Fantascienza, commedia, romanticismo e un protagonista destinato a diventare il “Mega Playboy”. Il manga di Masakazu Katsura arrivò in Italia nel pieno del boom dei fumetti giapponesi, conquistando una generazione di lettori e contribuendo a trasformare il manga da prodotto di nicchia a fenomeno popolare.
C’è stato un momento, negli anni Novanta, in cui per molti ragazzi italiani il Giappone smise di essere soltanto il Paese dei cartoni animati trasmessi in televisione e diventò anche quello dei manga da leggere.
Era una piccola rivoluzione culturale. I personaggi che fino a quel momento avevamo conosciuto soprattutto attraverso lo schermo cominciavano a vivere sulle pagine dei fumetti originali. Le edicole si riempivano di titoli giapponesi, le fumetterie diventavano luoghi di ritrovo e una nuova generazione scopriva che quelle storie potevano essere molto diverse da ciò che arrivava abitualmente sugli schermi italiani.
In questo scenario si inserisce DNA², opera di Masakazu Katsura, pubblicata originariamente in Giappone tra il 1993 e il 1994 sulla rivista Weekly Shōnen Jump e raccolta successivamente in cinque volumi. In Italia arrivò attraverso Star Comics, all’interno della collana Neverland, a partire dal 1995.
Junta, Karin e il Mega Playboy
La premessa di DNA² è tanto assurda quanto irresistibile.
Il protagonista è Junta Momonari, adolescente timido e apparentemente incapace di avere un rapporto normale con le ragazze. Il suo destino, però, è molto più grande di quanto possa immaginare: nel futuro, Junta è destinato a diventare il famigerato Mega Playboy, un uomo che avrà cento figlie con cento donne diverse. Una catena genetica destinata a provocare una crescita incontrollata della popolazione mondiale.
Dal futuro arriva così Karin Aoi, una DNA Operator incaricata di modificare il patrimonio genetico di Junta e impedire che si trasformi nell’uomo destinato a sconvolgere il futuro dell’umanità.
Da questa premessa Katsura costruisce una storia che mescola fantascienza, commedia scolastica, romanticismo, azione e sensualità, con quel tratto elegante e immediatamente riconoscibile che aveva già conquistato migliaia di lettori.
Ed è proprio questo uno degli elementi che rese DNA² particolare per il pubblico italiano: non era semplicemente un fumetto d’azione. Era una storia capace di passare con naturalezza dalla risata alla situazione sentimentale, dall’avventura alla fantascienza.
Il nome di Katsura era già una garanzia
Quando DNA² arrivò nelle edicole italiane, Masakazu Katsura non era affatto uno sconosciuto.
Pochi anni prima, infatti, Video Girl Ai aveva avuto un impatto enorme sui lettori italiani. La serie era arrivata nel nostro Paese nel 1993 proprio grazie a Star Comics, nella collana Neverland.
Katsura aveva quindi già costruito una relazione particolare con il pubblico italiano. Il suo disegno raffinato, l’attenzione per i sentimenti dei personaggi e la capacità di raccontare l’adolescenza attraverso storie fantastiche lo distinguevano dai manga d’azione che stavano conquistando le edicole.
Anni dopo, lo stesso Katsura avrebbe raccontato di essere rimasto sorpreso dall’enorme popolarità raggiunta dalle sue opere in Italia. Durante un incontro a Lucca, ricordò come negli anni Novanta le fanzine italiane parlassero continuamente di Video Girl Ai, al punto che gli venne chiesto se fosse consapevole di essere stato un vero e proprio capostipite del manga nel nostro Paese. La sua risposta fu, in sostanza, di non averne avuto piena consapevolezza.
Gli anni del boom
Per capire il successo di DNA² bisogna però allargare lo sguardo.
La metà degli anni Novanta rappresentò uno dei momenti decisivi per la diffusione del manga in Italia. Case editrici come Granata Press, Play Press e Star Comics iniziarono a proporre con maggiore continuità opere giapponesi, mentre titoli come Dragon Ball, Ken il guerriero, Lamù e numerose altre serie contribuivano a creare un mercato sempre più vasto.
Era una fase in cui il pubblico italiano stava imparando che il fumetto giapponese non era un genere unico.
C’erano manga per ragazzi, storie romantiche, fantascienza, commedie, horror e racconti più maturi. E soprattutto c’era un modo diverso di raccontare: tavole, ritmo e personaggi appartenevano a una tradizione che molti giovani lettori italiani stavano scoprendo proprio in quegli anni.
DNA² si trovò esattamente nel mezzo di questa trasformazione.
Un successo che va oltre le copie vendute
Dire che DNA² da solo abbia fatto esplodere il manga in Italia sarebbe probabilmente eccessivo. Il boom fu il risultato di molti titoli, editori e fenomeni differenti.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il ruolo che opere come quella di Katsura ebbero nel consolidare il pubblico.
DNA² dimostrava che un manga poteva essere divertente, romantico, spettacolare e sensuale contemporaneamente, senza rinunciare a una forte identità grafica. E soprattutto mostrava ai lettori che dietro il termine “manga” non esisteva un unico modello narrativo.
Per una generazione cresciuta con gli anime televisivi, acquistare DNA² significava anche compiere un passo ulteriore: entrare nel mondo originale dei fumetti giapponesi.
Dalle pagine allo schermo
Il fenomeno non rimase confinato alla carta.
Nel 1994 DNA² divenne un anime televisivo prodotto da Madhouse, composto da 12 episodi, seguito da tre OAV. La serie contribuì a mantenere viva l’attenzione internazionale sull’opera di Katsura e, molti anni dopo, arrivò ufficialmente anche sul mercato home video italiano.
Ancora una volta, quindi, si manifestava quella caratteristica che avrebbe accompagnato sempre più spesso il manga negli anni successivi: la capacità di vivere contemporaneamente attraverso fumetti, animazione, home video e merchandising.
Un modello destinato a diventare normalità negli anni Duemila, ma che negli anni Novanta appariva ancora come qualcosa di nuovo.
L’eredità di una generazione
Oggi DNA² può sembrare una piccola serie rispetto ai giganteschi fenomeni editoriali che sarebbero arrivati dopo. Ma per chi visse quella stagione rappresenta qualcosa di più.
Rappresenta le edicole degli anni Novanta, le fumetterie, le copertine colorate, le discussioni tra amici, le videocassette degli anime e la sensazione di scoprire un universo narrativo che fino a pochi anni prima sembrava lontanissimo.
E rappresenta soprattutto Masakazu Katsura, autore che in Italia riuscì a costruire un legame speciale con i lettori. Star Comics, ancora oggi, ricorda DNA², Video Girl Ai, I”s, Shadow Lady e Zetman tra le opere principali della sua carriera.
Forse è proprio questo il lascito più importante di DNA²: non essere stato semplicemente un manga di successo, ma aver fatto parte di quella straordinaria ondata di titoli che insegnò a migliaia di italiani che “manga” non significava soltanto leggere un fumetto giapponese, ma scoprire un modo completamente diverso di raccontare storie.
E per molti lettori che oggi hanno quarant’anni o più, basta vedere una copertina di DNA² per tornare, per un istante, a quelle edicole degli anni Novanta. Quando il futuro sembrava ancora lontano e il manga, in Italia, stava appena iniziando a conquistarlo.