti nella sicurezza e dal dibattito sulle libertà individuali.

Venticinque anni dopo

A venticinque anni di distanza, l’11 settembre appartiene ormai anche alla storia del cinema. Ma continua a essere soprattutto una storia di persone.

Le immagini delle Torri Gemelle che crollano sono entrate nell’immaginario collettivo. Il cinema ha provato a guardare oltre quelle immagini: raccontare chi era dentro gli edifici, chi aspettava a casa, chi cercava i propri cari, chi prestava soccorso e chi, negli anni successivi, ha dovuto imparare a convivere con l’assenza.

Per questo i film sull’11 settembre non sono soltanto ricostruzioni cinematografiche di un evento storico. Sono, nel loro insieme, una forma di memoria.

E ricordare, a venticinque anni di distanza, significa anche continuare a interrogarsi su ciò che accadde quel giorno e sulle conseguenze che ancora oggi attraversano il mondo.