A Lampedusa, Leone XIV apre la porta sul mondo

di Angelo Mattone

A Trump, pestare i piedi per imporre la costruzione dell’arco di trionfo dedicato a sé o costellare di monumenti equestri l’intera America, riproducenti la sua goffa figura, non lo salverà dall’oblio della storia. Anzi, dovrebbe temere il furore popolare contro qualsiasi delle sue effigie, considerate le efferatezze compiute a danno dell’umanità, non solamente degli americani. Tantomeno avere triplicato in un paio d’anni dal suo insediamento il patrimonio personale in miliardi di dollari non lo salverà dalla rovina, quella riservata ai governanti invisi e nocivi.

Per lasciare traccia di sé serve la luce interiore della quale, meschino, l’amerikano è privo. Con l’ultimo schiaffone appioppato dal Papa, Leone XIV, il primo Pontefice americano, secondo il presidente statunitense, la minuscola è d’obbligo, elevato al soglio pietrino in quanto spinto dalla sua precedente elezione, l’ultimo, il più povero degli uomini risulta un gigante rispetto al capelluto tycoon.

A considerare l’invito rivolto dall’amministrazione americana al Santo Padre per la celebrazione del duecentocinquantesimo dell’indipendenza da tenersi a Washington, non merita menzione di maiuscola nemmeno l’attuale governo statunitense, respinto da Sua Santità, in ragione della visita a Lampedusa, luogo simbolo del calvario dei migranti, lo sprovveduto Trump, due anni e cocci prima della scadenza del mandato, ha smesso di essere nell’immaginario popolare del pianeta il presidente degli Stati Uniti. Finora non era accaduto a nessuno dei suoi predecessori di diventare un’anatra zoppa in costanza dell’esercizio delle prerogative di capo dello Stato.

Al peggio non c’è mai fine per uomini e donne innamorati di soldi e potere, smaniosi di mostrare ai propri simili la propria … stupidità. Insomma, per Trump, sulla china della decadenza, non poteva capitare nulla di più rovinoso se non avere il Papa, suo connazionale, nel seggio di Pietro.

Con queste parole Leone XIV si è rivolto agli americani, ignorando ostentatamente l’improbabile presidente: Come figlio di questa grande nazione, fondata da uomini e donne coraggiosi che sognavano la libertà e una vita migliore per sé e per i propri figli, mi unisco a voi nel chiedere la benedizione di Dio sul futuro dell’America, affinché gli alti ideali scolpiti all’inizio della Dichiarazione d’Indipendenza continuino a guidare il progresso della nazione nell’unità, nella giustizia e nella pace.

Da sprofondare sottoterra, sia Trump, sia il suo governo, quanto gli ebrei-americani ancora impegnati a sostenerlo, insieme con i turbocapitalisti fautori e finanziatori dell’attuale destra estrema americana, fautrice di violenza. Chiunque, appena alfabetizzato, si sarebbe dimesso, giacché inadeguato al ruolo di presidente degli Stati Uniti. Ci sarebbe da ridere, se non fosse ridicolo il personaggio in sé, si parla sempre di Trump, il quale voleva, lui, somaro di lungo corso, impartire una lezione di politica a Leone XIV a riguardo della rovinosa guerra intrapresa con Israele contro l’Iran.

Ma, a causa della sua ignoranza non riuscì a motivare il giudizio, bollò il Papa, sostenendo non capisse nulla di politica internazionale. Invece, lui sì, godendo di eccelse competenze, aveva deciso di intraprendere lo scontro armato contro l’Iran, senza prefigurarne l’esito. Peggio, ignorando la capacità militare degli ayatollah. Non solo, attivando la distrazione di massa, era riuscito a fornire a tutti le prove del suo coinvolgimento nel caso Epstein.

Dimostrazione palese della sua preoccupazione di evitare, a qualunque costo, venissero rese pubbliche dei sei milioni di file sequestrati, quei due milioni e mezzo secretati, giacché contengono probabili prove invalidanti per il suo ruolo di presidente degli Stati Uniti. Tutti nodi venuti al pettine. Ma ne verranno tanti altri, compresi gli abusi operati con gli arresti in atto a New York di centinaia di americani naturalizzati, sempre a cura degli ex-assaltatori di Capitol Hill, arruolati, dopo la grazia da lui concessa, nell’Immigration and custom enforcement (Ice), verisimilmente condurranno l’attuale presidente a esiti esiziali, se ancora ancora i poteri centrali dello stato saranno in condizione di garantire l’autorevolezza in campo internazionale dell’America.

Ecco, il punto è questo, il Paese, in mano a Trump, conterà, nel prossimo contesto globale, quanto le isole Galàpagos. Con l’ultima sparata dell’America minacciata dai comunisti, nella sua sconclusionatezza, confida di coprire le proprie malefatte. Si accennava alla sfortuna di questo Trump, incapace di valutare quanto fosse letale per lui stesso l’attacco sferrato a Leone XIV, più e più volte senza costrutto, invocando Dio a protezione delle guerre da lui volute e provocate.

Al Papa è bastato, sempre nel suo messaggio agli americani, ricordare il primo diritto sancito dai padri fondatori fu il diritto alla vita, perché nessuno privato di essa, può godere della libertà o perseguire la felicità, suggerendo siano promulgate leggi che riconoscano e proteggano questo dono dal momento del concepimento fino alla morte naturale. Si fosse fermato qui, il Pontefice, senza aggiungere: la grandezza morale di una nazione si manifesta soprattutto nella sua capacità di sostenere, proteggere e custodire la vita di tutti, specialmente dei più vulnerabili, Trump avrebbe evitato l’umiliazione ulteriore del suo immeritato ruolo di presidente, dedito a finanziare il genocidio dei palestinesi con migliaia di miliardi stanziati in favore di Netanyahu.

Di fronte a tanta pochezza, alla miseria spirituale di Trump, a Leone XIV, invece, è toccato in sorte di guidare uomini e donne, in frangenti drammatici, verso traguardi di pace, di solidarietà, di fratellanza, violati e traditi da taluni manigoldi, sostantivo inadeguato per indicare criminali di guerra, incuneatisi in America, in Israele, in Russia.

Sulla rotta del suo predecessore, l’indimenticato Jorge Mario Bergoglio, il primo sacerdote dell’ordine di Sant’Agostino, approdato al soglio pontificio, Robert Francis Prevost, è andato ieri a Lampedusa, in coincidenza con i 250 anni della dichiarazione d’indipendenza dell’America per rendere omaggio al baluardo di quell’umanità che le ragioni gridate, le paure ataviche e i provvedimenti ingiusti tendono a incrinare.

Nel gesto di Leone XIV, non vi è nessuna sfida nei confronti di Trump, quanto il convinto messaggio veicolato ai tanti miliardi di cristiani nel mondo, unitamente agli uomini di buona volontà, di abbandonare la strada della violenza, dell’odio e della divisione tracciata dalla destra in campo internazionale, guidata da Trump.

E, questo monito, segnatamente teologico ma con valenza fortemente politica, il Papa ha voluto lanciarlo dal luogo simbolo per eccellenza, quell’estremo lembo di terra più a sud di Tunisi. Nel ricordo di Papa Francesco, quando l’8 luglio 2013, aveva solcato il mare dell’ultima isola delle Pelagie per depositare sulle onde le corone di fiori in ricordo delle tante vittime perite nelle acque del Mediterraneo, Lampedusa, da quel momento, è diventata il centro morale dell’umanità.

Ecco, dunque, come il Papa, il primo nella storia di nome Francesco, per l’uscita d’inizio del suo pontificato da Città del Vaticano avesse scelto l’isola di approdo dei migranti per compiere il gesto teologico per antonomasia, quello di fissare lo sguardo del mondo in quel confine dove la storia contemporanea mostra per intero il suo limite, l’ingiustizia di bimbi, madri, vecchi, in balia delle onde per fuggire un destino di stenti, l’insania di una vita, talmente travagliata da affrontare la traversata, giacché la morte è preferibile a sofferenze insopportabili.

Nel contesto della visita papale, durata oltre tre ore, dalle nove alle dodici e mezzo, Leone XIV ha consegnato ai politici, segnatamente agli europei, un monito chiaro, abbiano cura, amore e tatto nell’accoglienza, attivando l’integrazione come strumento di inclusione di tutti i migranti. Ai soliti populisti arrembanti ha ricordato di cestinare la remigrazione, concetto stupido, astruso e inservibile, smettendo di giocare sulla paura delle persone per raccogliere voti.

Di simile Papa, lo Spirito Santo per i cristiani, la Fortuna per i laici, in circostanze disastrose, ha dotato il pianeta a propria difesa.

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