Oggi è la Giornata mondiale del gatto rosso: quando il colore diventa una questione di carattere

di Tindaro Guadagnini

Il 1° settembre si celebra uno dei felini più amati del web e dell’immaginario collettivo. Tra curiosità, leggende e irresistibili musi arancioni, una giornata dedicata ai mici dal pelo color fuoco.

C’è chi li chiama rossi, chi arancioni, chi semplicemente “ginger”. Qualunque sia il nome scelto, una cosa è certa: i gatti rossi hanno un esercito di ammiratori.

E oggi, 1° settembre, hanno un motivo in più per pretendere attenzioni, coccole e magari qualche bocconcino extra. Si celebra infatti la Giornata del Gatto Rosso, una ricorrenza dedicata ai felini dal caratteristico mantello aranciato.

Non è una festività ufficiale riconosciuta dagli Stati, ma una giornata nata e diffusa soprattutto attraverso le comunità di appassionati di gatti e i social network. L’obiettivo è celebrare questi animali e, soprattutto, richiamare l’attenzione sulla necessità di prendersi cura anche dei gatti senza casa.

Un colore, tante sfumature

Il “rosso” dei gatti non corrisponde a un’unica tonalità. Si va dall’arancione molto chiaro fino al ramato più intenso, passando per tutte le sfumature che hanno reso questi felini immediatamente riconoscibili.

E c’è una curiosità genetica particolarmente interessante: il gene responsabile della colorazione arancione è legato al cromosoma X. È anche per questo che i gatti completamente rossi sono più frequentemente maschi, mentre le femmine rosse sono statisticamente meno comuni.

Ma se c’è un luogo nel quale il gatto rosso ha conquistato una popolarità planetaria, quello è sicuramente Internet.

Foto, video e meme hanno trasformato il micio arancione in una vera star del web. La sua fama è alimentata anche da uno stereotipo ormai diffusissimo: quello del gatto rosso combina-guai, curioso, affamato e convinto di essere il padrone assoluto della casa.

Naturalmente, il colore del pelo non determina il carattere. Ma provate a dirlo a chi vive con un gatto rosso.

Dal randagio alla mascotte della città

La popolarità dei gatti rossi non riguarda soltanto il mondo virtuale.

Uno degli esempi più recenti arriva da Rovigo, dove il ricordo di Rossini, un gatto rosso diventato una vera mascotte cittadina, continua a vivere. Arrivato dalla Bosnia nel 2013 dopo essere stato salvato dalle macerie di una casa distrutta, Rossini aveva conquistato gli abitanti muovendosi liberamente per le strade del centro, entrando nei negozi e facendo visita a luoghi pubblici.

La sua storia racconta qualcosa che chiunque abbia avuto a che fare con un gatto conosce bene: non siamo sempre noi a scegliere loro. Spesso sono loro a scegliere noi.

E nei fumetti?

Il gatto rosso è diventato nel tempo anche una presenza ricorrente nell’immaginario popolare e nella cultura del fumetto.

Il caso più celebre è probabilmente Garfield, il gatto arancione creato da Jim Davis: pigro, sarcastico, amante delle lasagne e decisamente poco incline a rinunciare ai propri privilegi.

Garfield ha contribuito enormemente a costruire nell’immaginario collettivo l’idea del gatto rosso come animale dalla personalità debordante, capace di trasformare ogni piccola situazione quotidiana in una scena comica.

E forse è proprio questa la forza dei gatti rossi: non hanno bisogno di fare nulla di straordinario per diventare protagonisti.

Basta che si siedano.

E possibilmente nel posto più scomodo della casa.

Una giornata per ricordare anche quelli che non hanno una casa

Dietro la parte più giocosa della ricorrenza c’è però un messaggio importante.

La Giornata del Gatto Rosso può essere anche l’occasione per ricordare i tanti felini che vivono ancora per strada o nei rifugi e che hanno bisogno di cure, cibo e soprattutto di una famiglia.

Celebrare un gatto non significa soltanto pubblicare una fotografia sui social. Significa anche ricordare che ogni animale merita rispetto, cure e una vita dignitosa, indipendentemente dal colore del suo mantello.

Perché oggi sarà pure la festa dei gatti rossi.

Ma loro, probabilmente, continueranno a comportarsi come se ogni giorno fosse la loro giornata mondiale.

E forse, a pensarci bene, non hanno tutti i torti.