Prima di Goldrake: quando Astroganga accese i motori degli anime robotici in Italia

di Tindaro Guadagnini

Quando si parla di anime robotici in Italia, il pensiero corre quasi automaticamente a Goldrake. L’arrivo del celebre robot pilotato da Actarus alla fine degli anni Settanta è spesso ricordato come il momento in cui l’animazione giapponese conquistò definitivamente la televisione italiana. Ma la storia, come spesso accade, è un po’ più complessa — e decisamente più affascinante.

Prima che Goldrake diventasse un fenomeno culturale e generazionale, un altro gigante era già apparso sugli schermi italiani: Astroganga.

Il pioniere dimenticato

Trasmesse nella seconda metà degli anni Settanta su alcune televisioni locali, le avventure di Astroganga rappresentano una sorta di prologo alla grande stagione dei robot giapponesi in Italia. La serie, prodotta in Giappone nei primi anni Settanta, raccontava la storia di un gigantesco essere proveniente dallo spazio che giunge sulla Terra per difendere l’umanità da minacce aliene.

A differenza dei robot pilotati che diventeranno iconici negli anni successivi, Astroganga non era propriamente una macchina. Più che un robot, era un gigante alieno senziente, dotato di volontà propria e di un legame quasi protettivo con il giovane protagonista umano. Questo elemento lo rendeva una figura a metà strada tra il super robot meccanico e il classico eroe extraterrestre.

Un anime tra fantascienza e sperimentazione

La serie si collocava in un periodo di forte sperimentazione dell’animazione giapponese. Negli anni Settanta il genere fantascientifico era in piena evoluzione e non aveva ancora fissato i codici narrativi che sarebbero stati resi celebri da autori come Go Nagai con Mazinga e, successivamente, con Goldrake.

Astroganga riflette proprio questa fase pionieristica:
combattimenti spettacolari contro mostri e invasori spaziali; una forte componente avventurosa; un’atmosfera che mescolava fantascienza classica e suggestioni quasi mitologiche.

Per molti versi, la serie rappresentava un ponte tra l’immaginario dei giganti eroici e quello dei robot pilotati che avrebbero dominato l’animazione degli anni successivi.

L’arrivo in Italia prima della “Goldrake mania”

Quando Goldrake debuttò in Italia nel 1978, scatenò un vero e proprio fenomeno mediatico e commerciale: sigle cantate dai bambini, giocattoli, album di figurine e infinite discussioni tra genitori e pedagogisti.

Ma nel frattempo, quasi in sordina, Astroganga aveva già fatto capolino sulle televisioni italiane, anticipando di fatto l’arrivo dell’ondata mecha. Non ebbe la stessa esposizione nazionale né la stessa potenza commerciale, ma il suo passaggio segnò uno dei primissimi contatti tra il pubblico italiano e l’animazione fantascientifica giapponese.

Una memoria da riscoprire

Oggi il nome di Astroganga è noto soprattutto agli appassionati più attenti o agli studiosi della storia televisiva italiana. Eppure il suo ruolo resta significativo: rappresenta una piccola ma fondamentale tessera nella nascita del rapporto tra l’Italia e gli anime.

Se Goldrake fu il grande motore che mise in movimento un’intera generazione di spettatori, Astroganga fu, per così dire, la scintilla iniziale.

Un ricordo forse sbiadito dal tempo, ma prezioso per chi ama ricostruire la vera “preistoria” degli anime nel nostro Paese. Perché prima che Actarus gridasse “Alabarda spaziale!”, qualcuno aveva già acceso i motori.

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