Oggi la Giornata internazionale istituita dalle Nazioni Unite. Il tema del 2026 invita a trasformare la memoria in uno strumento di cura, dignità e prevenzione
Ci sono date che il calendario non può limitarsi a registrare. Il 21 agosto è una di queste. Oggi si celebra la Giornata internazionale di commemorazione e tributo alle vittime del terrorismo, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2017 per ricordare le vittime e i sopravvissuti e riaffermare la necessità di tutelarne diritti e dignità.
Per il 2026 le Nazioni Unite hanno scelto un tema particolarmente significativo: “Healing through Memory”, ovvero “Guarire attraverso la memoria”. Un messaggio che sposta l’attenzione dalla sola commemorazione alla necessità di accompagnare nel tempo chi è sopravvissuto alla violenza terroristica e chi ha perso una persona cara.
Ricordare non significa soltanto guardare al passato
Il terrorismo lascia ferite che non si esauriscono con la fine di un attentato. Dietro ogni vittima ci sono famiglie, amici, comunità e persone che possono portare per anni le conseguenze fisiche, psicologiche e sociali della violenza.
Per questo, secondo le Nazioni Unite, la memoria può diventare uno strumento di riconoscimento e di guarigione. Conservare le storie delle vittime significa infatti impedire che le loro esistenze vengano ridotte a una cifra o a una notizia di cronaca. Significa restituire un volto, una storia e una dignità a chi è stato colpito.
Ma ricordare richiede anche responsabilità. Le Nazioni Unite sottolineano che le storie delle vittime non devono essere strumentalizzate per alimentare odio o nuove divisioni, neppure negli spazi digitali. La commemorazione deve essere rispettosa, centrata sulle vittime e attenta a non provocare nuove forme di trauma.
La voce dei sopravvissuti
La giornata internazionale non vuole essere soltanto un momento simbolico. Il programma delle Nazioni Unite per il 21 agosto 2026 prevede infatti la partecipazione diretta di vittime e sopravvissuti, chiamati a raccontare il ruolo che memoria e commemorazione possono avere nei percorsi di recupero.
È un cambio di prospettiva importante: non parlare soltanto delle vittime, ma ascoltare le vittime.
Nel corso della commemorazione è previsto anche un minuto globale di silenzio e il lancio di una nuova iniziativa della Victims of Terrorism Associations Network (VoTAN), dedicata proprio ai rischi che le vittime possono incontrare online e alla necessità di creare spazi digitali capaci di evitare nuove forme di esposizione e retraumatizzazione.
Dalla memoria alla prevenzione
Ricordare le vittime significa anche interrogarsi sul futuro.
La memoria può contribuire a rafforzare la coesione sociale e a contrastare quelle narrazioni di odio che possono alimentare nuove forme di violenza. È in questo passaggio che la commemorazione assume un significato che va oltre il semplice ricordo: onorare chi non c’è più significa anche impegnarsi perché altre persone non debbano vivere la stessa esperienza.
L’ONU ribadisce inoltre che gli Stati hanno la responsabilità primaria di garantire assistenza alle vittime e di tutelarne i diritti, attraverso forme di sostegno che non si limitino all’emergenza ma proseguano nel medio e lungo periodo.
Una memoria che unisce
In un mondo nel quale le immagini della violenza possono raggiungere milioni di persone in pochi secondi, il modo in cui scegliamo di ricordare assume un peso ancora maggiore.
La memoria può diventare spettacolarizzazione, oppure può diventare rispetto. Può alimentare divisioni, oppure costruire consapevolezza. Può lasciare le vittime confinate nel passato, oppure riconoscerle come protagoniste di una storia dalla quale la società ha ancora qualcosa da imparare.
Il messaggio scelto dall’ONU per il 2026 parte proprio da qui: guarire attraverso la memoria.
Perché ricordare non significa rimanere prigionieri del dolore. Significa dare un senso alla memoria, ascoltare chi è sopravvissuto, custodire le storie di chi non c’è più e trasformare il ricordo in un impegno concreto per un futuro libero dalla violenza e dalla paura.