Emma Bonino è morta a 78 anni. La notizia della sua scomparsa segna la fine di un lungo percorso politico iniziato negli anni Settanta e attraversato da alcune delle più importanti battaglie civili della storia italiana. Dall’aborto ai diritti delle donne, dalla lotta contro la pena di morte alla fame nel mondo, fino all’impegno europeo e alla politica internazionale, Bonino ha fatto della libertà il filo conduttore della propria vita pubblica.

Per raccontarla non bastano gli incarichi ricoperti. Emma Bonino è stata parlamentare, commissaria europea, ministra e una delle figure più riconoscibili del radicalismo italiano, ma la sua storia politica nasce soprattutto fuori dalle istituzioni, nelle battaglie che per prime hanno portato il suo nome all’attenzione dell’opinione pubblica.

Negli anni Settanta l’aborto clandestino diventa una delle questioni centrali del suo impegno. Nel 1975 fonda il Centro di informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto e arriva ad autodenunciarsi per aver praticato aborti clandestini. Una scelta di disobbedienza civile che porta il tema dell’autodeterminazione delle donne nel cuore del dibattito politico italiano.
Nel 1976 viene eletta alla Camera dei deputati nelle liste del Partito Radicale. Due anni dopo arriva la legge 194, destinata a cambiare profondamente la vita di migliaia di donne italiane.
Quella sull’aborto, però, è soltanto una delle grandi battaglie che accompagneranno la sua storia. Bonino si impegna per i diritti civili, contro la pena di morte e contro la fame nel mondo, per la condizione delle donne e per la tutela dei diritti umani. Porta la sua attività anche sul piano internazionale, sostenendo campagne contro le mutilazioni genitali femminili e per i diritti delle donne afghane.
Il suo modo di fare politica passa spesso attraverso strumenti radicali, dalla disobbedienza civile agli scioperi della fame, dalle campagne referendarie alle iniziative internazionali. Prima degli incarichi arriva la battaglia. Prima del consenso, la scelta di esporsi.
Nel 1979 entra al Parlamento europeo. Nel 1995 diventa commissaria europea, incarico che mantiene fino al 1999 occupandosi anche di aiuti umanitari. L’impegno internazionale assume così un peso sempre maggiore nella sua attività, accompagnando il lavoro sui diritti umani e sulle grandi crisi internazionali.
Nel 2006 arriva al governo come ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee. Nel 2013 diventa ministra degli Esteri. Sono gli anni delle massime responsabilità istituzionali, ma anche quelli in cui resta riconoscibile lo stesso tratto che aveva caratterizzato la Bonino degli inizi, la capacità di portare dentro le istituzioni questioni che per molto tempo erano rimaste ai margini.
La sua carriera non è stata una successione di vittorie. Bonino ha conosciuto sconfitte elettorali, posizioni minoritarie e campagne che non hanno raggiunto il risultato sperato. Ha continuato comunque a sostenere le proprie convinzioni, anche quando farlo significava andare controcorrente.
La sua voce ha attraversato oltre mezzo secolo della storia italiana, dal radicalismo degli anni Settanta all’Europa, dai referendum alla politica estera. Un percorso nel quale gli incarichi istituzionali sono arrivati dopo una lunga stagione di militanza e di lotte civili, senza mai cancellare quella matrice originaria.

Emma Bonino ha fatto della politica uno strumento per mettere in discussione ciò che sembrava immutabile. Ha scelto spesso le questioni più difficili, quelle sulle quali il consenso non era garantito e il risultato non appariva immediato.
Ha trasformato battaglie che sembravano appartenere a una minoranza in questioni capaci di cambiare il Paese. Alcune sono diventate conquiste. Altre hanno aperto discussioni destinate a durare ancora a lungo.