Quando si è davvero ricchi? Il confine, sempre più sottile, tra benessere e ricchezza

di Tindaro Guadagnini

Guadagnare bene non significa necessariamente essere ricchi. A fare la differenza sono il patrimonio, il costo della vita e soprattutto la possibilità di non dipendere più dal proprio stipendio.

Quando si può dire che una persona è benestante? E quando, invece, può essere definita ricca?

Sono domande apparentemente semplici, ma alle quali non esiste una risposta valida per tutti. Il confine tra le due condizioni non è infatti stabilito soltanto da quanto si guadagna ogni mese. A pesare sono anche il patrimonio accumulato, gli immobili posseduti, i debiti, gli investimenti, il costo della vita e, soprattutto, la possibilità di mantenere il proprio tenore di vita anche senza lavorare.

In altre parole, reddito e ricchezza non sono la stessa cosa.

Il reddito racconta quanto si guadagna, il patrimonio quanto si possiede

Una persona può avere uno stipendio molto elevato e non essere realmente ricca. Pensiamo a un professionista che guadagna 10 mila euro al mese, ma sostiene un mutuo oneroso, ha figli, molte spese e dispone di pochi risparmi. Il suo reddito è alto, ma la sua sicurezza economica potrebbe dipendere quasi interamente dalla continuità del lavoro.

All’opposto, qualcuno potrebbe avere un reddito annuale più contenuto ma possedere diversi immobili, investimenti finanziari e un patrimonio accumulato nel corso degli anni.

È qui che emerge una distinzione fondamentale: il benessere è spesso legato al reddito; la ricchezza è soprattutto legata al patrimonio.

Quando possiamo parlare di benestanti?

Il termine “benestante” non ha una soglia matematica universalmente riconosciuta. Nel linguaggio comune indica una persona o una famiglia che dispone di risorse economiche superiori alla media e che può permettersi un certo livello di comfort senza vivere costantemente sotto pressione finanziaria.

Una famiglia benestante può, per esempio, avere una casa di proprietà, una buona capacità di risparmio, qualche investimento e la possibilità di affrontare una spesa imprevista senza dover ricorrere immediatamente al credito.

Può permettersi vacanze, automobile, attività sportive e culturali, ristoranti e altri consumi discrezionali.

Ma c’è un elemento che continua a fare la differenza: il lavoro resta generalmente indispensabile.

Se lo stipendio dovesse venire meno per un periodo prolungato, il tenore di vita potrebbe diventare difficile da sostenere.

Il salto verso la ricchezza

Il concetto di ricchezza entra in gioco quando il patrimonio raggiunge una dimensione tale da produrre a sua volta risorse.

Immaginiamo una persona che possieda diversi immobili senza debiti e abbia milioni di euro investiti in attività finanziarie. Anche senza percepire uno stipendio tradizionale, potrebbe contare su rendite, dividendi, interessi o canoni di locazione.

È questa, forse, la linea di demarcazione più intuitiva:

il benestante lavora per mantenere il proprio stile di vita; il ricco ha un patrimonio che può contribuire in modo significativo a mantenerlo.

Naturalmente non si tratta di una regola assoluta. Un patrimonio può essere grande sulla carta, ma poco liquido, così come un reddito elevato può essere accompagnato da spese altrettanto elevate.

La casa cambia completamente la prospettiva

In Italia c’è poi un fattore particolarmente importante: la proprietà immobiliare.

Possedere una casa di proprietà, soprattutto se completamente pagata, può modificare radicalmente la situazione economica di una famiglia. Una persona con un reddito medio ma senza affitto o mutuo può avere una disponibilità mensile superiore rispetto a qualcuno che guadagna molto di più ma deve destinare una parte consistente del reddito alla casa.

Lo stesso vale per chi possiede seconde case o immobili messi a reddito.

Per questo motivo stabilire che “chi guadagna più di una certa cifra è ricco” può essere fuorviante.

La vera ricchezza? La libertà finanziaria

Forse il modo più efficace per capire dove finisca il benessere e inizi la ricchezza è spostare l’attenzione dal conto in banca alla libertà finanziaria.

Quanto tempo potrebbe vivere una persona se domani smettesse di ricevere lo stipendio?

Qualche mese? Un paio d’anni? Oppure potrebbe continuare a sostenere il proprio stile di vita per decenni grazie al patrimonio accumulato?

La risposta dice molto più del semplice reddito annuale.

Una persona con un reddito elevato, ma completamente dipendente dal proprio lavoro, può essere certamente benestante. Una persona il cui patrimonio genera risorse sufficienti a coprire le proprie necessità fondamentali ha invece raggiunto una forma molto più ampia di autonomia economica.

Il paradosso della percezione

C’è infine un aspetto sociale. La percezione della ricchezza è estremamente relativa.

Chi guadagna 3.000 euro al mese può sentirsi benestante rispetto a chi ne guadagna 1.500, ma appartenere a una fascia economicamente normale in un ambiente nel quale i redditi sono molto più elevati.

Allo stesso modo, chi possiede un patrimonio di un milione di euro potrebbe sentirsi lontanissimo dall’immagine del “ricco” associata ai grandi patrimoni internazionali, pur disponendo di una sicurezza economica che per la maggior parte delle famiglie sarebbe straordinaria.

La ricchezza, quindi, non è soltanto una cifra: è anche una condizione relativa e, soprattutto, una misura della propria autonomia.

Il confine in una frase

Se proprio dovessimo tracciare una linea, potremmo farlo così:

essere benestanti significa avere abbastanza reddito per vivere bene; essere ricchi significa avere abbastanza patrimonio per non dover necessariamente lavorare per continuare a vivere bene.

Ed è probabilmente proprio lì, più che in una cifra precisa sul conto corrente, che passa il confine tra il semplice benessere e la vera ricchezza.

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