Le sentenze USA contro le big tech
Il caso della giovane californiana
A Los Angeles, la giuria designata a esprimersi circa la denuncia di Kaley G.M., ventenne californiana, affetta da depressione infantile, a causa della utilizzazione, fin dall’età di sei anni, di You Tube e di Instagram, ha deciso in favore della ricorrente un risarcimento di tre milioni di dollari. A Google e Meta, rispettivamente proprietari dei due social, pagare simile indennizzo equivale a comprare le caramelle per un bimbo di passaggio.
La maxi multa contro Meta
Ma se il diavolo costruisce le pentole, spesso dimentica i coperchi, a seguire proverbi passati di moda. Neanche il tempo di emettere il verdetto, appena qualche ora dopo, nella Città degli angeli, il tribunale di Santa Fè, nello stato del Nuovo Messico, sempre in America, ha condannato Meta, la multinazionale di riferimento di Facebook e di Instagram a pagare una multa di 375 milioni di dollari, apponendo una motivazione tale da gettare le basi per la chiusura dei social network, quantomeno nella versione attuale, se non per imporre la rigida regolamentazione del loro funzionamento.
Minori e social: una sicurezza solo apparente
Predatori online e contenuti illegali
Perché? In quanto la sentenza contiene in sé motivazione a dir poco esplosive, quale la deliberata volontà di Meta di ingannare gli utilizzatori sulla sicurezza delle sue piattaforme, incurante di garantire i minori dalle grinfie dei predatori sessuali. Di più, i contenuti pedopornografici sono ammessi, senza alcuna censura protettiva e preventiva predisposta dalla impresa erogatrice. Al riguardo, è sceso in campo direttamente il procuratore generale del Nuovo Messico, Raúl Torrez, esibendo prove inoppugnabili di agenti di polizia, fintisi minorenni, documentando i tentativi di adescamento operati da pedofili, nell’indifferenza totale della società proprietaria e gestrice dei portali incriminati.
Il fallimento del parental control
Ora, al netto delle resistenze adottate da Meta, minaccia ricorsi, fulmini e saette, la partita si giocherà sul piano eminentemente politico. Per essere espliciti, in considerazione dell’impopolarità e, a dir poco, l’impossibilità di disporre la chiusura dei social media, assurti a strumenti di lavoro, comunicazione, diporto, cazzeggio, l’emanazione di leggi prescrittive e costrittive, a cui costringere i gestori ad attenersi, sono più vicine, dopo queste sentenze, di quanto lo fossero lustri or sono? Arduo, prevederne gli esiti, in quanto la potenza miliardaria dei subentranti padroni del mondo condiziona pesantemente, per prima l’economia statunitense, a scalare il rimanente del globo.
Il potere degli algoritmi e dei dati personali
“Se non paghi, il prodotto sei tu”
All’intera platea dei fruitori, peggio dei governanti, da decenni, ormai, è sfuggito prima, adesso, al contrario, conviene acriticamente, meno, molto meno, agli utenti, chiudere gli occhi di fronte al ruolo, ai contenuti, soprattutto alle prestazioni di Facebook, Instagram, X, Telegram, You Tube, Tik tok, WhatsApp, Snapchat. Se non paghi per il prodotto, il prodotto sei tu, principio fondamentale dell’economia digitale, acquattato dietro ogni dispositivo elettronico, ha proliferato nell’ombra fino a poco tempo fa, a catturare qualsiasi dato utile a predefinire i comportamenti del consumatore.
Intelligenza artificiale e manipolazione
Come? Attraverso gli algoritmi e, adesso più che mai, adattando allo scopo l’intelligenza artificiale. Da pioniere ha funzionato Google, da poco raggiunto da Amazon e Microsoft. Ecco spiegato l’arcano di come nelle recenti elezioni presidenziali in America, lo staff di Trump è riuscito nell’intento di condizionare il risultato finale in favore del tycoon. Magari, in prossimità delle midterm election, elezioni di metà mandato, da tenersi nel prossimo novembre, ci si potrebbe occupare della questione.
Social media e influenza politica
Il ruolo nelle elezioni americane
Nel tornare in argomento, perlomeno alla deriva nella quale siamo caduti noi, adulti, nel globo, in diversi miliardi, ed evitarla ai bambini, servirebbe arginare l’emergenza impalpabile della erigenda costruzione della società tecnologica alternativa, in via di edificazione, rispetto alle residuali resistenze di quella odierna, poggiante sull’enorme flusso delle informazioni personali subdolamente sottratte ai consumatori. Pur nel rispetto delle altrui opinioni, almeno quanto esse ci siano e non si tratti di mode, assimilabili al Così fan tutte, di Wolfgang Amadeus Mozart, l’enorme minaccia è nascosta dietro la cortina della famiglia modello, appunto, in quella illusione, creata ad arte dagli algoritmi, di fermare l’invasione con il parental control, quando l’incessante, indiscriminato, seriale uso dei social network continua a imperversare, fino a dominare la quotidianità delle comunità, delle persone. Senza contare la serialità dei comportamenti.
Profilazione e condizionamento degli utenti
Adesso, non è questo il luogo per auspicare movimenti di massa, manifestazioni e mobilitazioni per esigere la più rigida regolamentazione in materia di piattaforme informatiche, ma una cosa è lampante, continuando a nascondere la testa sotto la sabbia, ci troveremo espropriati non solamente dalla capacità di scelta nel voto, come gli americani, bensì della libertà individuale e collettiva.
Verso una regolamentazione necessaria
Limiti di età e accesso a pagamento
Si provi, dunque a immaginare talune regole ineludibili da immettere nel campo di qualsivoglia social network, operante in ambito europeo, dal divieto di uso per i minori di 14 anni, all’obbligo di installazione, a cura del costruttore, del meccanismo di controllo genitoriale nei dispostivi tecnologici destinati ai minori. Vincolo del pagamento del rateo mensile per accedere al servizio, in pari con il divieto di utilizzazione dei dati personale del cliente per la società gerente.
Stop allo sfruttamento dei dati personali
In simile prospettiva l’accesso alle reti sociali avrebbe una maggiore selezione, evitando la corsa dei minori verso di essi. A maggior ragione eviterebbe a noi, cittadini, titolari dei diritti civili, di essere trascinati nella rovina di una società dominata dai tecnocapitalisti, stranamente diventati filantropi, verisimilmente per coprire le malefatte dei decenni trascorsi. E, nondimeno, peggiorativi nel prossimo futuro.
Il rischio della società del controllo
Sorveglianza digitale e spyware
A chiunque, l’articolo apparisse inficiato da pregiudizi ideologici o di ostacolo all’avanzare del progresso, valuti quanto la tecnologia sia becchina dello spirito, della coscienza, delle capacità dell’uomo di proteggersi e di conservare dignità e libertà. Qualora non bastasse, la lettura del saggio di Shoshana Zuboff, Il capitalismo di sorveglianza, editore Luiss, scritto nel 2019 dalla professoressa dell’università di Harvard, potrebbe agevolare la deterrenza; intanto, per arginare l’enorme flusso delle informazioni personali catturati dai pirati della tecnologia, ce ne accorgiamo solamente contando telefonate e mail di pubblicità ricevute nell’arco della giornata, a seguire, lo studio della Zuboff dovrebbe convincerci tutti a esigere la più rigida regolamentazione in materia di piattaforme informatiche.
Il futuro tra libertà e tecnocapitalismo
Sì, per la semplice ragione, di fermare il peggio ancora da venire, ovvero le tante società, ci si riferisce a Paragon, una startup israeliana, specializzata nella sorveglianza, la quale attraverso il suo prodotto Graphite, uno spyware è in grado di infettare gli smartphone, senza alcuna azione dell’utente. Oppure, Palantir technologies, è l’azienda americana di software, di proprietà di Peter Thiel, dedita all’analisi predittiva, cioè a configurare i comportamenti futuri delle persone. Ecco, ci siamo, così si spiega l’accenno precedente alle elezioni americane e le tendenze, in proiezione di anni, dei consumatori. Dunque si parla di noi. Siamo noi le cavie.