CATANIA – I diritti umani non possono essere confinati alle aule dei tribunali. Vivono nelle relazioni tra i popoli, nella libertà religiosa, nelle politiche internazionali e persino nel modo in cui una società sceglie di guardare alle persone detenute. Da questa convinzione è nato il convegno “La tutela dei diritti umani tra geopolitica, religione e sistema penitenziario”, promosso dalla Commissione Diritti Umani del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania in collaborazione con l’Associazione Padayon – Insieme per il Silsilah.
L’incontro, ospitato nella Biblioteca dell’Ordine degli Avvocati di Catania, ha riunito giuristi, rappresentanti delle istituzioni e delle confessioni religiose per affrontare uno dei temi più complessi del nostro tempo: la tutela della dignità della persona in uno scenario segnato da guerre, migrazioni, crisi umanitarie e tensioni geopolitiche.

Ad aprire i lavori è stata l’avvocata Monica Foti Longo, coordinatrice della Commissione Diritti Umani del COA di Catania, che ha ribadito come il compito dell’avvocatura non si esaurisca nella difesa processuale dei diritti, ma comprenda anche la responsabilità di promuovere una cultura fondata sul rispetto della persona, sul dialogo e sulla legalità.
Il confronto ha attraversato prospettive diverse ma profondamente connesse. L’Imam della Grande Moschea di Catania e presidente della Comunità Islamica di Sicilia, Abdelhafid Kheit, ha proposto una riflessione sul rapporto tra umanesimo islamico, sistema penitenziario e superamento del pregiudizio, mentre l’avvocata Carmelinda Cannilla ha affrontato il tema della libertà religiosa come presupposto del diritto di asilo, analizzando gli strumenti di tutela previsti dagli ordinamenti nazionali ed europei.
Particolarmente significativa anche la relazione dell’avvocata Cesira Rinaldi, già direttrice di istituti penitenziari e oggi vicepresidente dell’Associazione Padayon, che ha posto l’attenzione sulle criticità del sistema carcerario italiano, ricordando come il rispetto della dignità della persona rappresenti il vero banco di prova di uno Stato democratico.
Grande attesa era riservata all’intervento del missionario del PIME Padre Sebastiano D’Ambra, fondatore del Movimento Silsilah nelle Filippine e figura internazionale del dialogo islamo-cristiano. Un improvviso problema di salute gli ha impedito di essere presente. A portare la sua testimonianza sono state Maria Pia Scuderi, presidente di Padayon, e Betty, componente dell’associazione, che hanno raccontato l’opera avviata da Padre D’Ambra oltre quarant’anni fa nelle Filippine.
Attraverso il Movimento Silsilah, il missionario italiano ha costruito un modello di dialogo che supera la teoria per diventare esperienza quotidiana: comunità cristiane e musulmane che condividono percorsi di vita, formazione, educazione, sostegno alle popolazioni indigene, ai rifugiati e ai detenuti, nella convinzione che la pace si costruisca anzitutto conoscendo l’altro.
Tra le esperienze richiamate durante il convegno anche il Giardino delle Fedi realizzato all’interno dell’Ospedale San Marco di Catania, luogo simbolico dove credenti di religioni diverse – e anche chi non professa alcuna fede – possono trovare uno spazio di raccoglimento, dialogo e speranza.
A chiudere il pomeriggio è stato l’intervento dell’avvocato Carmelo Tirenna, che ha riportato il dibattito al principio comune emerso da tutte le relazioni: la dignità umana precede il diritto positivo e costituisce il fondamento stesso di ogni ordinamento democratico.
Una conclusione che sintetizza anche il significato dell’intero incontro: di fronte alle sfide della contemporaneità, la tutela dei diritti umani non può essere affidata esclusivamente alle norme. Richiede cultura, ascolto e confronto. Richiede, soprattutto, la volontà di costruire ponti tra persone, istituzioni e religioni diverse.
Ed è proprio questo il messaggio che Padayon continua a portare avanti, raccogliendo in Sicilia l’eredità del Movimento Silsilah: trasformare il dialogo in un’esperienza concreta di pace.