Il rimborso che scaturisce dal modello 730/2026 può essere bloccato in presenza di cartelle esattoriali oltre i 1.500 euro: la riforma tutela solo i contribuenti che vantano crediti sotto i 500 euro, attivando la compensazione per somme superiori. Per sbloccare i pagamenti Irpef è fondamentale controllare la propria posizione debitoria online e valutare rateizzazioni o contestazioni legali.
La stagione dichiarativa è entrata nel vivo e già dal 14 maggio i contribuenti possono inviare il proprio 730 precompilato. Ma se non hai fatto una verifica preliminare della situazione debitoria presente all’Agenzia delle Entrate Riscossione potresti non ricevere alcun rimborso. Come mai? Si tratta di una situazione piuttosto comune e la causa, nella maggior parte dei casi, non è un errore del commercialista o un problema informatico, ma la presenza di cartelle esattoriali non saldate.
La verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate
Prima di effettuare qualsiasi rimborso fiscale sul conto del contribuente, l’Agenzia delle Entrate esegue una verifica preliminare controllando se il richiedente ha debiti iscritti a ruolo, ovvero cartelle di pagamento già notificate e rimaste inevase. Se dalla verifica emergono pendenze scadute da oltre 60 giorni per un importo complessivo superiore a 1.500 euro il rimborso non viene erogato direttamente al cittadino.
Questa cifra soglia non comprende solo il debito principale, ma anche sanzioni, interessi e spese accessorie. Inoltre, nel calcolo entrano i ruoli formati non soltanto dall’Agenzia delle Entrate, ma anche dalle altre agenzie fiscali e dagli enti previdenziali che abbiano sottoscritto un’apposita convenzione.
Cosa succede se il debito supera la soglia di euro 1.500,00?
Quando scatta il blocco, la somma a credito non va persa, ma viene trasferita all’Agenzia Entrate-Riscossione per coprire il debito fiscale. Questo meccanismo è denominato compensazione volontaria e trova la sua disciplina nell’art. 28-ter del D.P.R. 602/1973.
Una volta ricevuta la segnalazione dell’Agenzia delle Entrate, l’agente della riscossione notifica al contribuente una proposta formale di compensazione tra il credito fiscale vantato e il debito iscritto a ruolo. Nel frattempo, l’azione esecutiva viene sospesa: quindi niente pignoramenti, niente ulteriori atti di recupero coatto per 60 giorni. Entro questo termine il contribuente deve comunicare se accetta o meno la proposta. In caso di rifiuto, le somme del rimborso rimangono a disposizione dell’agente della riscossione fino al 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui sono state messe a disposizione. In altre parole, il credito resta congelato e può essere utilizzato per avviare l’azione esecutiva.
Le novità apportate dalla riforma del 2024
Fino al 2024 il meccanismo descritto si applicava indipendentemente dall’importo del rimborso. La riforma della riscossione, avvenuta con il d.lgs. 29 luglio 2024 n. 110, ha però introdotto una modifica significativa all’art. 28-ter del DPR 602/1973.
La novità di maggiore impatto per i contribuenti riguarda l’introduzione di una franchigia, per cui la compensazione scatta soltanto per i rimborsi di importo superiore a 500 euro. Chi vanta un credito Irpef pari o inferiore a questa cifra lo riceverà direttamente, anche in presenza di cartelle pendenti. Si tratta di una misura pensata per non penalizzare i contribuenti con crediti modesti, che spesso non hanno alcuna correlazione con la situazione debitoria.
Per rimborsi superiori a 500 euro il blocco scatta puntualmente ogniqualvolta risultino cartelle non pagate che superino, nel loro complesso, la soglia dei 1.500 euro.
Cosa fare in caso di rimborso bloccato?
In caso di rimborso bloccato, la prima cosa da fare è verificare la propria posizione debitoria accedendo, tramite SPID, CIE o CNS, sul sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. In questo modo è possibile capire se esistono cartelle attive e per quali importi.
Se le cartelle risultano impugnabili o contestabili nel merito, il contribuente può valutare il ricorso alle competenti commissioni tributarie. Diversamente, qualora il contribuente sia temporaneamente impossibilitato a pagarle, esistono strumenti come la rateizzazione del debito che permettono di regolarizzare la posizione e, di conseguenza, di sbloccare il rimborso.