Entasi, il piccolo “trucco” degli antichi architetti per far sembrare perfette le colonne

di Tindaro Guadagnini

Quella leggera curva che a prima vista sembra un errore è in realtà una raffinata scelta architettonica. L’entasi è uno dei segreti con cui gli antichi Greci cercarono di correggere le illusioni ottiche e dare armonia ai loro templi.

A prima vista sembrano perfettamente dritte. Eppure, osservando con attenzione alcune delle più celebri colonne dell’architettura greca, si può notare qualcosa di curioso: il fusto non è sempre una linea perfettamente rettilinea, ma presenta un leggero rigonfiamento nella parte centrale.

Non è un difetto. È l’entasi, dal greco éntasis, termine che significa appunto “tensione”, “rigonfiamento” o “distensione”.

Si tratta di una delle tante soluzioni attraverso le quali gli architetti dell’antichità cercarono di rendere gli edifici più armoniosi alla vista. Una scelta apparentemente minima, ma che racconta molto della straordinaria attenzione riservata dai Greci alle proporzioni e alla percezione visiva.

Una colonna che non vuole sembrare troppo sottile

Il principio è relativamente semplice.

Una colonna costruita come un cilindro perfettamente regolare può, in determinate condizioni, apparire visivamente più sottile al centro. L’occhio umano, infatti, non percepisce sempre le forme geometriche esattamente come sono.

Per compensare questa percezione, gli architetti introducevano una lieve curvatura del fusto: la colonna si allarga impercettibilmente verso la parte centrale per poi restringersi nuovamente avvicinandosi alla sommità.

L’obiettivo era ottenere un effetto visivo di maggiore solidità, equilibrio e armonia.

È importante sottolineare, però, che non esiste una spiegazione unica e assoluta dell’entasi. Il suo significato e la sua funzione sono stati discussi dagli studiosi e possono variare a seconda degli edifici e dei periodi storici.

Il caso più famoso: il Partenone

Uno degli esempi più celebri è il Partenone di Atene, il grande tempio dedicato ad Atena costruito sull’Acropoli nel V secolo a.C.

Le sue colonne doriche non sono semplicemente elementi verticali collocati uno accanto all’altro. L’intero edificio è caratterizzato da una serie di correzioni e accorgimenti ottici che contribuiscono alla sua straordinaria armonia.

Tra questi rientra l’entasi delle colonne.

Ma c’è di più.

Gli architetti del Partenone utilizzarono diverse forme di correzione ottica: alcune linee che sembrano perfettamente rette a occhio nudo presentano in realtà leggere curvature. Anche lo stilobate, la piattaforma sulla quale poggiano le colonne, non è perfettamente piano ma presenta una lieve convessità.

Il risultato è sorprendente: ciò che geometricamente non è perfettamente rettilineo può apparire all’occhio più equilibrato e perfetto.

Quando la matematica incontra l’occhio umano

È proprio questo uno degli aspetti più affascinanti dell’architettura greca.

Gli antichi architetti non si limitavano a costruire secondo regole geometriche astratte. Cercavano di capire come l’edificio sarebbe stato percepito dall’essere umano.

La perfezione matematica, insomma, non sempre coincide con la perfezione visiva.

Una linea perfettamente retta può sembrare curva; una superficie perfettamente piana può apparire deformata; una colonna perfettamente cilindrica può sembrare troppo esile al centro.

L’entasi nasce proprio all’interno di questa ricerca: modificare leggermente la geometria reale per ottenere una percezione più armoniosa.

Era davvero soltanto una correzione ottica?

Qui la questione si fa più interessante.

Per molto tempo l’entasi è stata spiegata soprattutto come una correzione delle illusioni ottiche. L’idea è intuitiva: se l’occhio vede una colonna troppo sottile al centro, l’architetto la rende leggermente più larga.

Ma gli studiosi hanno discusso anche altre possibili funzioni.

La forma della colonna potrebbe avere avuto anche un valore estetico e proporzionale, contribuendo alla percezione di forza e stabilità dell’ordine architettonico. Inoltre, l’entasi non è identica in tutti gli edifici: la sua intensità e il suo profilo cambiano nel tempo e da un monumento all’altro.

Per questo sarebbe riduttivo considerarla soltanto un semplice “trucco”.

È piuttosto il risultato di una complessa cultura della proporzione, della percezione e dell’armonia.

Non tutte le colonne hanno l’entasi allo stesso modo

Un altro elemento da ricordare è che l’entasi non rappresenta una regola universale dell’architettura antica.

È particolarmente associata alle colonne greche e romane, ma non tutte presentano lo stesso grado di curvatura.

In alcuni casi la deformazione è molto lieve e difficilmente riconoscibile senza strumenti di misurazione. In altri può risultare più evidente.

Anche per questo, davanti a una fotografia di un tempio antico, è quasi impossibile rendersi conto immediatamente della complessità delle sue geometrie.

Un dettaglio che cambia il modo di guardare l’arte antica

L’entasi insegna qualcosa di importante anche al visitatore moderno.

Quando osserviamo un tempio greco siamo portati a pensare che la sua bellezza derivi soprattutto dalla perfezione delle sue forme geometriche. In realtà, quella perfezione è spesso il risultato di piccole imperfezioni intenzionali.

Gli architetti antichi progettavano pensando all’edificio non soltanto come a un insieme di pietre, ma come a qualcosa che sarebbe stato visto, attraversato e percepito dalle persone.

La colonna, quindi, non doveva essere soltanto corretta secondo la geometria. Doveva apparire corretta all’occhio.

È una differenza sottile, ma fondamentale.

La lezione del Partenone

Ancora oggi, osservando le colonne dell’Acropoli di Atene, è possibile apprezzare quanto sofisticata fosse la concezione dello spazio nell’architettura greca.

L’entasi è soltanto uno dei tanti accorgimenti utilizzati dagli antichi costruttori. Ma è forse uno dei più affascinanti perché ci ricorda che, dietro la monumentalità dei templi, esisteva una profonda conoscenza della forma e della percezione.

Le colonne non sono perfettamente dritte perché gli antichi Greci non cercavano una perfezione astratta: cercavano una perfezione capace di essere vista dall’uomo.

E quella piccola curva, quasi invisibile a occhio nudo, è ancora oggi una delle testimonianze più eleganti della loro straordinaria sensibilità architettonica.

jacktoto

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