Dalla nascita in Giappone alla conquista delle case di tutto il mondo, la VHS non è stata solo un supporto tecnologico, ma una svolta culturale. Ha trasformato lo spettatore in protagonista, creato le videoteche, lanciato il cinema di genere e anticipato la libertà di scelta che oggi diamo per scontata. C’è stato un tempo in cui vedere un film significava andare al cinema o adattarsi ai palinsesti televisivi. Poi, alla metà degli anni Settanta, una scatoletta di plastica con un nastro magnetico al suo interno ha cambiato tutto. Si chiamava VHS (Video Home System) e avrebbe riscritto le regole della fruizione audiovisiva.
La nascita di un formato popolare
La VHS viene presentata nel 1976 dalla JVC, in un contesto dominato da una forte competizione tecnologica. Sony aveva lanciato poco prima il Betamax, tecnicamente superiore sotto molti aspetti, mentre Philips e altre aziende sperimentavano formati alternativi. La forza della VHS non risiedeva nella perfezione tecnica, ma nella visione industriale: cassette più capienti (fino a due ore e oltre), costi inferiori e, soprattutto, un sistema di licenze aperte che permise a numerosi produttori di adottare lo standard. In breve tempo, la VHS divenne il formato dominante.
Il tempo finalmente nelle mani dello spettatore
Il primo vero successo della VHS non fu legato al cinema, ma alla televisione. Per la prima volta era possibile registrare un programma e guardarlo in un altro momento. Il concetto di time shifting rivoluzionò il rapporto tra pubblico e palinsesto, non era più la TV a decidere, ma lo spettatore. Quella libertà, oggi data per scontata, fu una conquista epocale.
L’esplosione dell’home video
Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, la VHS smette di essere solo uno strumento di registrazione e diventa un vero mezzo di distribuzione cinematografica. Nascono le videoteche, nuovi luoghi sociali e culturali, dove il cinema esce dalla sala e entra nel quotidiano. Noleggiare un film significava sceglierlo, portarlo a casa, condividerlo. Il cinema diventava intimo, ripetibile, personale.
Il regno del cinema di genere
Se le sale privilegiavano i grandi titoli, la VHS divenne la patria del cinema di genere. Horror, fantascienza, action, exploitation, arti marziali: film spesso marginalizzati trovarono nuova vita sugli scaffali delle videoteche. In molti casi, le copertine delle VHS erano più memorabili dei film stessi: immagini forti, titoli sensazionalistici, grafiche studiate per colpire. Un linguaggio visivo che ha segnato un’epoca e formato l’immaginario di intere generazioni.
L’Italia e l’era delle videoteche
In Italia, la diffusione della VHS coincise con un momento di grande fermento culturale. Le videoteche diventarono luoghi di scoperta, spesso più aggiornati delle sale, capaci di offrire titoli introvabili e doppiaggi unici. Molti cinefili hanno costruito la propria educazione cinematografica proprio davanti a uno scaffale di cassette, guidati dall’istinto e dalla curiosità.
Dal consumo al culto
Con l’arrivo del DVD prima e dello streaming poi, la VHS entra in una fase di declino commerciale. Ma ciò che perde in funzione lo guadagna in valore simbolico. Oggi la videocassetta è oggetto di collezionismo: prime edizioni, nastri originali, versioni mai ristampate, doppiaggi storici. In particolare, horror e animazione sono diventati veri e propri feticci culturali.
Un’eredità che resiste
Tecnicamente imperfetta, fragile e ingombrante, la VHS ha però lasciato un segno indelebile. Ha insegnato a scegliere, a rivedere, a collezionare. Ha trasformato il pubblico da spettatore passivo a soggetto attivo. Prima dello streaming e dell’on demand, c’è stata una videocassetta che ha insegnato al mondo una nuova libertà: decidere cosa vedere, quando e come.