Guyver, l’addio che nessuno voleva leggere: Takaya Yoshiki potrebbe non tornare più a disegnare

di Tindaro Guadagnini

Dopo oltre quarant’anni di storia, il destino del manga cult resta sospeso. L’autore ha rivelato di essere stato colpito da un infarto cerebrale che gli ha lasciato una paralisi al lato destro del corpo e importanti difficoltà cognitive. «Non credo che riuscirò più a prendere in mano il pennino»

C’è una generazione di lettori italiani che, sentendo pronunciare la parola Guyver, torna immediatamente agli anni Novanta. Alle fumetterie, alle edicole, alle copertine di Star Comics e a quella fantascienza giapponese visionaria e muscolare che sembrava arrivare da un futuro lontanissimo.

Oggi, per quei lettori, arriva una notizia difficile da accettare.

Takaya Yoshiki, il mangaka che nel 1985 diede vita a Kyōshoku Sōkō Guyver, conosciuto in Italia semplicemente come Guyver, ha raccontato di essere stato colpito da un infarto cerebrale. Le conseguenze, spiega lo stesso autore, sono ancora pesanti: una paralisi sul lato destro del corpo, danni cerebrali e un peggioramento della concentrazione e della capacità di giudizio, oltre a problemi con la memoria a breve termine.

La rivelazione è arrivata attraverso un messaggio destinato ai fan e inserito nella nuova edizione Blu-ray di Guyver 2: Dark Hero, distribuita da Toy Robot. Non, dunque, una vera e propria intervista come inizialmente riportato da alcune fonti, ma una testimonianza diretta dell’autore.

E soprattutto c’è una frase che pesa come un macigno per chi ha seguito la saga per decenni: Takaya afferma di non credere che riuscirà più a prendere in mano il pennino.

Una storia iniziata nel 1985

Per capire la portata della notizia bisogna ricordare quanto sia lunga e travagliata la storia editoriale di Guyver.

Il manga debuttò in Giappone nel febbraio del 1985 sulle pagine di Shōnen Captain di Tokuma Shoten. Dopo la chiusura della rivista, nel 1997, la serie passò a Kadokawa, proseguendo la propria corsa attraverso diverse testate. In Italia arrivò grazie a Star Comics nel 1994, conquistando rapidamente un pubblico affezionato.

La premessa era tanto semplice quanto irresistibile: il giovane Sho Fukamachi entra accidentalmente in possesso di una delle misteriose Unità Guyver, una bio-armatura di origine aliena capace di trasformare il suo ospite in una macchina da combattimento straordinariamente potente. Da quel momento comincia lo scontro con la Cronos, organizzazione intenzionata a sfruttare la tecnologia aliena per trasformare l’umanità.

Ma Guyver non è mai stato soltanto un manga di combattimenti. Body horror, fantascienza biologica, evoluzione, manipolazione genetica e interrogativi sull’identità hanno contribuito a costruire un universo diventato, nel corso degli anni, un piccolo culto internazionale.

La serie ha generato OAV, una serie televisiva animata e due film live action, tra cui proprio Guyver 2: Dark Hero, uscito nel 1994.

Una lunga attesa

Per i lettori, però, Guyver è diventato negli anni anche sinonimo di attesa.

La pubblicazione del manga si è progressivamente fatta sempre più sporadica, fino all’interruzione nel 2016. Da allora i fan hanno continuato a sperare in una ripresa, mentre il silenzio sull’autore alimentava inevitabilmente interrogativi e speculazioni.

Adesso arriva una spiegazione che, purtroppo, sembra dare un senso a quella lunghissima pausa.

Takaya non specifica quando sia avvenuto l’infarto cerebrale. Nel suo messaggio descrive però conseguenze che rendono estremamente difficile, se non impossibile, il ritorno al lavoro di mangaka: la paralisi permanente del lato destro e le difficoltà cognitive che interessano concentrazione, giudizio e memoria a breve termine.

Il destino di Guyver

È importante non trasformare le parole dell’autore in qualcosa che non ha detto.

Takaya non ha annunciato formalmente che Guyver sarà dichiarato “incompiuto” e non ha scritto che la storia non avrà mai una conclusione. Ha però espresso un pensiero molto più personale e doloroso: non crede di poter tornare a disegnare manga.

Per una serie il cui ultimo capitolo risale ormai a dieci anni fa, le conseguenze sono facilmente intuibili.

A meno di improbabili sviluppi futuri, la storia di Sho Fukamachi, degli Zoalord, della Cronos e degli enigmatici Creatori potrebbe dunque rimanere senza quel finale che i lettori aspettano da decenni.

E forse è proprio questo l’aspetto più difficile da accettare.

Perché Guyver non è stato semplicemente un manga pubblicato a singhiozzo. Per moltissimi lettori è stato un appuntamento durato una vita. Alcuni lo hanno scoperto da ragazzi sulle pagine di Star Comics e hanno continuato a seguirlo crescendo, mentre i capitoli arrivavano sempre più lentamente.

Ora quella lunga attesa rischia di essersi trasformata definitivamente in un addio.

Prima di tutto, l’uomo dietro il manga

Al di là della delusione per una storia che potrebbe non trovare mai una conclusione, resta però un’altra considerazione, forse più importante.

Takaya Yoshiki ha regalato ai suoi lettori oltre quarant’anni di immaginazione. Ha creato personaggi, mostri e un universo che hanno superato i confini del Giappone e sono arrivati anche in Italia, accompagnando più generazioni.

Di fronte a una notizia del genere, prima ancora di chiedersi come finirà Guyver, viene naturale augurarsi che sia l’autore a stare bene e ad avere davanti a sé il maggior numero possibile di anni sereni.

Il destino della bio-armatura può dunque rimanere sospeso.

Quello che Takaya Yoshiki ha già lasciato ai suoi lettori, invece, non può essere cancellato.

E per chi, tanti anni fa, aprì per la prima volta un albo di Guyver pensando di trovarsi davanti “solo” a un altro manga di fantascienza, forse è arrivato il momento di dirgli semplicemente:

Grazie, maestro.

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