Archivio di Stato, Messina non molla: la memoria cerca ancora casa. Bonaccorso: “Non basta garantire il servizio, l’Archivio deve tornare alla città”

di Tindaro Guadagnini

Dopo il trasferimento del patrimonio fuori dalla sede storica, qualcosa si muove. Il Ministero ha avviato la ricerca di una nuova sede a Messina e sono stati effettuati interventi nella struttura di via Dogali. Ma la partita non è ancora chiusa. In prima linea resta Lelio Bonaccorso, portavoce del comitato “Salviamo l’Archivio di Stato di Messina”.

La vicenda dell’Archivio di Stato di Messina entra in una nuova fase. Dopo mesi di proteste, appelli e mobilitazioni, arrivano alcuni segnali concreti da parte del Ministero della Cultura, ma la soluzione definitiva è ancora da costruire.

Il punto di partenza è noto: il patrimonio dell’Archivio, uno dei più importanti depositi della memoria storica messinese, è stato trasferito fuori dalla città a seguito della crisi legata alla precedente sede. Una vicenda che ha provocato una forte reazione della società civile e che ha trasformato l’Archivio in uno dei simboli della battaglia per la tutela del patrimonio culturale cittadino.

Oggi, però, il quadro è in evoluzione.

Una nuova sede a Messina: il Ministero cerca una soluzione

Sul sito ufficiale dell’Archivio di Stato di Messina compare un dato particolarmente significativo: il 16 luglio 2026 è stato pubblicato un “Avviso indagine di mercato – Ricerca nuova sede”.

Parallelamente, il Ministero ha avviato interventi di adeguamento impiantistico presso la struttura di via Dogali, indicata come nuova sede dell’Archivio. La relativa procedura è stata formalizzata nel maggio 2026.

Non è dunque corretto parlare di una vicenda completamente congelata. Il Ministero sta lavorando sulla presenza dell’Archivio a Messina, mentre l’Istituto continua la propria attività.

Ma resta una domanda fondamentale: quando tutto il patrimonio tornerà effettivamente a essere stabilmente conservato e pienamente fruibile in città?

È proprio su questo punto che insiste la mobilitazione.

Bonaccorso, dalla protesta al confronto istituzionale

A mantenere alta l’attenzione pubblica è soprattutto Lelio Bonaccorso, fumettista e illustratore messinese e portavoce del comitato civico Salviamo l’Archivio di Stato di Messina.

Il suo impegno non si è limitato alle manifestazioni.

Bonaccorso ha promosso una raccolta firme, partecipato alle iniziative pubbliche e mantenuto un’interlocuzione con il Ministero della Cultura. Nel marzo scorso ha reso pubblica anche la propria risposta al direttore generale degli Archivi, Antonio Tarasco, nell’ambito del confronto con il Ministero.

La posizione espressa dal fumettista è netta: garantire che il servizio archivistico continui non equivale a risolvere la questione.

Il tema, secondo Bonaccorso, è restituire alla città il proprio patrimonio documentario e garantire che documenti, studiosi, ricercatori e cittadini possano avere nuovamente un rapporto diretto con l’Archivio.

Un impegno che ha assunto anche una dimensione più ampia: non soltanto difendere un edificio o una sede, ma rivendicare il valore dell’Archivio come parte integrante dell’identità di Messina.

Una mobilitazione partita dalla città

La protesta è cresciuta nei mesi scorsi attraverso manifestazioni pubbliche e iniziative civiche.

Il 3 gennaio 2026 centinaia di cittadini si sono riuniti in piazza Unione Europea per una nuova manifestazione promossa dal comitato.

Il comitato ha inoltre indicato alle istituzioni dodici immobili che potrebbero essere utilizzati per ospitare l’Archivio, tra cui l’ex ospedale Margherita, l’ex istituto Sant’Anna e altri edifici presenti sul territorio cittadino.

Un elemento importante perché dimostra come la protesta non si sia fermata alla denuncia: l’obiettivo è stato anche quello di proporre soluzioni.

Un patrimonio che racconta Messina

La posta in gioco è considerevole.

Secondo i dati ufficiali del Ministero della Cultura, l’Archivio di Stato di Messina conserva circa 7.200 metri lineari di documentazione, comprese 720 pergamene, oltre a circa 10.000 volumi della biblioteca. Si tratta di materiali che attraversano secoli di storia della città e della provincia.

Un patrimonio che, proprio per la sua natura, non può essere considerato semplicemente una quantità di documenti da custodire in un deposito.

Un archivio storico è infatti anche un luogo di ricerca, consultazione, studio e produzione culturale. La distanza fisica dai documenti può trasformarsi in una difficoltà concreta per ricercatori, professionisti, studenti e cittadini.

Il nuovo regolamento dell’Archivio fotografa del resto una situazione ancora particolare: il patrimonio documentario risulta conservato presso depositi esterni e il prelievo dei documenti avviene con cadenza settimanale. La consultazione è quindi organizzata secondo un sistema di prenotazioni e turni.

La partita non è ancora finita

Il dato forse più importante degli ultimi mesi è quindi questo: la soluzione messinese non è più soltanto una richiesta della società civile, ma è entrata concretamente nell’agenda amministrativa del Ministero.

La ricerca di una nuova sede e gli interventi su via Dogali rappresentano passi avanti. Tuttavia, la vicenda resta aperta finché non sarà definito un assetto stabile, adeguato alla consistenza del patrimonio e capace di garantire una piena fruizione pubblica.

E proprio qui si inserisce il ruolo di Bonaccorso.

La sua attività continua a essere quella di tenere accesa l’attenzione, fare da tramite con la società civile, incalzare le istituzioni e impedire che l’emergenza diventi normalità.

La battaglia, insomma, non è più soltanto per riportare “dei documenti” a Messina. È per riaffermare un principio: la memoria storica di una città deve poter essere custodita, studiata e vissuta dalla città stessa.

Per Messina, dopo mesi di trasferimenti e incertezze, la prossima sfida sarà trasformare gli atti amministrativi in una soluzione definitiva.

E in questa partita Lelio Bonaccorso sembra intenzionato a non fare un passo indietro.

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