Cari lettori,
quante volte vi sarete sentiti dire la frase “Un libro non si giudica dalla copertina”? Tante, lo so. E quante volte avrete annuito di fronte a questa affermazione, sapendo di mentire spudoratamente a voi stessi e al vostro interlocutore? Perché sì, un libro va assolutamente giudicato dalla sua copertina; anzi, un libro è la copertina che indossa. Sono legati indissolubilmente, perché è l’unica immagine che vi è concesso avere della storia che vi apprestate a leggere, prima che la vostra mente cominci autonomamente a dipingere le scene in cui vi imbatterete durante la lettura.
Quindi, questa volta, vi consiglierò un libro partendo dall’illustrazione che lo rappresenta, che ho realizzato per la Sonzogno nel 2025. Il libro in questione è “Io, Casanova” della talentuosissima Ida Amlesù, che prima di approdare alla scrittura si è dedicata per anni al canto lirico. E nei suoi romanzi, fin dalle prime pagine, respirerete quell’aria di tragedia che solo il teatro riesce a mettere in scena.
Sarà come accomodarvi su morbide poltrone di velluto rosso e attendere, a occhi chiusi, l’inizio dell’opera. Immaginate: gli archetti scivolano sulle corde dei violini e, pian piano, l’intera orchestra si appresta a seguirli in un crescendo che esplode con l’apertura del sipario. Fin dalla prima pagina troverete lui, Casanova, che insieme alla sua serva Anna cercherà di sbarazzarsi di un cadavere. Perché entrambi si trovino coinvolti in un apparente omicidio lo scopriremo solo parecchie pagine dopo, ma intanto vi basti sapere che siete di fronte ai due protagonisti di questa storia.
Il titolo è chiaro, ma anche ingannevole. Il nome Casanova ha sicuramente catturato la vostra totale attenzione, facendovi trascurare quel semplice “Io” posto all’inizio. Sarà proprio quell’io che andremo a scandagliare in tutte le sue piccole sfaccettature.
Man mano che leggerete, infatti, l’immagine di copertina vi apparirà sempre più chiara, fino a svelarvi tutti i suoi segreti. Casanova comincerà a perdere le sue sembianze umane, trasformandosi in un luogo: un immenso palazzo abitato da tutte le sue donne, infestato dagli spettri dei loro cuori infranti e da un’infinità di specchi in cui sarà costretto a guardare dentro se stesso. E tra corridoi e scale desolate, immerse in una decadente opulenza, si aggirerà lei, Anna, l’unica donna ad avere le chiavi di tutte le stanze, l’unica in grado di scandagliare gli angoli più bui e nascosti della sua anima.
Anna ancora non lo sa, ma aggirarsi dentro l’anima di qualcuno è assai rischioso: ci si potrebbe smarrire fino a diventare qualcun altro. Così anche noi, mentre leggiamo questa storia, ci ritroveremo a non capire più chi stia raccontando cosa e, alla fine, non crederemo più a nessuno. La costante sensazione di essere presi in giro dal narratore di turno ci accompagnerà fino alla fine, dubitando di ogni parola, gesto e pensiero, di tutti i personaggi coinvolti.
C’è qualcuno che ama? Qualcuno che sogna? Qualcuno che odia? C’è verità o solo menzogna? E soprattutto, chi è realmente Casanova? Chi ha amato davvero?
I nomi di molte donne affioreranno nella vostra mente, ma attenti a non dimenticarne uno. Come Casanova diventerà un luogo, anche un luogo assumerà pian piano le fattezze di una seducente donna dall’aria misteriosa. Il suo nome è Venezia.