L’11 settembre nei fumetti: quando le tavole diventano memoria

di Tindaro Guadagnini

Vent’anni dopo gli attentati alle Torri Gemelle, il mondo del fumetto continua a interrogarsi su come raccontare una delle tragedie che hanno segnato il nostro tempo. Tra testimonianze, allegorie e racconti personali, le graphic novel hanno trasformato il dolore in memoria.

Ci sono eventi che sembrano troppo grandi per essere raccontati. L’11 settembre 2001 è uno di questi. Le immagini delle Torri Gemelle colpite dagli aerei, il fumo che avvolge Manhattan, la fuga dei cittadini e le persone rimaste intrappolate negli edifici sono entrate nell’immaginario collettivo ancora prima che le parole riuscissero a descriverle.

Anche il fumetto, un linguaggio spesso associato alla fantasia e all’intrattenimento, si è trovato davanti alla necessità di confrontarsi con quella realtà. E lo ha fatto scegliendo strade diverse: il reportage, la testimonianza, la riflessione politica, ma anche la metafora e il racconto intimo.

Uno dei lavori più significativi è “In the Shadow of No Towers” di Art Spiegelman. L’autore di Maus, premio Pulitzer, racconta attraverso tavole di grande impatto visivo la propria esperienza di newyorkese dopo gli attentati. Spiegelman non cerca una ricostruzione cronologica degli avvenimenti: utilizza invece il fumetto per rappresentare lo smarrimento, la paura e il senso di impotenza provocati dall’attacco.

Le sue tavole mostrano quanto il linguaggio del fumetto possa essere efficace anche quando deve confrontarsi con un trauma collettivo. La pagina diventa infatti uno spazio nel quale immagini, parole e silenzi possono convivere, restituendo emozioni difficili da esprimere attraverso una semplice cronaca.

Un altro esempio importante arriva dal mondo dei supereroi. Dopo l’11 settembre, anche personaggi come Spider-Man, Batman e Superman si sono confrontati con le conseguenze di un evento che aveva cambiato profondamente la percezione della sicurezza negli Stati Uniti. In alcune storie, i supereroi non sono più soltanto combattenti contro il male: diventano figure che osservano, soccorrono e cercano di dare un senso alla tragedia.

Particolarmente significativo è il rapporto tra l’11 settembre e Spider-Man, personaggio profondamente legato alla città di New York. Le storie ambientate nella metropoli hanno dovuto fare i conti con uno scenario urbano improvvisamente diverso da quello conosciuto dai lettori. Il fumetto si è così trasformato anche in uno strumento per riflettere sul lutto e sulla capacità di una comunità di reagire.

Ma il rapporto tra fumetti e 11 settembre non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Il tema è stato affrontato anche attraverso opere internazionali, reportage e graphic novel che hanno cercato di raccontare le conseguenze politiche e umane degli attentati. In particolare, alcuni autori hanno scelto di spostare lo sguardo oltre Ground Zero, interrogandosi sulle guerre che seguirono e sulle ripercussioni che l’11 settembre ebbe nel mondo.

È proprio questa pluralità di prospettive a rendere il fumetto interessante come strumento di memoria. Una vignetta può raccontare un’esperienza individuale, mentre una sequenza di tavole può seguire il cambiamento di una città o di una società. Il disegno, inoltre, permette all’autore di scegliere cosa mostrare e cosa lasciare fuori campo: una scelta particolarmente importante quando si racconta una tragedia.

A distanza di anni, il rischio è che l’11 settembre rimanga confinato alle immagini più conosciute, ripetute ogni anno nelle ricorrenze. I fumetti possono invece contribuire a restituire all’evento una dimensione più umana: quella delle persone, delle loro paure, delle loro domande e delle conseguenze che continuano nel tempo.

Ricordare attraverso una tavola significa quindi non soltanto riprodurre ciò che è accaduto, ma provare a comprenderlo. Ed è forse questa la forza più grande del fumetto: trasformare la memoria in un racconto capace di parlare anche a chi quell’11 settembre non lo ha vissuto direttamente.

A venticinque anni dagli attentati, le pagine dedicate all’11 settembre continuano così a ricordarci che la memoria non è fatta soltanto di fotografie e immagini televisive. Può vivere anche tra una vignetta e l’altra, nei silenzi di una tavola, nei volti disegnati dagli autori e nelle storie di chi ha cercato, attraverso il fumetto, un modo per raccontare ciò che sembrava impossibile da raccontare.

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